La famiglia è una vocazione, non un contratto

Ha inizio il decimo Incontro mondiale delle famiglie col papa, questo sabato 25 giugno, con la messa alle 18.30 e l'Angelus di domenica. Finora, durante il Congresso teologico pastorale sulla famiglia, è venuta fuori un'immagine di famiglia vincente e convincente
famiglia

Siamo alla seconda giornata del Congresso teologico pastorale sulla famiglia che precede il Decimo Incontro mondiale delle famiglie col papa. L’incontro di quest’anno, peraltro, non sarà la grande adunata di sempre, ma è stato voluto dal papa stesso come il primo grande evento multicentrico diffuso che si svolge a Roma e in tutte le diocesi del mondo.

A Roma, intanto, in Aula Paolo VI, la Chiesa ufficiale consacra un’immagine attuale, vincente e convincente, della famiglia.

Famiglia è molto di più di un contratto sociale, ma è una vera vocazione da vivere e da curare; essere famiglia è un impegno che occupa radicalmente la nostra intera vita.

Proprio in questi giorni è stato edito il documento Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale per dare seguito alla necessità più volte espressa dal papa «di un “nuovo catecumenato” che includa tutte le tappe del cammino sacramentale: i tempi della preparazione al matrimonio, della sua celebrazione e degli anni successivi».

La Chiesa riconosce la famiglia non più come oggetto ma come soggetto attivo della pastorale; e tutti riconoscono che ci sono moltissime, troppe cose importanti che solo le famiglie possono fare per la Chiesa oltre che per la società; l’educazione religiosa dei figli, l’accompagnamento, del tutto necessario, di famiglie giovani o fragili, l’accoglienza e mille altre cose che solo la famiglia ha risorse idonee per poter attuare. E in questo convegno non siamo certo all’enunciato teorico ma ormai alla resa delle esperienze di quello che le famiglie hanno dato e stanno dando dentro alla Chiesa.

Le famiglie relatrici al congresso parlano della propria vita, raccontano le esperienze pure concretissime, compiute anche e talvolta solo in virtù del sacramento che le unisce. È comunemente percepito che i coniugi si sentano una persona unica, siano un “individuo famiglia” dinanzi alla società, dinanzi alla Chiesa e anche dinanzi all’Eterno.

E della vita familiare si esplorano tutti gli aspetti anche inediti, opportunità e anche necessità: formazione e accompagnamento delle famiglie ai primi anni di matrimonio, ma anche formazione dei nuovi formatori e accompagnatori sia laici che pastori e seminaristi “nuovi”, di catecumenato matrimoniale.

Si parla anche di “accompagnamento permanente degli sposi”; svanita la famiglia patriarcale, per la “famiglia mononucleare” di oggi la grande minaccia è la solitudine che amplifica i problemi che puntualmente la sopraffanno e inesorabilmente la uccidono.

Si parla anche del ruolo e delle esigenze delle famiglie nelle “periferie esistenziali”, tra i migranti, nelle dipendenze e dove c’è violenza. Anche lì ci sono ruoli che solo le famiglie, opportunamente sostenute, possono svolgere.

Nelle relazioni del Convegno ricorrono spesso citazioni dell’Amoris Laetitia e soprattutto di quel grande capitolo IV, basato sull’inno alla Carità (1 Cor 13).

E quasi tutto appare pervaso, in modo naturale, da due principi del magistero di Francesco: il “Vangelo della vita” e la sinodalità. Finalmente non si parte più da assunti teorici, dottrinali, sulla famiglia ma si procede dalla situazione reale ed attuale in cui le famiglie oggi vivono: con “i piedi per terra” come dice il papa nel capitolo 6 di Amoris Laetitia. 

Il secondo principio è la sinodalità. Qui, in aula Paolo VI, si avverte il deciso tramonto della modalità ecclesiastica di un sacerdote pastore che, pur senza esperienza di vita, deve indicare alle famiglie il loro cammino nella Chiesa. Sono ora presbiteri e famiglie che cercano di interpretare insieme quello che lo Spirito chiede alla Chiesa. Questa nuova intesa tra prete e famiglia è bellissima, si mostra piena di prospettive feconde e anche molto rassicuranti per il futuro.

E finalmente non si accenna, mai, alla “famiglia ideale” perché non esiste famiglia ideale: è quantomai poliedrico e non sferico l’universo familiare. Nelle relazioni viene citata talvolta, con costanza e discrezione, la famiglia di Nazareth: ma nemmeno la Sacra Famiglia fu famiglia ideale perché fu concretissima.

Nelle sessioni di sabato mattina si parlerà di santità in famiglia e, anche qui, non tanto nella dimensione di un devoto auspicio quanto partendo da bilanci sulla vita concreta delle famiglie. Viene presentato un sussidio curato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita dal titolo La santità nelle famiglie del mondo. Il libro, in 200 pagine elenca l’avventura di ben 8 famiglie del nostro tempo tra sante, beate, venerabili o serve di Dio.

In piazza San Pietro, nel pomeriggio, il santo padre presiede la solenne celebrazione eucaristica e domenica, a mezzogiorno, una speciale recita dell’Angelus con un “mandato alle famiglie”.

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