«Lo faccio dopo!»

Botta e risposta tra una mamma e il figlio adolescente su ordine e pulizia, su come tenere la casa, riordinare la cameretta, lavare la montagna di magliette e pantaloni.
Foto di Edgar Bon

Giulio, il figlio

A vent’anni ancora non riesco a capire l’ossessione di mia madre per l’ordine e la pulizia. Vivere in un ambiente gradevole fa piacere, certo; ma tutto ha un limite!

Quando ero molto piccolo non potevo invitare gli amici a casa a giocare se lei non era certa che la casa rispondesse ai suoi standard e, adesso che sono più grande, guai a improvvisare un pranzo o una cena, neppure con gli amici più cari che ormai potrebbero muoversi a casa nostra con la luce spenta!

I pomeriggi passati a giocare con gli amichetti prima, e i pranzi e le cene seduti sul pavimento o stravaccati sul divano magari suonando la chitarra poi, sono tra i ricordi più belli che conservo. Francamente non ho mai fatto caso se la casa che ci ospitava fosse sporca né se fosse disordinata, perché quello che ci importava era solo stare insieme.

Tra l’altro in quelle case da copertina, asettiche, dove niente è fuori posto e tutto ha un senso, forse io e miei amici ci saremmo sentiti un po’ a disagio. Spontaneità e creatività sarebbero venute meno.

Vorrei quindi fare un appello a tutte le mamme come la mia: meglio una casa piena di gente e rumorosa che una casa bella, pulita e silenziosa!

Sara, la mamma

Questi sono gli argomenti per cui a casa mia si discute quotidianamente: l’ordine e la pulizia.

Io sono, come la maggior parte del resto, una mamma che lavora e che si occupa della gestione della casa senza nessun aiuto esterno. E purtroppo anche con pochissimo aiuto da parte dei componenti della mia famiglia. Per me è un grande impegno, che spesso mi porta a rinunciare al tempo per me o per la famiglia. Ogni volta che chiedo di sparecchiare, di portare fuori il cane, di riordinare la camera o semplicemente di portare nel cesto dei panni da lavare la montagna di magliette e pantaloni buttati ormai da settimane sulla poltroncina della cameretta, la risposta sono solo sbuffi scocciati, alzate di occhi o meglio ancora: «Lo faccio dopo»… quel dopo che, però, non arriva mai!

Se ognuno facesse la propria parte, se ognuno curasse il proprio spazio e avesse rispetto e attenzione per gli spazi comuni, nessun altro dovrebbe sacrificarsi fino ad arrivare al punto di dover rinunciare a qualcosa, e sicuramente ci sarebbe più tempo per tutti di ritrovarsi, in famiglia e con gli amici.

 

 

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