Licenziamenti e solitudine dei lavoratori

I lavoratori della Gkn di Campi Bisenzio, licenziati in tronco dalla multinazionale inglese, hanno chiesto solidarietà agli azzurri. Senza un confronto aperto sulle politiche industriali si rischia di non toccare palla
Lavoratori e finanza (AP Photo/Matt Dunham)

Laviratori, industria e finanza. «Una scelta criminale». Così viene descritta da Michele De Palma, segreteria nazionale Fiom Cgil, la decisione della multinazionale inglese Gkn di chiudere lo stabilimento produttivo collocato a Campi Bisenzio, un comune che fa parte della città metropolitana di Firenze. La comunicazione via mail ai 422 dipendenti è arrivata senza preavviso come parte di una strategia definita da tempo. Di solito si spara il primo colpo con effetto sorpresa, in attesa della convocazione a qualche tavolo ministeriale con le parti sociali dove si partirà comunque dal punto fermo della chiusura decisa, come da comunicazione ufficiale, in ragione della crisi del settore dell’auto che fa prevedere un notevole calo di fatturato al 2025.

(AP Photo/Sang Tan, File)

La Gkn automotive, che si presenta come leader mondiale nei sistema di guida, è presente in 20 nazioni con 51 stabilimenti produttivi e 6 centri di ricerca tecnologica che danno lavoro a oltre 22 mila dipendenti. Lo stabilimento fiorentino è stato fino al 1994 di proprietà della Fiat, si trovava nel quartiere fiorentino di Novoli ma la nuova proprietà ha deciso, nel 1996, di spostarlo nella cintura metropolitana sotto la pressione degli interessi immobiliari esistenti sull’ex area industriale della città.

Fino al 2018, la Gkn, con sede a Birmingham, in Inghilterra, è stata ancora legata ad un criterio gestionale di grande azienda metalmeccanica specializzata in un segmento dell’auto (semiassi e giunti ) che ha continuato a fornire in gran parte alla Fiat, poi Fca e ora Stellantis. Ma 3 anni fa è subentrata nella proprietà un’altra società londinese, la Melrose industries, nata nel 2003 senza smettere l’ancoraggio al settore industriale ma con una prospettiva da fondo speculativo sintetizzato dal suo motto: “compra, migliora, vendi”. Quel “migliora” vuol dire anche snellire e abbassare i costi per soddisfare gli interessi degli azionisti.

Assemblea sede Gkn

In questa prospettiva non rappresenta un ostacolo l’investimento in nuovi macchinari e tecnologie nella azienda, eventualmente delocalizzabili, e neanche sono importanti i risultati positivi attuali di una produzione che non sembra ancora toccata dalla crisi. Diventa prevalente, invece, la prospettiva di rientro per gli azionisti nel breve termine come sembra quello paventato nel 2025, senza alcuna considerazione del traumatico impatto sul territorio e sulla vita delle persone e delle famiglie coinvolte. Gli attuali margini di guadagno permettono alla dirigenza di trattare somme preventivate per chiudere la vicenda senza effetti collaterali.

Come dice il sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi, siamo davanti ad «un atto di una violenza simile che deve preoccuparci tutti». Eppure si stratta di una scena vista ormai tante altre volte da non lasciare sorpresi, come nel caso della Bekaert (ex Pirelli) di Figline Valdarno per restare a Firenze.

La solitudine dei lavoratori, come descritta in tanti studi e testimonianze, nasce, dal fatto di doversi confrontare senza adeguate difese con un potere finanziario extraterritoriale e, di fatto, intoccabile.

Siamo anni luce dal 1953 quando il sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, fece ritirare il passaporto al proprietario della Pignone dopo che questi aveva deciso di licenziare 2 mila dipendenti. La Pira non era affatto il santino inoffensivo che si vuol far credere oggi e decise, inimicandosi i media del tempo, di andare ad occupare la fabbrica assieme agli operai per far cambiare una decisione che sembrava irremovibile con l’intervento di una grande industria di stato come l’Eni che non ha certo trasformato la fabbrica in un carrozzone inutile.

