La consegna di Chiara alla vita consacrata

Accogliendo nella sua Opera religiosi e religiose di ogni Istituto, quali autentici membri di essa, Chiara Lubich ha potuto parlare con competenza dei loro carismi e dei dinamismi di rinnovamento e di crescita. Ha così lasciato un ricco magistero che le ha meritato un Dottorato honoris causa in Teologia della Vita Consacrata.
Pentecoste
Depositaria di un grande carisma elargitole dallo Spirito, Chiara amava vedere la Chiesa nella sua dimensione carismatica. Un suo famoso scritto del 1950, dove a rapide pennellate ella delinea il succedersi dei carismi lungo i secoli, porta significativamente come titolo: “La Chiesa”. 
 

La Chiesa per lei è soprattutto la Chiesa dei santi, dei carismi, del Vangelo fatto vita. Non manca, nella sua esperienza e riflessione, il forte aggancio al Magistero, al Sacramento, alla Parola, pilastri costitutivi della Chiesa, ma essi appaiono piuttosto come strumenti a servizio della santità del popolo di Dio, dell’unità del Corpo di Cristo, della sua missione di sacramento della comunione degli uomini tra di loro e con Dio. Lei stessa, commentando quel suo scritto, affermava con sicurezza: “La Chiesa carismatica non è un pezzetto di Chiesa, è la Chiesa”1.

 

In un periodo in cui la vita religiosa vive una crisi di purificazione e di rinnovamento, assieme ad una certa emarginazione dal grande cammino ecclesiale, poche persone come Chiara ne hanno messo in luce il valore insostituibile e permanente. Guardandola, non nella contingenza del momento, ma alla luce del disegno di Dio, ella ha creduto nella sua natura evangelica e nella sua missione.

 

Nel dar vita ad un’opera nuova, dai tratti fortemente originali, Chiara, fin dalle origini, ha compreso che religiose e religiosi ne sarebbero stati parte integrante, così come lo sono nella Chiesa. Il suo disegno di unità non si sarebbe potuto realizzare senza l’apporto di tutti i carismi. Ed è questa la prima grande eredità che Chiara ci lascia: la Chiesa non può essere tale senza il carisma e il carisma non può essere tale senza vivere nella grande organica comunione ecclesiale.

 

I carismi, Parola viva, estetica della Chiesa

 

Del suo ricco insegnamento ricordiamo innanzitutto l’illuminata visione cristologica ed evangelica della vita consacrata. È noto lo scritto del 1950, a cui si è già accennato, nel quale la Chiesa è spiegata come “Vangelo incarnato”, come il fiorire lungo i secoli di tanti Ordini religiosi “su tante ispirazioni quanti essi sono. Ogni Ordine o Famiglia Religiosa è l’incarnazione d’una ‘espressione’ di Gesù, d’una sua Parola, d’un suo atteggiamento, d’un fatto della sua vita, d’un suo dolore, d’una parte di Lui”2.

 

I carismi le appaiono tutti sostanziati dal Verbo, sue espressioni: lo contengono e lo manifestano, sono verbo nel Verbo, Vangelo incarnato. “I fondatori – commenterà più tardi – hanno incominciato con il dire: la mia regola è il Vangelo… Era Vangelo, quella data Parola era solo Vangelo… E conteneva tutto il Vangelo, perché ogni Parola è Cristo, come un pezzettino di ostia contiene tutto il Cristo”3.

 

Se ogni Famiglia religiosa è Parola viva, essa è soltanto amore: “La Parola è sostanziata, è costituita, è solo amore, è amore… Perché la Parola è Cristo e Cristo è amore. Ogni Ordine è un amore incarnato, un amore sotto una Parola”4.

 

Questa visione cristologico-evangelica del grande movimento storico della vita religiosa consente di cogliere immediatamente la sua intrinseca unità e la molteplice ricchezza della diversità, fino a percepirne la dimensione estetica. Se Dio oltre che buono è bello e la Bellezza, con la B maiuscola, spiegava Chiara, “la parte estetica… è particolarmente dei religiosi. Forse perché bellezza significa armonia e perché ci sia armonia in un canto occorrono tante note”5.

