L’invisibile è Matteo Messina Denaro, sulla cui cattura si concentrano i carabinieri del Ros, con sacrificio e perseveranza. L’invisibile è una fiction diretta da Michele Soavi, in onda il 3 e 4 febbraio in due prime serate su Rai1.
Se il boss mafioso, che nel primo episodio vediamo appena, in modo quasi impercettibile, è interpretato da Ninni Bruschetta, il colonnello dei Ros che guida il team operativo, è Lino Guanciale. Doverosamente, meticolosamente, preziosamente ossessionato dal gettare luce e porre fine a questo abisso oscuro di male profondo.

Set “L’Invisibile”
Foto: Victor Sokolowicz
Lui, l’ufficiale, lo vediamo eccome. Come vediamo le sue dolorose rinunce di padre e di marito, con un figlio che non può nemmeno andare ai compleanni dei compagni di classe. Per questo, il titolo della serie prodotta da Cam Film in collaborazione con Rai Fiction, ci parla anche di ciò che non vediamo nel duro quotidiano di chi concentra la sua vita alla cattura di boss latitanti, e più in generale alla lotta contro la criminalità organizzata, che è piaga dilagante nel nostro Paese e non solo.
Questo, simboleggia, in qualche modo, il personaggio di Lucio Gambera, interpretato appunto da Lino Guanciale, accanto al quale si muovono Paolo Briguglia, nei panni di un giudice attento e strettamente collaborativo − amico dello stesso colonnello − e, tra gli altri, Leo Gassman, in quelli di un giovane carabiniere esperto in tecnologie informatiche. Co-protagonista di un team appassionato, preparato, specializzato, indomito, ma fiaccato − anche qui simbolicamente, forse − dal poco tempo a disposizione (risorse limitate?) e dalla presenza di elementi che remano nella direzione opposta a quella del bene collettivo e della giustizia.
Lasciamo − al termine della prima puntata vista in proiezione stampa − il colonnello in un momento di rabbia e scoramento, al termine di ripetute, mancate − per un soffio non casuale − catture del boss. Con la sensazione forte − ed è merito di una fiction che certamente non rinuncia all’azione, e sa tenere il ritmo e la suspence decisamente a buon livello − di voler andare avanti nella visione. Del resto, Michele Soavi è regista esperto nel racconto di genere e L’invisibile, che arriva tre anni dopo la reale cattura di Matteo Messina Denaro, si mantiene in equilibrio fra thriller poliziesco e ritratti psicologici dei protagonisti positivi, in un sano rapporto tra intrattenimento e impegno civile, che omaggia appunto il lavoro dei carabinieri (e più in generale delle forze dell’ordine) senza entrare, almeno per quanto visto, in dinamiche più profonde e complesse.
La seconda serata de L’invisibile, fiction scritta da Pietro Valsecchi (anche produttore) con Salvatore De Mola e Luca Vendruscolo, aggiungerà elementi per un commento più ampio e definitivo.