Dopo le uccisioni di migliaia giovani iraniani che protestavano a causa delle condizioni di vita divenute insopportabili, si fa un gran discutere se il presidente statunitense Donald Trump attaccherà l’Iran e come risponderà la Repubblica Islamica a questo attacco. Molti Paesi della regione, compreso Israele, hanno tentato di dissuadere il presidente americano dall’attuazione degli attacchi, per non peggiorare la situazione.
Negli ultimi tempi, inoltre, Trump ha più volte dichiarato che sono in corso colloqui bilaterali Iran-Usa sul nucleare iraniano. Intanto, a fine gennaio, i ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno dichiarato i pasdaran iraniani organizzazione terroristica, in quanto principali responsabili delle stragi. In cosa consiste questa dichiarazione? Che tutti i membri dei “Corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica”, i 125 mila pasdaran, o secondo altre fonti 190 o anche 210 mila, non potranno entrare nei Paesi dell’Unione, dove fondi e beni di loro proprietà verranno congelati, e ogni finanziamento o transazione commerciale che li riguardi sarà bloccato. A livello politico, i pasdaran vengono ora considerati dall’Unione Europea sullo stesso piano di Hamas, dell’Isis e di al Qaeda.
Queste misure, di fatto simboliche, si aggiungono alle sanzioni che l’Unione Europea ha stabilito da anni contro alcune centinaia di funzionari iraniani, al blocco delle esportazioni di materiali finalizzati a costruire missili e droni, e alle dure sanzioni contro il programma nucleare iraniano reintrodotte a settembre 2025.
Accanto alla dichiarazione europea di fine gennaio contro i pasdaran, i ministri europei hanno varato anche sanzioni contro funzionari responsabili della repressione nel sangue delle proteste. Si tratta del ministro dell’interno Eskandar Momeni, del procuratore generale Mohammad Movahedi-Azad e di un giudice di Teheran, Iman Afshari. Questi funzionari, tramite i pasdaran e gli uomini della milizia basiji sono ritenuti i principali responsabili diretti delle stragi del 9-12 gennaio, attuate in almeno 19 città iraniane e in 6 quartieri di Teheran. I cortei di chi protestava sono stati mitragliati dai tetti, ci sono stati accoltellamenti tramite irruzioni in moto dei basiji tra le persone in fuga, e retate negli ospedali per arrestare e in molti casi uccidere con un colpo in testa i feriti scampati ai precedenti massacri. I cadaveri di molte delle persone giustiziate nelle strade e negli ospedali, e raccolte in obitori strapieni, sono stati in seguito consegnati ai parenti esigendo un pagamento (5-7 mila dollari a persona) come risarcimento spese.

Un autobus bruciato a Teheran, Iran, 15 gennaio 2026. Il Paese è sottoposto a un blackout quasi totale di internet a livello nazionale, iniziato l’8 gennaio, nel mezzo di un’intensificarsi dell’ondata di proteste antigovernative. Ansa, EPA/ABEDIN TAHERKENAREHEPA
Evidentemente non si sa quanti civili iraniani siano stati uccisi: le fonti ufficiali del regime hanno pubblicato circa 3 mila nomi. Ma altre fonti raccolte dalla numerosa diaspora dissidente e organizzata ipotizzano oltre 30 mila uccisi, in gran parte giovani. Nonostante il prolungato blocco di Internet imposto dal regime, sono infatti filtrate numerose testimonianze, con video, foto, documenti, appelli.
Chi sono i pasdaran? Il Sepah-e Pasdaran-e Enghelab-e Islami (Corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica), i cui membri sono appunto detti pasdaran, cioè “guardiani”, è stato fondato direttamente dall’ayatollah Khomeini nel 1979. Nati come una sorta di corpo di pretoriani, una guardia ideologica del regime, negli anni hanno costruito un impero economico occupando via via gli spazi della politica, ma anche dell’università e della ricerca. Forse metà del Pil iraniano sarebbe controllato dall’economia dei pasdaran, che possiedono o influenzano edilizia, energia, telecomunicazioni, trasporti, banche, agricoltura e import‑export, comprese le compagnie di navi ombra che trasportano il petrolio sanzionato. Ed hanno costituito una vera e propria compagnia affiliata ai guardiani, Khatam al-Anbiya, che controlla centinaia di aziende.
A livello militare costituiscono non solo un esercito parallelo alle forze armate ufficiali, che anzi superano come numero di militari e disponibilità di armamenti. Ma soprattutto, i pasdaran non dipendono dal governo in carica, ma sono legati solo alla Guida Suprema, di cui influenzano a loro volta la nomina.
Il corpo dei guardiani è quindi un organismo complesso formato da centinaia di migliaia di membri, organizzati in sei dipartimenti, uno dei quali costituisce la milizia paramilitare volontaria Basij, che fa quindi parte dei pasdaran. I basiji hanno il compito di vigilare sull’osservanza delle norme islamiche (fra le quali il famigerato velo obbligatorio per le donne).
Gli altri 5 dipartimenti dei pasdaran sono: forze di terra, forze navali, forze aerospaziali, intelligence e la famigerata forza Quds che opera nelle missioni all’estero. Vale a dire che anima e sostiene il cosiddetto “asse della resistenza” formato dalle milizie sciite filo iraniane in Libano (Hezbollah), Siria, Iraq e Yemen (Houthi). I pasdaran sono diventati sempre più, negli anni, una potente macchina: militare, economica e repressiva. Che ha un unico scopo istituzionale: garantire la sopravvivenza del regime attraverso il potere.
Una domanda, che io non musulmano mi pongo, ma che temo non se la pongano più da tempo pasdaran, basiji e temo anche molti capi iraniani (pare non tutti): come si collega tutto ciò con i 5 pilastri della religione islamica, cioè testimonianza, preghiera, elemosina, digiuno e pellegrinaggio?