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Mondo > Europa

Incertezze costituzionali

di Roberto Catalano

- Fonte: Città Nuova


La nuova Costituzione egiziana contiene luci ed ombre. C’è il timore che le forze armate riprendano tutto il potere che la prima rivoluzione aveva tolto loro. Ma nell’incertezza c’è chi vuole solo sicurezza

Un militare a guardia di una moschea al Cairo

Il testo della nuova Costituzione egiziana è stato messo a punto dal comitato dei cosiddetti 50 “saggi”, incaricati dopo i convulsi mesi di luglio ed agosto che hanno visto, di fatto, l’esercito riprendere il controllo del Paese. La proposta della nuova Costituzione sarà oggetto di un referendum popolare che dovrebbe svolgersi entro la fine del 2013. È questa la prima tappa, almeno nelle dichiarazioni da parte delle Forze armate, verso una normalizzazione “democratica”, dopo la destituzione di Morsi, che molti han definito una rivoluzione a furor di popolo e che per altri resta a tutt’oggi, va detto, un semplice colpo di stato. La nuova Costituzione, indubbiamente, assicura nuovi poteri ai militari. Fra questi quelli più evidenti sono la possibilità di giudicare i civili e la mancanza di controllo sul budget dell’esercito da parte di Parlamento e governo.  

«A mio parere – ci ha detto una nostra fonte cairota – la nuova Costituzione ha dei punti positivi. In primo luogo si mostra più liberale e meno “religiosa”. È vero che l'esercito viene protetto, ma dobbiamo cercare di capire il contesto in cui ci troviamo. In Medio Oriente, in effetti, una buona fetta della popolazione resta analfabeta ed esiste una percentuale consistente anche se non maggioritaria di fanatici. A questi due elementi interni si devono aggiungere forti interferenze dall’estero. Tutto questo rende la democrazia ancora una grande utopia. Per certi versi potremmo definirla come uno slogan vuoto che viene usato dai media e dalle grande potenze che offrono sostegno economico, per fini, per altro, molto dubbi». In Egitto, «in questo momento la vera preoccupazione della maggioranza della popolazione è quella di una vita da vivere in pace con la possibilità di mangiare a sufficienza. In generale, si nota una grande stanchezza nel popolo egiziano».

I Paesi occidentali hanno preteso di “esportare la democrazia” in nazioni come Libia ed Iraq… “Vorrei sapere – ci dicono dal Cairo – se la gente che vive in questi Paesi, oggi sia più soddisfatta di quanto non lo fosse prima degli attacchi militari dall’esterno in nome della democrazia».

In effetti, la percezione che la gente ha in Egitto, come pure in altri Paesi del Medio Oriente, è che questi slogan lanciati da altri servono solo a produrre povertà, miseria e violenza. «Finché non ci sarà una pace vera e definitiva in Medio Oriente, ci sarà sempre chi, per interesse proprio, userà l'una o l'altra delle fazione per raggiungere i propri fini. In attesa di questa pace – conclude il nostro interlocutore – dobbiamo accettare di vivere, forse, con un po’ meno libertà, ma con più cibo, vestiti, e possibilità di educare le generazioni future. Per questo a molti non disturba per nulla la presenza di un esercito forte».

Quanto dice la nostra fonte è sintomatica dell’atmosfera che si respira in questi giorni. Il vero dubbio, soprattutto da parte dei liberali, è quello di capire quale sarà il ruolo e il peso delle Forze armate nella vita civile. In generale, nelle sfere più religiose della società egiziana, quella che si riconosce nei Fratelli musulmani, non ci si trova assolutamente d’accordo con la proposta della nuova Costituzione. Neanche i salafiti sono soddisfatti, nonostante la presenza di un loro rappresentante all’interno della Costituente. Risultato: piazza Tahrir è di nuovo blindata.

In effetti, l’articolo della nuova Costituzione che appare più preoccupante è quello che garantirebbe l’esercito contro ogni rivalsa nei loro confronti dei cittadini. Prevede la competenza dei tribunali militari anche per i civili che attacchino postazioni militari, basi militari o militari in generale. Per esempio, se ad un certo momento l’esercito decidesse di mettere sotto controllo militare piazza Tahrir e se si scatenassero degli scontri di piazza, i civili sarebbero passibili di processo da parte di un tribunale militare e potrebbero essere condannati per il semplice fatto di essere presenti sul posto.

La via della normalizzazione, quindi, è ancora lunga. Ma, come molti sottolineano, in Egitto ed in altri Paesi dell’area meridionale del Mediterraneo, in questi contesti, le previsioni sono sempre difficili e possono essere contraddette nel giro di poche ore. Senza dubbio, viene fatto notare da più parti, gli egiziani hanno fatto due rivoluzioni nel giro di un paio d’anni, nel corso dei quali hanno cambiato tre Costituzioni, e si preparano nuovamente a recarsi a votare per un referendum. Il Paese oggi è polarizzato su due posizioni contrapposte – alcuni arrivano a parlare di una spaccatura –, ma la grande preoccupazione della gente è, come appare chiaramente nelle strade del Cairo, quella di riacquistare una vita sicura anche a costo di perdere un po’ di libertà. Nel timore che, approfittando della situazione confusa, facciano la loro riapparizione le vecchie famiglie e le oligarchie tradizionali.

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