Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > I film della settimana

La Primavera di Vivaldi nelle sale a Natale

di Mario Dal Bello

Il primo film del regista teatrale Damiano Michieletto racconta l’incontro tra una violinista e Vivaldi. Un buon lavoro, uscirà il 25 dicembre.

Michele Riondino e Tecla Insolia nel film Primavera, foto@ Kimberley Ross.jpg

Venezia e ancora Venezia, come nei quadri un po’ malinconici di Francesco Guardi. Gondole, canali, feste notturne per il re di Danimarca, cieli con voli d’uccelli, lagune con alberi mossi dal vento, interni fastosi di palazzi ma anche di ospizi umidi. C’è un risvolto poetico – nostalgico? – nel primo lungometraggio di Damiano Michieletto, e stupisce.

In fondo è una storia d’amore. Per la città certo, che nel ‘700 viveva una splendida decadenza, per la musica. E per la libertà.

Valentina Bellè nel film Primavera, foto di Kimberley Ross.jpg

La libertà sembra essere il timbro di un lavoro raffinato, anche sontuoso nei costumi, poetico nella fotografia, misurato nei dialoghi dal sapore teatrale, con una sceneggiatura rapida, incisiva. Interni a lume di candela di stampo caravaggesco, con riferimenti alle tele di un Gherardo delle Notti, di Le Nain e Georges De la Tour, ma pure gelidi e cupi.

Cecilia è un’orfana talentuosa, una violinista prodigio, innamorata della musica. Come tante altre ragazze orfane o abbandonate vive nell’Ospedale della Pietà, secondo una rigida disciplina. Alcune di loro sposeranno dei vecchi nobili o dei patrizi appena conosciuti e questa sembra sia anche la sorte di Cecilia. Le ragazze formano una orchestra d’archi buona, ma che diventa eccellente quando arriva don Antonio Vivaldi negli anni Quaranta, reduce da una carriera sfortunata, malaticcio e solo, posseduto dal demone della musica.

Lei cerca la libertà nella musica, le è data e tolta, ma troverà la sua via. Vivaldi cerca nella musica l’infinito in cui immergersi, nell’impossibilità di una vita “normale”: musica come libertà dell’animo. Due personalità che si incontrano, si capiscono: c’è affinità, forse un timido affetto, ma nulla più. Si incontrano casualmente di notte, mentre Cecilia scrive di nascosto lettere ad una madre che non conosce e lui vaga silenzioso, ma non più di due volte. Lui comporrà anche per lei musiche prodigiose. Il pubblico sarà entusiasta, perché la musica di Vivaldi fa piangere e trionfare, è emotiva e gloriosa. Vivaldi avrà il suo momento di fama, ma lei non ci sarà più e lui stesso, anni dopo, morirà solo.

Stefano Accorsi e Tecla Insolia nel film Primavera, foto di Kimberley Ross

La musica dunque è amore, è libertà. Michieletto inscena un melodramma che non è una biografia di Vivaldi, ma un racconto privo di retorica di un incontro fra due anime assetate di libertà. Michele Riondino è un Vivaldi incerto umanamente, talora cupo, altre volte immerso nella musica, dagli occhi profondi. Tecla Insolia è una Cecilia bella e ribelle, che prolunga la sua forza interiore nel violino ed è assetata di vita. Il cast variegato è convincente, preciso nei dettagli – perfetti i costumi – anche se la cadenza veneziana nei dialoghi sarebbe stato opportuno accentuarla meglio (Stefano Accorsi, duro ammiraglio, ha un accento “emiliano”).

La musica di Fabio Massimo Capogrossi reinventa Vivaldi con una misura giusta, naturalmente facendoci ascoltare l’originale del bellissimo concerto “la Primavera”, un canto alla possibilità di rinascere, sollevandoci dalla tristezza.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876