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Cultura > Intervista

Matteo Lo Presti, maestro liutaio nel cuore di Marino

a cura di Daniela Ropelato

- Fonte: Città Nuova

A 35 anni, protagonista di un’arte antica al cuore di un paese sui colli romani

Matteo Lo Presti al lavoro su un violino. Fonte della foto: Matteo Lo Presti.

Una formazione internazionale e una bottega nel centro storico di Marino Laziale: qui rivive l’antica arte della liuteria. Maestro, che cos’è la liuteria?

È un’arte antica. Potrei dire che si tratta di un insieme di tecniche di costruzione, riparazione e restauro di strumenti a corda… La selezione dei legni, la modellazione delle diverse parti, le tecniche di incollaggio, la verniciatura naturale, la calibrazione acustica finale: un’intersezione fra tradizione e innovazione. Ma potrei dire che si tratta anche di una metamorfosi: il legno diventa suono e prende vita quando ogni intarsio si colora della personalità dell’esecutore. La liuteria è nelle vene della nostra civiltà: tutti conosciamo Antonio Stradivari! La troviamo già nel XVI secolo a Cremona, Brescia e Venezia. Fino ad oggi la liuteria italiana rappresenta un parametro di riferimento a livello internazionale.

Il portone d’ingresso della liuteria. (Ph M. Lo Presti)

Dove ha studiato? E com’è arrivato ad aprire il suo laboratorio a Marino?

Ho conosciuto l’arte della liuteria a Fontem, in Camerun! Al termine del liceo avevo deciso di trascorrere due mesi presso la cittadella del Movimento dei Focolari che è nata là. Chi guidava la falegnameria, dove ho cominciato a dare una mano, era stato un direttore d’orchestra, tuttora appassionato della costruzione di piccoli strumenti musicali, così, dopo aver aggiustato sedie, mi ritrovavo a costruire con lui flauti e tamburelli. Tornato in Italia, ho deciso di andare avanti! Nei due anni successivi mi sono formato a Parma, ho studiato la costruzione del violino e del violoncello presso una Scuola Internazionale che è tra le più importanti realtà europee in questo campo e che ha diplomato liutai professionisti che lavorano in tutto il mondo. Mi ricordo che si andava nel Friuli insieme al maestro, a nord di Tarvisio, a scegliere i tronchi più adatti a diventare strumenti, per la loro estetica e per le qualità del legno.

Dunque, un percorso lineare.

Non del tutto. Dopo un anno ero di nuovo sull’aereo, questa volta verso le Filippine: volevo darmi un po’ di tempo e capire se la scelta che stavo facendo era quella giusta. Chiusa la scuola di liuteria, avevo iniziato a lavorare: avevo scelto i violini, anche perché, rispetto ai violoncelli, mi bastava lo spazio ridotto che avevo dai miei in soffitta. A Tagaytay nelle Filippine, mi sono trovato ad aprire una piccolissima attività di restauro di chitarre. L’umidità del posto faceva danni e anche le chitarre ne soffrivano. C’è da dire che in Italia ci avevano insegnato a tralasciare questi lavori, dato che le ore impiegate a riparare una chitarra difficilmente si ripagano. In quel contesto, invece, ho imparato ad ascoltare, ad esempio, una persona che chiede di restaurare uno strumento piuttosto che comprarne uno nuovo.

E cosa le ha confermato che quella era la sua professione?

Sono state proprio le relazioni e in particolare il rapporto che si instaura con il musicista. I liutai sconsigliano di fare tutte e due le cose, costruire lo strumento e suonarlo: si perde la ricchezza che ha questo mestiere. Ma quando il violino è pronto, dopo due o tre mesi di lavoro duro, di costi economici, di sacrificio − perché sei sempre da solo e devi trovare in te le risorse −, arriva il momento in cui cominci a dialogare con il musicista e scopri se quello che hai prodotto è perfetto oppure se qualcosa può essere migliorato. Gli chiedi se lo può suonare davanti a te ed è un momento straordinario.

