Lettera a Diogneto: attualità dei Padri della Chiesa

Come i cristiani partecipano alla vita del mondo? È su questa domanda che rileggiamo oggi l' A Diogneto. Un frammento del nostro passato che si dimostra ancora di grande attualità.
Lettera a Diogneto
Lettera a Diogneto

A Diogneto. Riscoprire la ricchezza della letteratura cristiana antica.

Nell’entusiasmo a volte smodato per il nuovo, che caratterizza l’epoca contemporanea, sono insiti errori di prospettiva non sempre facili da individuare. Uno di questi, a mio avviso tra i più frequenti, è non rendersi conto che questioni ritenute assolutamente attuali in realtà si sono già presentate nel tempo. Magari anche con una certa continuità. Recuperare dunque frammenti del passato, come lo scritto “A Diogneto”, per quanto antiquato possa sembrare, riesce sempre un esercizio salutare per il nostro giudizio.

L’attualità di un testo dei primi secoli dell’era cristiana.

In questa logica è di grande interesse riprendere in mano un testo che risale agli albori della storia del cristianesimo, pur nelle difficoltà di datazione che lo accompagnano. Un testo originariamente scritto in greco, sospeso tra l’esortazione alla vita cristiana e la sua apologia. Probabilmente di area romana, è passato alla storia con il titolo di A Diogneto (meno propriamente, Lettera a Diogneto, visto che non di lettera si tratta). Che i contenuti dell’ A Diogneto siano attuali lo conferma il fatto che il Concilio Vaticano II (1962-1965) lo richiama ben quattro volte, in contesti dove spesso è l’unico libro patristico a essere contemplato accanto a quelli biblici.

Essere nel mondo ma non essere del mondo.

Il testo sottolinea che i cristiani non si differenziano dagli altri per caratteristiche esterne, ma per il loro modo di vivere. All’anonimo autore dell’A Diogneto preme sottolineare che ovunque i cristiani si trovino a vivere, lì dove il Signore li ha pensati, partecipano alla vita sociale e civile della propria terra. Senza rimarcare altra differenza che non sia l’amore. Non è insomma una questione di simboli mostrati (troppo spesso demagogicamente) come garanzia d’identità. Né di recinti da costruire a tutela della propria schiatta (o di una malintesa ortodossia).

A Diogneto. Cristiani, ogni terra straniera è per loro patria

Invece, i cristiani prendono parte a tutto come cittadini e nondimeno tutto sopportano come stranieri. Ogni terra straniera è per loro una patria e ogni patria una terra straniera. Nell’attesa dell’unica incorruttibilità che è nei cieli. Il Signore li ha inviati «nella bontà e nella mitezza … per salvare, per persuadere, non per costringere, … con l’intenzione di amare, non di giudicare» (A Diogneto, a cura di F. Ruggiero, Città Nuova 2020). Evidentemente, una certa confusione d’idee si ripresenta ciclicamente nella nostra storia, talvolta anche in materia di fede. Tornare ai Padri può spesso essere illuminante.

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