 

Anche da solo ogni carisma è espressione di bellezza, è “un diamante che brilla di luce che nessuno sa far brillare”6, così che “la bellezza di un Ordine religioso è il carisma che brilla”7. Bellezza del carisma perché espressione d’amore.

 

In questo si nota una particolare affinità con Maria, tutta rivestita della Parola di Dio, la Tutta bella, “piena di carismi”. “La Madonna – diceva Chiara parlando ai religiosi – è tutta un carisma, non ha niente di giuridico, di gerarchico. Lei è il carisma personificato. Io penso che tutti i carismi che sono nati nella Chiesa ci stanno tutti dentro, in Maria”8.

 

Una proposta esigente: Gesù Abbandonato radice di ogni carisma

 

Accanto alla grandiosa visione di un Cristo dispiegato nei secoli e di un Vangelo che si incarna, parola per parola, Chiara lancia la proposta di una decisa sequela di Cristo nella piena radicalità evangelica. Se è nato dal Vangelo, ogni carisma deve tornare a vivere il Vangelo nella sua totalità. Se è un aspetto del mistero di Gesù, deve rivivere Gesù nell’intero mistero. In definitiva, ricorda Chiara, “tutti questi Ordini, queste spiritualità nate attraverso i secoli debbono ritrovare la loro vera essenza, il loro principio: tutte sono Gesù, sono Amore Incarnato… Sono tutte pregne di Amore, di Spirito Santo”9.

 

Chiara, a questo scopo, offre ai religiosi e religiose la sua spiritualità, consapevole che essa può contribuire a ravvivare tutte le spiritualità, in quanto è spiritualità della Chiesa. A cominciare dal “primo punto”, la scelta di Dio, nella consapevolezza che i religiosi hanno in Dio “il loro tesoro”. Si tratta di una scelta che si esprime concretamente nel seguire Gesù nel massimo del suo amore e della sua donazione, nel mistero dell’abbandono. Tutti i carismi sono infatti sgorgati da quella “piaga” segreta di Gesù, da dove è sgorgato lo Spirito Santo, autore dei carismi.

 

Svelando alla Chiesa intera la realtà di Gesù Abbandonato, Chiara ha aperto una via nuova proprio per i religiosi. Nella parola del grido dell’abbandono, espressione dell’amore più grande, capace di contenere e “spiegare” ogni altra parola evangelica, è contenuto e spiegato ogni carisma religioso, se questo è, come abbiamo visto “parola viva”.

 

Insegnando a “vivere” Gesù Abbandonato, Chiara dà una nuova possibilità per entrare nel mistero originante il carisma e quindi di attuarlo nella sua essenzialità e purezza: “Questi Ordini e spiritualità si mantengono se vanno alla Fonte donde hanno Vita: Dio, il Vangelo intero, Gesù nell’espressione più completa di Sé”, ossia “quando redime e redime nell’attimo dell’abbandono”10.

 

“Chi punta l’occhio del cuore su di Lui”, spiega ancora Chiara, “trova non una spiritualità ma la spiritualità (che è l’Unità); non trova un ordine, ma l’Ordine; non regole ma la Regola, cioè il Vangelo puro”11. Per vivere quindi in pienezza il proprio carisma Chiara chiama i seguaci di ogni spiritualità a questa sorgente, al più grande amore: Gesù Abbandonato.

 

La circolarità dell’amore e il paradosso del “perdere”

 

In Gesù Abbandonato non soltanto si trova la radice di ogni carisma, ma anche l’unità tra tutti i carismi. L’amore più grande porta alla comunione e Gesù Abbandonato diventa via d’unità. “Noi – scrive Chiara parlando del proprio contributo alle altre vocazioni nella Chiesa – dobbiamo soltanto far circolare fra i diversi Ordini l’Amore. Si devono comprendere, capire, amare come Si amano [tra di loro] le Persone della Trinità. Fra essi c’è come rapporto lo Spirito Santo che li lega, perché ognuno è espressione di Dio, di Spirito Santo”12. E nasce Gesù in mezzo.

