Un Bangladesh, che vive ancora in una pericolosa instabilità politica e sociale, ha salutato per sempre una delle persone che più ha segnato la vita del Paese nato nel 1973 dalla guerra con il Pakistan, al quale era stato annesso, come Bengala Orientale, alla fine del periodo coloniale britannico e della partizione fra India e Pakistan. Il 30 dicembre, infatti, è morta Khaleda Zia, la prima donna Primo Ministro del Bangladesh, la cui lunga rivalità con Sheikh Hasina – fuggita in India dopo le rivolte popolari del 2024 – ha scandito la vita politica del Paese dagli anni Ottanta del secolo scorso ad oggi.
Zia era stata la moglie di Ziaur Rahman, eroe nazionale della guerra di indipendenza dal Pakistan, e successivamente diventato presidente del nuovo stato. Rahman fu ucciso in un colpo di stato militare nel 1981 e, come spesso accade nel subcontinente indiano – Indira Gandhi e il figlio Rajiv in India, Benazir Bhutto in Pakistan, Srimavo Bandaranaike in Sri Lanka –, aveva preso il posto del marito nella vita pubblica del Paese, diventandone una delle figure politiche più significative, ma anche maggiormente divisive.
Alla morte del marito si fece immediatamente carico dell’impegno politico per portare avanti quello che nel sub-continente indiano viene definito family raj, la gestione del potere per discendenza familiare, una formula spesso acclamata dalle folle oceaniche di quella parte di mondo. Zia riuscì nell’impresa di guadagnarsi un seguito di fedelissimi che sposarono la sua posizione intransigente contro la dittatura militare.
Salì al potere per la prima volta nel 1991, e rimase a capo del Paese per un quinquennio, per esser rovesciata dalla sua grande rivale, quella Hasina che rimase la sua acerrima rivale politica per i successivi tre decenni, fino alla scelta dell’esilio volontario – eufemismo che sta per “fuga” – avvenuto nel 2024.
Per trent’anni, Zia e Hasina si sono alternate con regolarità nella carica di Primo Ministro del Bangladesh, dando vita ad una rivalità politica senza esclusione di colpi. Il regime di Zia del 2001 fu accusato di corruzione e, dopo che Hasina riprese il potere nel 2009, fu nuovamente colpita da una sfilza di accuse dello stesso tipo. Nel 2018 fu riconosciuta colpevole e condannata a dieci anni di carcere per corruzione. Il suo partito affermò che le accuse erano di carattere politico e mirate, essenzialmente, a indebolire l’opposizione.
Hasina, che in quel momento si trovava a governare il Paese, negò tutto questo. Tuttavia, non solo Zia ma anche il Bangladesh National Party (Bnp), di cui Zia rimase la leader indiscussa, subì una serie di attacchi politici dal potere di Hasina che incarcerò la maggior parte dei leader dell’opposizione o, comunque, li costrinse a rifugiarsi all’estero, prima di seguire la loro stessa sorte.
Zia rimase per anni agli arresti domiciliari fino alla già menzionata fuga di Hasina durante una rivolta di massa nel 2024. In quell’occasione è stata liberata, ma la sua salute aveva già cominciato a mostrare dei cedimenti. Nonostante questo, comunque provata nel fisico, nel novembre scorso, aveva promesso che si sarebbe impegnata nella campagna elettorale per le elezioni previste a febbraio 2026, le prime in Bangladesh dalla caduta di Hasina. E proprio a fine novembre è stata ricoverata in ospedale, dove le sue condizioni hanno continuato a peggiorare.
Dopo l’annuncio della sua morte, il primo ministro ad interim Muhammad Yunus, premio Nobel e attuale gerente del potere politico fino alle nuove elezioni, ha definito Zia un “simbolo del movimento democratico”. Il figlio di Zia, Tarique Rahman, che aveva vissuto in esilio nel Regno Unito per 18 anni, è tornato in Bangladesh questo mese per partecipare alle elezioni, con il Bnp considerato favorito.
Pur rimanendo, in modo diverso ma analogo a Hasina, una figura emblematica e altrettanto controversa della storia della giovane nazione indipendente del Bangladesh, in occasione dei funerali, il 31 dicembre, Zia è stata salutata da un’immensa folla. Milioni di persone si sono riversate nelle strade in quello che è stato descritto come il più grande funerale della storia del Paese, unendo per un giorno cittadini di ogni fede e classe sociale. Tra i presenti figuravano dignitari stranieri, il premio Nobel Muhammad Yunus e i vertici dell’esercito.
Khaleda Zia è stata sepolta con i massimi onori di Stato accanto al marito. «Non era più solo una leader di partito; era diventata una figura nazionale», ha dichiarato un partecipante, riassumendo il sentimento di molti: «Il suo nome sarà scritto a lettere d’oro nelle pagine della storia».