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Italia > Iniziative

La nonviolenza nel Consiglio supremo di Difesa?

a cura di Carlo Cefaloni

- Fonte: Città Nuova

Carlo Cefaloni

È iniziata la raccolta delle firme per presentare in Senato una proposta di iniziativa di legge popolare per dotare l’Italia di una nuova architettura di sicurezza e promozione della pace. Intervista a Mao Valpiana: «La pace si costruisce con istituzioni di pace»

Murale cdhe inneggia alla pace (Foto di Aliaksei Lepik su Unsplash)

«La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino» secondo l’articolo 52 della Costituzione. A partire da tale imperativo che risponde alla natura resistenziale della Repubblica (Patria indipendente è il nome del periodico dell’Anpi), l’idea di Patria non può intendersi in senso minaccioso ed egemonico verso le altre nazioni, ma comporsi nell’armonia della ricchezza e diversità dei popoli fino a dilatarsi all’umanità intera. «Occorre amare la patria come la propria», secondo l’intuizione di Chiara Lubich. «Nostra patria è il mondo intero» è lo storico inno del poeta anarchico Pietro Gori.

Bisogna avere questa ampia visione per capire il senso di una proposta di legge di iniziativa popolare depositata in Cassazione il 16 marzo 2026 che chiede l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta. Con la firma di almeno 50 mila elettori si procederà alla presentazione formale presso il Senato di una proposta di legge che va in controtendenza con la corsa al riarmo e all’apertura di più fronti di guerra. Altre proposte simili avanzate nelle precedenti legislature non sono arrivate ad essere trattate in uno dei due rami del Parlamento. Non esiste infatti l’obbligatorietà della discussione in aula delle leggi di iniziativa popolare come espressione di democrazia diretta.

La proposta sulla Difesa civile è partita da Sbilanciamoci!, Conferenza nazionale enti di servizio civile e Rete italiana pace e disarmo di cui fa parte il Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini.

Dopo tanti tentativi respinti dal muro di gomma della politica, cosa ha spinto i promotori a riprovarci? Ne abbiamo parlato con Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, con il quale su cittanuova.it si possono trovare tracce di un dibattito sulla guerra in tempi in cui il dilemma sembrava lontano.

Disarmo e nonviolenza nell’immaginario persistente di alcuni è legato all’idea di resa contro la prepotenza mentre si tratta di una forma diversa e più esigente di lotta per la giustizia.

Perché proporre questa iniziativa di legge popolare proprio adesso che Trump minaccia addirittura di uscire dalla Nato come forzatura ai Paesi europei di investire di più nelle armi?

La proposta per un Dipartimento della Difesa Civile non è un’istanza settoriale, ma l’avvio della creazione di una “istituzione di pace” strutturale sulla strada del ministero della Pace promosso dalla Apg23. La forza di questa proposta risiede nella reinterpretazione del concetto costituzionale di “difesa della patria” da obbligo esclusivamente militare a impegno comunitario e solidale. Una visione che proietta l’Italia in una dimensione europea, intercettando la “Generazione Erasmus” per la quale la patria è un’identità che si realizza nella cooperazione internazionale. Per garantire la sopravvivenza del progetto, è tuttavia necessario un ancoraggio tecnico che ne preservi la continuità oltre le contingenze elettorali.

Perché intendete presentare la proposta in Senato?

Il regolamento del Senato, a differenza della Camera, garantisce la permanenza delle proposte di iniziativa popolare anche nel passaggio tra diverse legislature. Questa scelta tecnica protegge la mobilitazione avviata dal rischio di scioglimento anticipato delle Camere. La raccolta di oltre 50.000 firme, ne auspichiamo molte di più, rappresentano una forte pressione democratica e di legittimazione popolare di un’iniziativa che confidiamo sarà sostenuta da un intergruppo trasversale di senatori e senatrici

Perché avete pensato ad un Dipartimento della Difesa Civile?

