La dimensione ecclesiale è stata presentissima lungo tutto il percorso dell’Assemblea Generale 2026 del Movimento dei Focolari – che ha rieletto i propri organi di governo, come ormai bisognerà fare ogni cinque anni, e non più sei, uniformandosi alle disposizioni date da papa Francesco nel 2023 –, non solo perché l’assemblea è iniziata nella villa pontificia di Castelgandolfo, dove, come si sa, i focolarini dal 1986 hanno un loro centro-congressi, ed è finita nella Sala Clementina, nel palazzo apostolico vaticano, con l’udienza privata di papa Leone XIV, ma anche perché l’assemblea si è svolta sotto lo sguardo attento e materno del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, che ha dato indicazioni precise riguardanti le previste modifiche agli statuti.
L’ecclesialità dell’Assemblea Generale 2026 è pure emersa nella prima fase dell’assise focolarina, che ha visto i più di trecento intervenuti dal mondo intero affrontare i temi fondamentali in un lungo percorso sinodale secondo il metodo della “conversazione nello Spirito”, che permette di far maturare poco alla volta il sentire del gruppo, attraverso l’ascolto reciproco, la condivisione e l’ascolto dello Spirito.
Il lato “dialogico” dell’essere Chiesa del Movimento è pure venuto in luce per la presenza di alcuni cristiani di varie Chiese presenti come invitati, nella coscienza che l’unità della Chiesa non è ancora piena, ma che in Cristo è sempre possibile e attuale. Di più, all’assemblea hanno presenziato alcuni esponenti di altre religioni, ineffabilmente uniti dallo Spirito che soffia come vuole e quando vuole, nei modi misteriosi che gli sono propri. Non potevano nemmeno mancare coloro che non hanno una fede religiosa, ma una comune attenzione ai valori quali la fraternità e la solidarietà, la cura e il dialogo, considerati come universali. I quattro dialoghi proposti da Paolo VI nell’enciclica Ecclesiam Suam sono stati quindi ben presenti.
È stata segno di ecclesialità anche la passione per la pace, che si leggeva sui volti dei partecipanti del Libano, della Repubblica Democratica del Congo, del Myanmar, e in coloro che sono arrivati in ritardo perché bloccati dalla guerra a Dubai: la pace come scopo immanente, nell’unità che comunque è più della pace. E non si può nemmeno dimenticare che una nota di ecclesialità è stata anche l’attenzione agli abusi che si sono verificati nella vicenda dei Focolari, come altrove nella Chiesa e nella società, in un’attenzione rinnovata alla distinzione tra ambito della coscienza e ambito del governo.
L’intera assemblea si è dunque trasferita in Vaticano per il suo ultimo atto, quasi per rimettere nelle mani del pontefice il lungo lavoro di elaborazione del documento finale dal titolo evocativo, La svolta dell’unità. Alzatevi, non temete, oltre che le tante operazioni di avvicinamento all’unità che hanno assorbito le energie dei partecipanti nelle tre settimane di lavoro a Castelgandolfo. L’attesa per le parole di Leone XIV era palpabile, anche perché la stagione “eroica” dei nuovi Movimenti ecclesiali, la cosiddetta “primavera della Chiesa”, ha fatto la sua ora, mentre prevale una certa “normalizzazione” delle spinte carismatiche, verso una più matura ecclesialità.
In questo senso, il papa non ha deluso i partecipanti all’assemblea: «Tutti voi siete stati attratti dal carisma di Chiara Lubich – ha detto –, che ha plasmato la vostra esistenza personale e lo stile della vostra vita comunitaria». Un carisma che «esprime un aspetto del Vangelo che lo Spirito Santo porta in primo piano in un determinato periodo storico, per il bene della Chiesa stessa e del mondo intero. Per voi si tratta del messaggio dell’unità».

Il papa e i partecipanti all’Assemblea dei Focolari, 21 marzo 2026.