Anche i lavoratori della Gkn si son recati di corsa nella sede della fabbrica con un presidio fisico delle mura senza poter intercettare il flusso di denaro che decide del loro futuro e soprattutto senza poter incidere sulle scelte strategiche che li ha posti davanti al baratro.

LaPresse

La paventata mancanza di commesse da qui a pochi anni si giustifica con i piani di produzione della ex Fiat ormai passata sotto il controllo dei francesi di Psa, azionista di maggioranza di Stellantis. Una reazione a catena che si accompagna alla competizione senza freni per abbassare i costi di produzione che vede in vantaggio le fabbriche dei Paesi ex satelliti dell’Urss.

Non poteva non nascere, a partire da questa vertenza, la polemica contro i sindacati confederali accusati di aver firmato con il governo, il 29 giugno, un accordo sullo sblocco dei licenziamenti nei settori della manifattura, esclusi tessile e simili, che non pone obblighi alle imprese ma si limita «a raccomandare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali che la legislazione vigente ed il decreto legge in approvazione prevedono in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro».

Probabilmente la chiusura dello stabilimento fiorentino rientra tra i casi esclusi dalle norme del blocco dei licenziamenti imposto per crisi da Covid fino al 30 giugno, ma resta significativa la scelta compiuta dalla multinazionale inglese dopo pochi giorni dalla decisione di porre fine ad un divieto che, secondo alcuni, impediva «il corso naturale del mercato».

I dipendenti della Gkn hanno scritto anche ai giocatori della nazionale di calcio alla vigilia della vittoriosa finale degli europei disputata a Londra, per chiedere un segnale di vicinanza a partire da quello stadio di Wembley che si trova non lontano dalle sedi ufficiali delle due multinazionali che decidono della loro vita. Nel testo della lettera hanno augurato la vittoria deli azzurri con qualsiasi schema di gioco, dal catenaccio al contropiede al tiki taka, quella strana tecnica usata dai calciatori italiani per controllare la palla dalla propria area con continui passaggi in grado di smorzare la forza delle azioni avversarie.

Il controllo del gioco e il possesso della palla è proprio ciò che manca ai lavoratori e ai territori nel modello di economia prevalente.

Londra è stata,anche, la sede di Fca fino all’accordo con Psa per la nascita di Stellantis che ha sede in Olanda ma prevede la presenza dello stato francese nel capitale del quarto produttore mondiale di auto. Merita rivedere in questo senso un film francese del 2018, “In guerra”, che documenta lo sconcerto, la delusione e la spaccatura inevitabile tra i lavoratori di una fabbrica metalmeccanica messi sul lastrico dalla decisione di una società estera che palesa la velleità di ogni intervento dell’Eliseo (sede del presidente della Repubblica francese).

Ribaltare una sconfitta annunciata, come quella che si annuncia con Gkn e simili, rappresenta la vera domanda che non dovrebbe lasciare in pace nessuno.

Il sindaco di Campo Bisenzio ha intanto emesso un’ordinanza che vieta il transito di Tir nel territorio comunale per evitare il prelievo dei macchinari della fabbrica. L’esercizio residuale di un potere locale che, prima o poi, dovrà lasciare spazio alle ragioni prevalenti della proprietà in mano alla Melrose industries, ma che potrebbe aiutare a prendere tempo in vista di un confronto a tutto campo, anche con Stellantis per trattare sulle conseguenze a catena delle scelte strategiche di medio e lungo termine.

Più in generale, va affrontata la questione dell’intero settore dell’auto a livello europeo, come dimostra ciò che sta avvenendo in Lombardia alla Gianetti Ruote, storica fabbrica legata originariamente alla produzione Alfa Romeo e ora sotto controllo di un fondo tedesco, il Quantum Capital, che ha deciso di licenziare in tronco 110 dipendenti.

Scandalizza e sconcerta la modalità della comunicazione, ma nella sostanza c’è necessità di capire se si considerano comunque “inevitabili” tali licenziamenti, come ha detto il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti lamentandosi delle modalità da Far West della proprietà.

 

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