Matteo Lo Presti mentre lavora il legno. (Ph M. Lo Presti)

Come in altre città, anche a Marino tante botteghe chiudono e non è raro che i giovani se ne vadano. Cosa c’è in questa città che l’ha fatta restare?

Non è stata una vera scelta, all’inizio. Ma quando ho trovato una bottega qui si è aperto un orizzonte. Marino è una città di 45 mila abitanti, custodisce radici profonde, è un territorio intessuto di storia ancora poco conosciuta. Devo dire che questa collocazione nel cuore del borgo storico piace molto anche ai musicisti che incontro per lavoro o per passione. La mia attività sta crescendo. Oggi acquisto online i vari legni; la parte strutturale dello strumento, quella estetica è di acero e la compro in Romania. La parte vibrante, invece, quella che incide di più sul suono è di abete e lo trovo in Italia. Una certa solitudine è naturale, ma ho un sacco di amici che mi assicurano sia sostegno professionale che vera condivisione e proprio qui a Marino ho conosciuto altri giovani impegnati come me nella liuteria. Con tutti cerco di mantenere rapporti trasparenti, di fiducia e solidarietà, e chi sa come procederanno le cose.

Il suo successo professionale più recente?

Cerchiamo i successi, ma anche gli insuccessi hanno molto da dire. Mi sono specializzato nella costruzione di violoncelli e attualmente vendo principalmente in Asia. Tre anni fa ricordo che avevo costruito un violoncello usando un legno che, per le sue caratteristiche, mi dava qualche preoccupazione, ma avevo deciso di valorizzarlo anche nella sua imperfezione: da liutaio, se vedo un pezzo di legno non posso che accettare la sfida. Alla fine ne è uscito un pezzo molto bello esteticamente ma, dal punto di vista della resa musicale, come sarebbe andata? L’ha acquistato una giovane coreana che studia in Australia: oggi quel violoncello mi sta dando più pubblicità di qualsiasi altro strumento che abbia mai costruito. Il suono si sta aprendo piano piano e lei è felicissima. È stata una vera sorpresa, il successo più bello che ho avuto.

Un violino realizzato da Matteo Lo Presti. (Ph M. Lo Presti)

Si potrebbe pensare che un liutaio abbia a cuore solo la sua arte… Ma cosa sogna un giovane liutaio?  

Ho solo pensieri positivi perché, nonostante le difficoltà, vedo che stiamo dando il massimo, senza scaricare le responsabilità su chi è venuto prima di noi. L’altro giorno, per fare un esempio, ci siamo ritrovati in trattoria, adulti e giovani, per ragionare delle prossime elezioni politiche che si terranno tra un anno a Marino. Tra noi c’è anche chi si è trasferito da Roma per cercare casa o chi è arrivato per motivi di lavoro e questo mescolarci ci fa bene. Ci vogliono tante energie per andare avanti ma è possibile. Lo vedo anche nella mia professione: una volta compreso come estrarre da un tronco crudo uno strumento raffinatissimo (e questo si impara), il resto è l’avventura quotidiana che si vive insieme.

E nel prossimo futuro?

Alcuni colleghi si chiedono cosa faremo quando un robot, molto presto, ci sostituirà. Ma non saprà fare il nostro lavoro meglio di noi! Penso che quest’arte si perderà solo quando smetteremo di appassionarci per la bellezza. C’è la pittura, l’architettura, l’oreficeria, la danza, anche la cucina… Se sparirà tutto questo, allora sì saluteremo anche la liuteria. Deve continuare a guidarci la bellezza dell’incontro e del dialogo. È vero, io mi chiudo in bottega e trasformo un pezzo di legno in uno strumento, però io non so suonarlo. Se fosse per me quello sarebbe solo un pezzo di legno intagliato, invece si trasforma in violino quando un’altra persona lo prende in mano, comincia a suonare e mi dice: sì, questo violino è pronto.

Matteo Lo Presti nel suo laboratorio. (ph M. Lo Presti)

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