In marcia per le donne afghane: «Sosteniamo la loro voce»

Sabato 28 agosto in molte città italiane e in altre nel mondo si è tenuta l'iniziativa per i diritti e la libertà  delle donne afghane, lanciata da The Economy of Francesco. Il drappo blu è stato il simbolo di questa marcia.

Sabato 28 agosto 2021 in 30 piazze d’Italia e in alcune città del mondo è stata accolta la proposta di Economy of Francesco: si è andata componendo una sinfonia di voci desiderose di mostrare la propria vicinanza alle donne e alle bambine afgane. Siamo stati a Marino, città laziale che alle dieci del mattino ha aperto simbolicamente la maratona, dove i rappresentanti di 14 associazioni del territorio hanno aderito al sit in di piazza San Barnaba, promosso dall’associazione locale “Una città non basta”. Presente anche Margaret Karram, presidente del Movimento dei Focolari che ha voluto esprimere la sua vicinanza, con la partecipazione all’iniziativa promossa nella sua città di residenza.

Margaret Karram, presidente dei Focolari, in piazza in difesa delle donne afghane

Bellissimo il manifesto creato da Issam Sabha, grafico e fotografo siriano, in Italia da due anni con l’operazione corridoi umanitari. Come ci ha spiegato vuole puntare lo sguardo su una giovane donna che per l’ultima volta può mostrare il suo volto prima di scomparire sotto il burqa, emblema di quel peso fisico e psicologico che sta ripiombando sula popolazione femminile in Afghanistan. Un incubo troppo drammatico da rivivere, che annulla indipendenza, libertà, identità: vita. In queste settimane c’è la corsa a comprare il burqa perché solo così le donne possono salvarsi la vita. I prezzi dell’indumento sono aumentati.

Ascoltiamo Patrizia Mazzola, una delle organizzatrici, palermitana, ormai marinese di adozione: «Di fronte al grido delle donne afgane che chiedono di sostenere la loro voce, di non farle sparire dal mondo, può sembrare piccolo e insignificante quello che, nella nostra condizione privilegiata, facciamo. Tuttavia dobbiamo credere che, se ci si muove insieme, si può e si deve essere protagonisti nella costruzione di un mondo migliore. Con coraggio nelle strade di Kabul le donne afgane esistono e chiedono: “Sostenete la nostra voce, non ci fate sparire. Mondo, riesci a sentirci? Non possiamo far finta che tutto questo non stia succedendo!”».

Parma, piazza Garibaldi

Ivana Chiodo, presidente dell’associazione “Marino aperta”, presente insieme ad altre realtà del terzo settore, sottolinea l’importanza di stare insieme per manifestare apertamente la propria solidarietà. Ci sono stati interventi spontanei, tra cui quello toccante di Simonetta Calcagno che, vent’anni fa, entrò in contatto diretto con gruppi di donne afgane, in una corrispondenza e uno scambio di vita che ha voluto condividere. Un momento di comunanza e conoscenza reciproca, base solida per poter andare oltre le parole e agire. Infatti, già la sera del 28, i partecipanti avevano organizzato una rete «per agire con la forza delle braccia», raccogliendo oggetti, disponibilità di tempo, proposte di attività. Urgeva la necessità di rispondere alla richiesta di ospitalità di degli afghani, arrivati in Italia dal ponte aereo di Kabul.

Il testimone passa a Parma. Qui oltre duecento persone hanno partecipato all’evento lanciato da Eof, realizzato insieme a Sguardi di fraternità, Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale (CIAC) Onlus; Casa della Pace; Associazione Il Borgo; Gruppo 19 marzo; Consulta della Pastorale sociale ambiente e lavoro Diocesi di Parma; Conferenza delle donne democratiche di Parma; Cisl Parma e Piacenza; CGIL Parma; UIL Parma; ASD Sanseverina; Associazione Futura; Europa Verde; Partito Democratico di Parma; Parma protagonista; Parma W4W; ASD CAPTCHA. L’elenco dei promotori è significativo perché non si è trattato come evidenzia Daria Jacopozzi, consigliera comunale e organizzatrice, di adesioni formali o di una manifestazione collettiva di indignazione «ma di un movimento dal quale partono impegno e solidarietà».

La piazza di Marino

La concretezza parmense vista in Piazza Garibaldi si è espressa nell’accoglienza già attiva per 28 persone afghane che hanno trovato asilo in città e ora, in regime di quarantena, sono assistite dal CIAC, presso cui è attivo un numero telefonico per raccogliere stanze o appartamenti da poter condividere e mettere a disposizione.

Raccontano i membri della “neonata” aps Sguardi di fraternità (espressione della comunità di Parma dei Focolari) che hanno accolto immediatamente la proposta di EoF e hanno coinvolto associazioni e gruppi locali di diversa connotazione (sociale, ecclesiale e politica): «Sabato mattina nella piazza, piena di tante persone appartenenti a gruppi, associazioni o semplici cittadini, dalla provincia e da province vicine, era presente anche un gruppo di rifugiati afghani, con la loro bandiera. È stata l’occasione di promuovere lo spirito dell’Economia di Francesco, disarmata, sostenibile, civile e con le donne al centro e per parlare di politica con la P maiuscola».

Significativa la solidarietà espressa da parte di un gruppo di rifugiati iraniani, che, in questo dramma, ha rivisto il proprio. Grande la commozione del gruppo di afghani presente: non credevano che sarebbe arrivata tanta solidarietà e ringraziavano per questo momento di vicinanza.

Infine ecco il contributo di una famiglia parmense ancora in vacanza a Cavo, nell’Isola d’Elba. «Avremmo voluto essere presenti a Parma. A Margherita, la più piccola, è però venuta l’idea di regalare i suoi libri ai bambini in spiaggia, per raccontare loro delle bambine di Kabul che mai più avrebbero potuto leggere. Abbiamo allestito una bancarella con il coinvolgimento di tanti amici. Alla fine tutti i libri erano stati distribuiti e sono stati raccolti 93 euro e 6 centesimi che porteremo al centro di accoglienza profughi della nostra città. L’esperienza più bella è stata capire che non si è mai troppo piccoli o pochi per poter fare qualcosa e che il cuore può essere grande abbastanza da contenere tutto il mondo».

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