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Italia > Scenari

La sicurezza fasulla del Dottor Stranamore

di Carlo Cefaloni

- Fonte: Città Nuova

Carlo Cefaloni

La ricerca ossessiva dell’arma nucleare come garanzia di salvezza. L’avvertimento del presidente Mattarella e il rischio della rimozione collettiva. Un proposito per il nuovo anno. Rendiamo accessibile a tutti l’articolo pubblicato sulla rivista di Gennaio 2026 come contributo di Città Nuova al Convegno dell’Azione Cattolica Italiana del 31 gennaio su “La pace sia con tutti voi, Verso una pace disarmata e disarmante

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Frank-Walter Steinmeier, Presidente della Repubblica Federale di Germania in occasione della cerimonia della deposizione di una corona al Monumento della Nuova Guardia, Berlino, 16 novembre 2025. ANSA/ Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

Il presidente Sergio Mattarella ha citato il dottor Stranamore del film di Stanley Kubrick, evocando lo spettro della guerra nucleare, nel suo intervento a Berlino nella “Giornata del Lutto nazionale”, che in Germania si celebra il 16 novembre in memoria delle vittime delle guerre mondiali, del nazismo e dei conflitti attuali. Già il presidente della Repubblica federale tedesca, Frank-Walter Steinmeier aveva  tenuto un vibrante discorso in occasione del 9 novembre, giorno denso di significato perché legato alla Notte dei cristalli del 1938 (inizio dei pogrom antisemiti) e alla caduta del Muro di Berlino nel 1989.

Steinmeier vede «svanire il ricordo della forza della rivoluzione pacifica» della riunificazione delle due Germanie, con la crescita dell’estrema destra e dei «populisti ed estremisti che deridono le istituzioni democratiche, avvelenano i nostri dibattiti e fanno affari con la paura». Si rischia di dimenticare «la sconvolgente e inquietante consapevolezza che i tedeschi sono stati capaci del crimine contro l’umanità della Shoah, che hanno ideato, pianificato e sistematicamente attuato lo sterminio degli ebrei europei».  Il tutto sta avvenendo «in una società che appare profondamente insicura», anche perché «mai nella storia del nostro Paese riunificato la democrazia e la libertà sono state così minacciate. Minacciate da un aggressore russo che ha distrutto il nostro ordine di pace e dal quale dobbiamo proteggerci».

Affermazioni che arrivano dal presidente di un Paese che ha basato molto della sua crescita e stabilità sulle forniture di energia a costo basso dalla Russia grazie ad imponenti gasdotti come il Nord stream 2, fatto esplodere nel 2022 nel Mar Baltico da mandanti rimasti ignoti.

Il clima di insicurezza spiega la decisione del Parlamento tedesco che ha modificato in fretta, nel marzo 2025, la Legge fondamentale sospendendo l’applicazione del “freno al debito” per poter spendere sempre più soldi per il riarmo. Il cancelliere Friedrich Merz vuole trasformare la Bundeswehr nel «più forte esercito convenzionale d’Europa», e ha rotto il tabù sull’arma nucleare, dichiarando la disponibilità a discutere con Francia e Regno Unito una strategia di deterrenza europea che richiederebbe grandi finanziamenti. Anche se resta difficile capire a chi spetterebbe la decisione finale di schiacciare il pulsante rosso. Parigi? Londra? Berlino? Non di certo Roma.

Attualmente si stima, ad ogni modo, che 160 testate atomiche Usa siano detenute e controllate in Germania in base alle procedure della Nato sotto la direzione degli Stati Uniti. Centinaia di testate sono presenti in altri Paesi della Nato: Belgio, Olanda, Turchia e Italia. Tra Brescia e Pordenone (nelle basi militari di Ghedi e Aviano) sono depositate le B61-12 pronte per essere usate dai cacciabombardieri.

Anche se è dubbio il loro valore strategico, la presenza delle bombe nucleari in Italia è espressione di un’intima convinzione dell’affidamento della nostra sicurezza al loro riparo, anche se le parole di Mattarella a Berlino rimandano al pericolo di un decisore folle, il dottor Stranamore con il tic del saluto nazista, pronto ad innescare un processo autodistruttivo che vede l’Europa sulla prima linea del fronte. In particolare l’Italia con le numerose basi Nato e Usa distribuite sul suo territorio.