L’obiettivo è l’istituzione di un centro di coordinamento operativo per la risposta non armata alle crisi, superando la logica della pura emergenza. Il Dipartimento non è una sovrastruttura burocratica, ma un ufficio di comando volto a integrare tre componenti chiave: il Servizio Civile Universale, la Protezione Civile per la Gestione delle emergenze sistemiche e ambientali e i Corpi Civili di Pace per gli interventi all’estero.

Non rischia tuttavia di essere un dipartimento marginale a fronte di quelli dedicati alla gestione delle Forze armate?

No. Il piano prevede infatti che un rappresentante del Dipartimento partecipi al Consiglio Supremo di Difesa accanto al presidente della Repubblica e ai Ministri competenti. Questo inserimento garantisce che la Difesa Civile sia parte integrante delle valutazioni strategiche dello Stato nelle crisi internazionali, offrendo opzioni di riconciliazione e aiuto alle vittime laddove la sola opzione militare risulta insufficiente.

Archivio foto Consiglio Supremo di Difesa
ANSA/PAOLO GIANDOTTI UFFICIO STAMPA QUIRINALE

In questa proposta, come nelle precedenti, si avverte un riferimento all’iniziativa originaria di Alex Langer…

Certo, ma nella visione di Alexander Langer i Corpi Civili di Pace dovevano evolvere in corpi professionali sotto egida UE/ONU. Ed è questa la direttiva da seguire. Il concetto di difesa civile non violenta è poi esplicitamente menzionato nella recente nota pastorale della Cei su Educare alla pace.

Con quali risorse in termini di bilancio si potrà sostenere il dipartimento?

Sotto il profilo finanziario abbiamo proposto un “Budget di Coordinamento” iniziale di 100 milioni di euro. Si tratta di un percorso iniziale che non intende entrare in competizione con le competenze già esistenti (ad esempio Vigili del Fuoco e Protezione Civile), ma agire come catalizzatore di risorse anziché come concorrente burocratico. Prevediamo inoltre una forma di  finanziamento popolare da attuare con la formula dell’opzione fiscale pari al sei per mille in sede di dichiarazione dei redditi.

Quali sono le organizzazioni sociali convinte del progetto e quindi attive nella raccolta delle firme?

Esiste una pluralità di corpi intermedi che fanno riferimento alla Rete italiana pace e disarmo a partire dalle organizzazioni più grandi e diffuse come  Cgil, Arci, Acli e Anpi.

Nel dopoguerra la raccolta di firme contro la bomba atomica arrivò alla cifra di 14 milioni. È impensabile oggi avere una tale risposta popolare?

Per poter incidere davvero i comitati locali non fungeranno solo da punti di raccolta, ma come un centro di dibattito pubblico. L’obiettivo è formare una coscienza civile che percepisca la difesa non armata come un investimento in sicurezza integrata. Occorre far capire che non si tratta di promuovere  una visione astratta e idealistica della “Difesa Civile” che va intesa come un investimento meno oneroso e più efficace della gestione emergenziale dei conflitti

La cosa sembra possibile. La digitalizzazione azzera le spese di autenticazione e logistica cartacea presso i comuni…

Il tempo risparmiato nella burocrazia manuale deve essere reinvestito nella spiegazione dei contenuti della legge. La firma digitale non è solo un mezzo tecnico, ma uno strumento per una “partecipazione informata” rapida. Una gestione rigorosa del calendario è essenziale per massimizzare l’impatto mediatico e istituzionale, mantenendo alta la pressione durante i periodi di stasi politica.

Quando inizierà la campagna vera e propria?

Immediatamente dopo Pasqua per arrivare alla consegna pubblica dell’iniziativa al Senato il 15 settembre. La proposta di legge vuole essere una risposta concreta all’appello di papa Leone a preparare la pace attraverso la creazione di istituzioni di pace.

QUI per accedere alla firma della proposta di legge sulla Difesa civile disarmata e nonviolenta.

Riproduzione riservata ©

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