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In profondità > Chiesa e società

Leone XIV: In Quaresima non sparliamo ed evitiamo parole che feriscono e calunnie

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

Nel messaggio Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione, papa Leone XIV invita i fedeli ad ascoltare e digiunare insieme, per accogliere la Parola di Dio e le grida dei poveri e di chi soffre

Papa Leone XIV nell’aula Paolo VI, Vaticano, l’11 febbraio 2026. ANSA/VATICAN MEDIA

Rimettiamo Dio al centro della nostra vita, affinché la nostra fede ritrovi slancio e «il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno». Per il tempo della Quaresima, che inizierà il 18 febbraio, papa Leone XIV invita i credenti ad accogliere la Parola di Dio con docilità di spirito con un messaggio dal titolo Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione. «L’itinerario quaresimale – scrive – diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione».

Ascoltare

Il papa richiama innanzi tutto l’attenzione «sull’importanza di dare spazio alla Parola attraverso l’ascolto, poiché la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro».

Dio accoglie il grido degli oppressi. «È un Dio coinvolgente – afferma Prevost – che oggi raggiunge anche noi coi pensieri che fanno vibrare il suo cuore. Per questo, l’ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta».

Ascoltare la Parola significa «lasciarsi istruire da Dio ad ascoltare come Lui, fino a riconoscere che la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa”».

Digiunare

Un secondo punto su cui il papa pone l’attenzione è il digiuno, che «costituisce una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio. L’astensione dal cibo, infatti, è un esercizio ascetico antichissimo e insostituibile nel cammino di conversione. Proprio perché coinvolge il corpo, rende più evidente ciò di cui abbiamo “fame” e ciò che riteniamo essenziale per il nostro sostentamento. Serve quindi a discernere e ordinare gli “appetiti”, a mantenere vigile la fame e la sete di giustizia, sottraendola alla rassegnazione, istruendola perché si faccia preghiera e responsabilità verso il prossimo».

Richiamando Sant’Agostino, il papa spiega che «Nel corso della vita terrena compete agli uomini aver fame e sete di giustizia, ma esserne appagati appartiene all’altra vita». Il digiuno, compreso in questo senso, ci consente non soltanto di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero, ma anche di espanderlo, in modo tale che si rivolga a Dio e si orienti ad agire nel bene».

Affinché «il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà. In quanto segno visibile del nostro impegno interiore di sottrarci, con il sostegno della grazia, al peccato e al male, il digiuno deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio, poiché «solo l’austerità rende forte e autentica la vita cristiana».

Ecco che allora il papa fa un invito a «una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace».

Insieme

La terza parola messa in evidenza dal papa è «insieme», perché la Quaresima mette in evidenza la dimensione comunitaria dell’ascolto della Parola e della pratica del digiuno». Le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale». In questo orizzonte, commenta il papa la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione.

Il papa chiede infine la grazia «di una Quaresima che renda più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi. Chiediamo la forza di un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro. E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore».

Leggi il messaggio integrale su Vatican.va

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