Siamo giunti al 41esimo giorno dall’inizio delle manifestazioni in Iran contro il regime di Stato che, seppur sotto il nome di “Repubblica” islamica, ovvero “Stato del popolo” islamico, ha concesso in quasi mezzo secolo ben poco alle richieste di riforme democratiche provenienti dai suoi cittadini.
Le rimostranze si sono così accresciute e da migliaia sono diventate milioni le persone scese a protestare nelle strade iraniane contro il regime teocratico che per risposta ha schierato i Pasdaran, ovvero forze militari antirivoluzione che, sparando contro civili inermi, stanno soffocando nel sangue le voci di un popolo che chiede la fine della dittatura.
L’attrice e attivista Nazanin Boniadi, teherana da generazioni, costretta come tanti suoi connazionali a lasciare la propria terra, lancia dalla diaspora al mondo una forte richiesta di sostegno alle genti iraniane.
«È un vero e proprio massacro quello che sta accadendo in Iran, si tratta di crimini contro l’umanità – racconta Nazanin – e i morti sono ormai migliaia».
La stima è di oltre 30 mila vittime, ma è approssimativa così come lo è ogni altra notizia sulle repressioni in atto: «Le voci dalle strade non ci raggiungono più – dice Nazanin – perché il governo iraniano ha bloccato internet e tagliato le linee telefoniche».
Iraniane e iraniani però proseguono nella loro mobilitazione che non è certamente la prima: «Nel 1999 c’è stata la rivolta studentesca – ricorda Boniadi –, poi il movimento verde del 2009 e le proteste contro l’obbligo dell’hijab, ovvero del velo islamico, nel 2017. Quindi le proteste del novembre 2019 con l’uccisione di 1.500 persone, e ancora nel 2022 la rivolta per la libertà delle donne, dopo l’assassinio di Mahsa Amini. E così arriviamo alla rivoluzione iniziata il 28 dicembre 2025 avente come forza trainante le donne che ora non chiedono più riforme, ma che il regime venga deposto una volta per tutte».
E questa sembra davvero la richiesta decisiva, è diversa da tutte le altre non solo per la sua enorme portata e perché è riuscita ad unire tutte le eterogenee componenti politico-culturali di opposizione al regime, ma anche perché nell’ultimo anno è stata favorita su più fronti.
A fine 2024 infatti il presidente siriano Bashar al-Assad, stretto alleato del regime iraniano, fugge in Russia dopo la presa di Damasco da parte dei ribelli fedeli ad Abu Mohammad al-Jolani. Nel giugno 2025, durante la guerra dei 12 giorni contro Israele, l’Iran perde molti militari di alto rango e tre impianti nucleari vengono distrutti dai bombardamenti statunitensi. Ai primi di gennaio 2026 un altro sostenitore del regime iraniano, il presidente venezuelano Maduro, viene catturato dagli americani ed esce anch’egli di scena.

Nazanin Boniadi con Michele Zasa (foto da Michele Zasa)
Tutte circostanze queste che il popolo iraniano ha colto per insorgere contro Ali Khamenei, «l’attuale e longevo dittatore iraniano che è – spiega Boniadi – il principale esportatore di terrore e il carnefice del suo stesso popolo in tutto il mondo».
Le proteste di civili inermi però sono inefficaci se non vengono supportate da interventi concreti e sul campo da parte di tutta la comunità internazionale.
Aiuti quest’ultimi in cui gli iraniani stanno sperando sin dall’inizio della rivolta e su tutti l’intervento da parte degli Usa.
«Quando il governo degli Stati Uniti ha detto che l’aiuto stava arrivando – commenta Nazanin Boniadi – gli iraniani sono stati in un certo senso incoraggiati a scendere in piazza, si sono fidati di quell’aiuto e ora stanno rischiando il tutto per tutto, perdono la vita a migliaia, ma gli aiuti non arrivano».
Nel frattempo l’Onu ha ripristinato l’intero pacchetto di sanzioni economiche contro il regime iraniano e il Parlamento europeo ha iscritto le Guardie della rivoluzione Islamica, ovvero i Pasdaran, nella lista dei terroristi.
Passi importanti ma ancora insufficienti a fermare il regime: e così Boniadi chiede nell’immediato una «forte pressione diplomatica per consentire l’ingresso in Iran della Croce Rossa e di Amnesty International» e propugna per il suo popolo una «transizione verso una democrazia laica, inclusiva e in grado di assicurare elezioni libere, vigilate da un osservatorio internazionale e che consentano agli iraniani di autodeterminare il proprio futuro».
Guardando invece solo per un attimo al passato, ricordo il mio incontro nel 2015 a Matera con Nazanin Boniadi che, sul set del remake del film Ben Hur, interpretava mirabilmente il ruolo di Ester. Nazanin fu molto interessata nell’apprendere della rinascita di Matera, una città, proprio come la sua Teheran, multietnica e multiculturale e che seppur annichilita da anni di guerre e dalla conseguente povertà, è riuscita infine a insorgere, a riconquistare la libertà e a risorgere economicamente.
«Eppure – raccontai a Nazanin – la rivolta del 1943 della città dei Sassi contro i nazisti esitava ad essere attestata ufficialmente, quasi che il popolo materano non fosse mai stato il vero promotore di quella rivolta, ma essa fosse bensì derivata da fattori esterni ed estranei a una volontà collettiva di affrancarsi dal regime occupante.
Un paradosso storico che, tornando all’Iran, è attuale: «La propaganda lanciata dal regime e dai suoi apologeti – dice infatti oggi Nazanin – fa credere che la protesta attualmente in atto sia guidata da un’influenza di potenze straniere, laddove invece questo è un movimento nato in Iran, che è costato vite iraniane e continua a costare vite iraniane».
La rivolta materana del settembre 1943 contro il nazifascismo dopo ben 73 anni è stata attestata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel 2016 ha conferito la Medaglia d’Oro al Merito civile alla città. «La comunità materana – motivò Mattarella – contrastò la violenza e i rastrellamenti dei tedeschi in città, soffrì numerose vittime innocenti causate dagli occupanti, ma affermò infine i valori di libertà e giustizia».
Gli stessi identici valori che ora tocca a noi tutti come comunità internazionale aiutare il popolo iraniano a riconquistare ed affermare, «perché – dice Nazanin con voce rotta dal pianto – non si tratta più di sinistra o di destra, di monarchia o di repubblica o di qualsiasi ideologia voi sosteniate. Si tratta di umanità!».