Non c’è, tuttavia, bisogno di ricorrere alla paranoia per giustificare l’uso delle armi nucleari. Lo ha confermato il cardinale Blaise Joseph Cupich, arcivescovo di Chicago, nel suo intervento del 7 agosto 2025 a Nagasaki (la città martire con Hiroshima dell’atomica in Giappone), citando un recente sondaggio che conferma il sostegno dell’opinione pubblica del suo Paese «agli attacchi nucleari in guerre ipotetiche, nel caso tali azioni servissero a salvare la vita dei militari Usa». È la stessa giustificazione usata nel 1945 dagli angloamericani, che decisero di lanciare gli ordigni terrificanti su 2 centri abitati perché in tal modo avrebbero impedito la morte di milioni di soldati come disse Winston Churchill nelle sue memorie, parlando dell’atomica come strumento della Provvidenza.

«La disponibilità dell’opinione pubblica statunitense a ricorrere alle armi nucleari e a uccidere deliberatamente civili stranieri non è poi cambiata così tanto dal 1945 come hanno ipotizzato molti studiosi», ha osservato il cardinale di Chicago ricordando, tra le poche eccezioni del tempo, il gesuita John Ford che, nel 1944, aveva condannato i «bombardamenti di annientamento» come moralmente inaccettabili, anche se poi vennero accolti senza scandalo dall’opinione pubblica dominante, compresi i cristiani. Non ce ne possiamo stupire oggi di fronte all’assuefazione verso la carneficina di Gaza.

Era quanto aveva avvertito Thomas Merton, monaco trappista molto noto per la sua opposizione alla guerra in Vietnam, ravvisando una sorta di anestesia della coscienza collettiva davanti alla tragedia atomica in forza di una fede interiorizzata nell’idolo della macchina come garanzia di salvezza. È tra l’altro ricca di riferimenti religiosi la scoperta e l’uso dell’arma nucleare.

Hanno chiamato Trinity test il primo esperimento del suo utilizzo nel poligono di Alamogordo in Nuovo Messico che ha provocato effetti letali tra i nativi del posto. E in quella occasione Robert Oppenheimer citò il versetto del testo sacro dell’induismo: “Adesso sono diventato Morte, il distruttore di mondi”. Il padre della bomba atomica negò, poi, il suo sostegno al progetto della bomba all’idrogeno fortemente voluta invece da Edward Teller che ha esercitato fino alla sua morte, nel 2003, una forte influenza sul  Pentagono statunitense.

Ma tale fede nel “dio bomba” è del tutto irrazionale. La deterrenza non ha impedito, nota Francesco Vignarca, di sfiorare più volte la guerra nucleare.  Ma anche chi ha creduto all’efficacia della stabilità e prevedibilità dell’equilibrio del terrore, con due attori in campo di pari forza distruttiva (Usa e Urss), deve prendere atto che le cose sono cambiate. Viviamo, osserva Agnese Rossi, analista di Limes, in un mondo più frammentato e imprevedibile, dove, oltre i 9 stati nucleari, esiste un numero crescente di Paesi aspiranti tali, dall’Iran a potenze con capacità latenti come Giappone, Corea del Sud e persino la Germania. Ma in una sfida che non avviene più tra soggetti di pari capacità distruttiva è sempre più forte la tentazione di usare per prima l’arma letale con l’obiettivo di annichilire il nemico senza subirne le conseguenze. Una logica simile, fa notare Rossi, a quella adottata ai tempi di Hiroshima e Nagasaki.

La situazione è allarmante, molto più che negli anni 50, quando in Italia si raccolsero 14 milioni di firme contro l’atomica, eppure, a fine 2025, la Commissione esteri della Camera ha respinto una risoluzione che riprendeva l’appello della campagna di adesione al trattato Onu di abolizione delle armi nucleari. Nell’occasione il governo ha ammesso per la prima volta la partecipazione italiana alla missione di deterrenza nucleare della NATO tramite “assetti a doppia capacità”, cioè con aerei e piloti addestrati all’uso di ordigni nucleari.

Si spera che nel 2026 si apra un dibattito pubblico sull’insicurezza che porta ad “amare la bomba”, come recita il titolo del film di Kubrick. Un legame intimo, difficile da ripudiare. Appare evidente, infatti, l’interesse a considerare gli inviti al disarmo nucleare integrale compiuti dalla Santa Sede, un innocuo monito morale invece che l’ultima chiamata a risvegliare le coscienze poste da troppo tempo sotto anestesia.

 

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