 

L’aver fatto scoprire ai religiosi la realtà di questa presenza di Gesù tra di loro è un ulteriore fondamentale contributo lasciato da Chiara:

 

“Quando Gesù aveva detto: ‘Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro’, non aveva escluso certo di sottintendere anche: ‘Dove un francescano e un benedettino, o un carmelitano e un passionista, o un gesuita e un domenicano… sono uniti nel mio nome, lì sono io…’. E se era veramente Gesù fra loro, il risultato sarebbe stato che l’incontro con Lui avrebbe fatto il francescano miglior francescano, e il domenicano miglior domenicano. E così la Chiesa poteva risplendere, anche per l’Opera di Maria, più bella e degna Sposa di Cristo, nella sua meravigliosa varietà e nella sua altissima unità”13.

 

Ma l’identità e la comunione passano attraverso una ascesi particolare, come Chiara precisava rispondendo ad un passionista che le domandava cosa significasse essere “popo” (così si chiamano non soltanto i focolarini e le focolarine, ma tutti i membri del Movimento dei Focolari, con un termine che sentiremo subito spiegare da Chiara stessa) e se anche lui, pur essendo passionista, poteva essere anche un “popo”. “Esser popo ed esser passionista – gli spiegava Chiara – è sinonimo. Popo è una parola trentina che significa bambino e per noi significa il bambino del Regno dei Cieli. Ora, il passionista, per poter essere popo, dev’essere un vero passionista, perché altrimenti non è popo. Se diventa un focolarino è qualche cosa di ibrido, che assolutamente non è essere popo… No, il passionista, per essere un vero popo, deve essere un vero passionista. E il vero passionista uscirà, verrà fuori dall’unità con tutti i religiosi: dai francescani, dai domenicani, dai gesuiti… e non dai soli passionisti… Lei sarà un vero passionista solo quando avrà messo in comune con tutti gli altri la propria anima e il proprio essere passionista, perché è la legge del Vangelo: ‘Chi perde la propria anima, la trova’; quindi, chi perde il proprio esser passionista, si trova passionista; chi perde il proprio esser francescano, si trova francescano, ecc. Solo quando avrà fatto quest’ascetica, lei si troverà veramente passionista”14.

 

È la più profonda e paradossale delle consegne di Chiara. Lei che ha avuto la passione per i fondatori e ha spinto i giovani religiosi a conoscerli e a studiarli, raccomanda di non pensare al proprio Ordine, ma di buttarsi a capofitto nell’Ideale dell’unità, nella scelta di Dio, nella purezza evangelica, nella comunione con persone portatrici di altri carismi, sapendo che solo per questa via si giunge alla piena identità carismatica.

 

Sogna così dei religiosi che, perché uniti, hanno la luce per poter ridonare alla Chiesa e al mondo tutte le ricchezze di dottrina e di sapienza, di vita e di santità seminate dallo Spirito nelle Famiglie religiose lungo i secoli.

 

Con visione profetica Chiara, grazie all’apporto dei carismi, immagina la Chiesa del futuro “più una, più attraente, più calda, più familiare, più dinamica, più mariana, più carismatica… Che il Signore voglia questa comunione anche con loro – dice rivolgendosi in particolare alla Famiglia francescana –, gloria e vanto della Chiesa, affinché il suo aspetto carismatico acquisti nuovo vigore, nuovo splendore e, nell’unità piena e cordiale con quello istituzionale, dia frutti mai visti”15 .

 

 

 

1 C. Lubich, Conversazione ad un gruppo di religiosi (Mollens, Svizzera, 5.8.2000).

 

2 Id., La Chiesa, testo inedito del 1950.

 

3 Ibid.

 

4 Ibid.

 

5 Id., Conversazione ad un gruppo di religiosi (Rocca di Papa, 21.9.1968).

 

6 Id., Conversazione ad un gruppo di religiosi (Rocca di Papa, 4.4.1968).

 

7 Id., Conversazione ad un gruppo di religiosi (Rocca di Papa, 25.6.1974).

 

8 Id., Conversazione ad un gruppo di religiosi (Rocca di Papa, 9.2.1979).

 

9 Id., Ulteriore testo inedito, 1950.

 

10 Ibid.

 

11 Ibid.

 

12 Ibid.

 

13 Id., Scritti spirituali/3, Città Nuova, Roma 19892, p. 65.

 

14 Id., Risposte ad un gruppo di religiosi (Rocca di Papa, 13.2.1975).

 

15 Cf. “Unità e Carismi” 2000/6, dedicato all’incontro di Chiara con i Francescani ad Assisi (20.10.2000).

 

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