(ANSA/ VATICAN MEDIA)
Ha proseguito Prevost: «Un seme semplice ma potente, che attira migliaia di donne e uomini, suscita vocazioni, genera una spinta di evangelizzazione, ma anche opere sociali, culturali, artistiche, economiche, che è fermento di dialogo ecumenico e interreligioso. Di questo fermento di unità c’è tanto bisogno oggi, perché il veleno della divisione e della conflittualità tende a inquinare i cuori e le relazioni sociali e va contrastato con la testimonianza evangelica dell’unità, del dialogo, del perdono e della pace».
Un impegno fondamentale, quindi, che va rinnovato anche dopo la morte della fondatrice: «Siete chiamati a discernere insieme quali sono gli aspetti della vostra vita comune e del vostro apostolato che sono essenziali, e perciò vanno mantenuti, e quali sono invece gli strumenti e le pratiche che, benché in uso da tempo, non sono essenziali al carisma, o che hanno presentato aspetti problematici e che perciò sono da abbandonare».
Questa fase esige trasparenza per tutti i membri, che «hanno il diritto e il dovere di sentirsi compartecipi dell’Opera alla quale hanno aderito con dedizione totale”. Ciò va fatto con un discernimento comune che deve «essere tradotto in stili di vita comunitaria che facciano brillare la bellezza della novità evangelica e, allo stesso tempo, rispettino la libertà e la coscienza dei singoli, valorizzando i doni e l’unicità di ciascuno».
L’unità, ha proseguito il papa, «si realizza principalmente “in Dio”, nell’adempimento della sua santa volontà, e di conseguenza nell’impegno condiviso della comunione e della vita comunitaria, sostenuto e guidato da quanti sono incaricati di tale servizio. L’unità è un dono e, al tempo stesso, un compito e una chiamata che interpella ciascuno. Tutti sono chiamati a discernere qual è la volontà di Dio e come si può realizzare la verità del Vangelo nelle varie situazioni della vita comunitaria o apostolica».
Con una nota importante: «L ’unità non va intesa come uniformità di pensiero, di opinione e di stile di vita, che anzi potrebbe portare a svalutare le proprie convinzioni, a detrimento della libertà personale e dell’ascolto della propria coscienza. Chiara Lubich affermava che la premessa di ogni norma è la carità. È necessario perciò che l’unità sia sempre nutrita e sostenuta dalla carità reciproca, che esige magnanimità, benevolenza, rispetto; quella carità che non si vanta, non si inorgoglisce, né cerca il proprio interesse, né tiene conto del male ricevuto, ma si rallegra soltanto della verità», ricordando così la prima lettera di Paolo ai Corinti.
La conclusione ha suscitato applausi scroscianti: «Ringraziamo insieme il Signore per la grande famiglia spirituale che è nata dal carisma di Chiara Lubich. Per i giovani presenti nei vostri gruppi, che vedono con occhi limpidi la bellezza della chiamata ad essere strumenti di unità e di pace nel mondo. Per le famiglie, che sono state rinnovate e fortificate dalla presenza di Gesù in mezzo alla loro vita famigliare. Per i vescovi, i sacerdoti e i consacrati che hanno visto rinnovarsi il dono del loro ministero e della loro vita religiosa attraverso il contatto con il vostro Movimento e la vostra spiritualità. Per le tante focolarine e i tanti focolarini che, spesso con dedizione eroica, continuano a vivere in ogni parte del mondo una vita di preghiera, di lavoro, di dialogo e di evangelizzazione, seguendo il modello di vita apostolica delle prime generazioni cristiane. E ringraziamo per gli innumerevoli frutti di santità, conosciuti o ignoti, che il ritorno al Vangelo, da voi promosso, ha portato alla Chiesa in tutti questi anni. Vi incoraggio a proseguire nel vostro cammino».
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Qui il discorso completo del papa.
Qui il comunicato ufficiale del Movimento.
