L’estate dei festival

Ce n’era di gente alla seconda rassegna della fiction, diretta da Steve Della Casa, dal 7 al 12 luglio, oltre ai settecento giornalisti italiani e stranieri. Le storie piacciono, e parecchio. I lavori italiani, intanto, cresciuti come gusto ed equilibrio, di cui si sono viste le anteprime: dalla pluripremiata serie dei Cesaroni con Claudio Amendola ed Elena Sofia Ricci a Ho sposato uno sbirro col simpatico Flavio Insinna. Fino ad Anna e i cinque con una esuberante Sabrina Ferilli, mattatrice del festival. Due le anticipazioni che si segnalano per originalità d’impegno interpretativo: Einstein di Liliana Cavani, che con un tocco di classe di umorismo rivisita la biografia dello scienziato, e Bakhita di Giacomo Campiotti, dove la vita della suora nera è interpretata in modo non edulcorato, comprensibile agli spettatori d’oggi. La legge della fiction sta infatti nel saper raccontare, con immagini che accendano fantasia e stupore, storie vere, senza tradirne il nucleo originario. Dall’estero arrivano spesso esemplari convincenti, in questa direzione, nelle rievocazioni storiche. Dal cast stellare della saga dei Tudors, ad Elizabeth I – nuova riproposta della regina, rivissuta con totale impegno da Helen Mirren – fino all’americano Rome 2, scelti dal fiuto di Marco Spagnoli. Ma anche i serial americani come Medium con l’eccellente Patricia Arquette o C.S.I. New York con Gary Sinise dimostrano un ritmo vitale incalzante e giusto, insieme all’argentino Lalola, ironica commedia di contrappasso di un inguaribile dongiovanni, di cui il destino si beffa in modo divertente, una volta tanto… Perché la fiction è anche questo: un gioco, in fondo. Che fa bene, quando è fatto bene. A Fiuggi, il gioco era quello della squadra del primo Family Festival, presieduto da Gianni Astrei, con la direzione artistica di Andrea Piersanti: una rassegna unica nel suo genere, a cui ha collaborato anche il Forum delle Associazioni familiari, per porre fine ad un vuoto sul senso e l’influenza di prodotti di cinema e fiction nei confronti della famiglia, grande consumatrice del tempo libero. Dal 28 giugno al 2 luglio così la cittadina laziale si è animata di appassionati, esperti, un centinaio di giornalisti, soprattutto famiglie. Dibattiti, mostre, proiezione di nove film in concorso, preceduti dall’anteprima de Narnia, il principe Caspian. La giuria, presieduta da Pupi Avati, ha premiato con la Conca di Fiuggi il film cinese di Wayne Wang Mille anni di nuove preghiere, storia di un rapporto difficile fra un vecchio padre e la figlia che vive negli Usa, mentre To die in Jerusalem, vicenda di due madri israeliana e palestinese di Hilla Medallja ha ottenuto una menzione speciale. Ma, premi a parte, la rassegna ha dimostrato la vitalità dei prodotti per famiglie in giro per il mondo. Non c’è più la sola Disney a giocarsi questo mondo particolare. C’è una sensibilità diffusa anche fra i giovani autori, come nell’opera prima sul dramma della mafia del calabrese Fernando Muraca È tempo di cambiare. Un titolo significativo in un festival che ha dato visibilità ad un mondo dalle esigenze fortissime, ma spesso sommerse.

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