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L’incidente ferroviario spagnolo e l’ormone della solidarietà

di Javier Rubio

- Fonte: Città Nuova

Nel gravissimo incidente ferroviario del 18 gennaio in Andalusia, tra i primi ad aiutare i feriti ci sono stati due ragazzi e la mamma di uno di loro, supportati dal paesino di Adamuz

Il treno ad alta velocità Alvia dopo la collisione con un convoglio Iryo ad Adamuz (Spagna), 21 gennaio 2026, nell’incidente che il 18 gennaio ha causato almeno 45 vittime. Credit: Ansa, EPA/ J.J. Guillen

Adamuz è un paese andaluso, in provincia di Córdoba, Spagna, con poco più di 4 mila abitanti. Il suo nome risuona forse all’orecchio di qualcuno perché lì si produce l’olio con denominazione di origine protetta Montoro-Adamuz. Dal 18 gennaio, però, tutti in Spagna, e tanti fuori dal Paese, abbiamo scoperto che questo piccolo paese si trova molto vicino, a due soli chilometri, dalla linea ferroviaria ad alta velocità che collega Madrid con Siviglia. La collisione tra due treni che ha provocato 45 morti e più di 120 feriti ha fatto notare Adamuz sulla mappa.

Sulle cause dell’incidente e le indagini per capire perché sia accaduto ci sono tuttora in Spagna indagini in corso, anche sulle implicazioni politiche (qualche “testa” dovrà cadere, com’è accaduto a Valencia, dopo un anno dalle tragiche inondazioni, con le dimissioni del presidente del Governo autonomo valenzano). Meno, molto meno, si parla dei gesti eroici e della solidarietà di una piccola popolazione che si è tutta mobilitata per aiutare i feriti. Viene da chiedersi perché 45 vittime producono più notizie di 4 mila persone generose.

Il giorno dell’incidente, un gesto eroico l’hanno compiuto due adolescenti, José e Julio, e la mamma di Julio, Elisabet. Dopo aver pescato nel fiume, tornavano a casa in macchina, guidata dalla mamma. Hanno visto le luci di una pattuglia della polizia che correva a sirene spiegate, l’hanno seguita e poco dopo si sono trovati di fronte alla tragedia. Non hanno esitato: bisognava aiutare quelle persone a uscire dai vagoni deragliati. «Il mio corpo si è trasformato e riuscivo solo a pensare di aiutare», ha detto Julio. «Siamo stati tra i primi ad arrivare. Sentivamo le persone piangere e implorare aiuto, incapaci di uscire. Abbiamo cercato di fare tutto il possibile per tirarle fuori».

Poi, in paese, la gente si è mobilitata per assistere i feriti con tutte le forze disponibili, finché sono arrivati i soccorsi di emergenza.

Pensare solo di aiutare. Dicono gli esperti che in questi casi, quando ti trovi davanti ad una tragedia, il cervello rilascia alcuni ormoni che, appunto, ti fanno sentire diverso, come diceva Julio. L’ossitocina, ad esempio, ci rende solidali e generosi. Quando ci troviamo sottoposti a stress estremo, il cervello rilascia grandi quantità di ossitocina, detta anche “l’ormone dell’amore”. Dice la psicologa Carla Rabasot: «L’ossitocina è stata collegata ai comportamenti prosociali, definiti come atti che un gruppo sociale considera benefici per altre persone, che sono stati correlati a comportamenti sociali quali simpatia, empatia e cooperazione».

José, Julio e sua madre Elisabet hanno poi ricevuto i ringraziamenti personali di re Felipe e della regina Letizia per essere stati i primi ad arrivare in una situazione così difficile e per aver aiutato in ogni modo possibile.

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