Diretto dal brasiliano Kleber Mendonca Filho e premiato a Cannes per la miglior regia, L’agente segreto è una spy story incalzante ambientata nel 1977 durante il carnevale di Recife, in Brasile. Si fa festa, ci sono 91 morti, una dittatura feroce e l’attivista rivoluzionario Marcelo che torna a casa per vedere il figlio, cresciuto dai nonni. È inseguito da due killer pagati da un imprenditore corrotto e protetto dalla polizia a cui Marcelo, che è ingegnere, ha fatto saltare una danarosa speculazione.
Marcelo, nome di battaglia, è un uomo quasi cinquantenne, assomiglia un po’ a Che Guevara, ma è perfetto nel cambiare look e per sfuggire ai sicari in una città dove la violenza e il sangue sono una normalità. Così la sua vita è una fuga continua tra un ambiente ed un altro, tra il suocero − la moglie è morta – e il bambino che gli scrive biglietti affettuosi, e altri rivoluzionari nascosti da un’anziana coraggiosa, donna Sebastiana.
L’agente viene inseguito e la sua storia verrà poi raccontata al figlio che conosce così poco del padre. La regia filma accuratamente l’ambiente, la povertà e la miseria, lo sfruttamento e la cattiveria, realtà ancor oggi attuali in un paese che conosce governi duri – distruggendo la propria parte di Amazzonia – ed un pericoloso vicino, cioè gli Usa. Lui, l’agente – un ottimo Wagner Moura, famoso per il ruolo di Escobar nella serie Narcos -, è l’immagine di una ricerca sempre attuale da parte dei brasiliani, di uguaglianza sociale, di affetti familiari costanti in un paese dove è difficile essere liberi.
Fotografato con cura nella presentazione della vita e del paesaggio reale, denso di primi e primissimi piani dei personaggi, talora di una bruttezza caricaturale, il film, attraversato da un ritmo anche angosciante, rappresenterà il Brasile agli Oscar e non sarebbe male se vincesse alcuni premi, forse quello del miglior attore straniero protagonista.
Cime tempestose, ma non troppo
A chi si aspettasse una versione abbastanza corretta e fedele del romanzo di Emily Bronte (1847), sulla storia d’amore tragica e impossibile tra il trovatello Heathcliff e la bionda Cathty, dobbiamo dire che qui la regista e sceneggiatrice Emerald Fennel ha puntato ad un film lussuoso di pretto stampo hollywoodiano e astutamente commerciale − per adolescenti in particolare –, dove del romanzo restano solo alcune parti, dato che si concentra sull’amore proibito e inespresso fin che si vuole (nel romanzo), ma anche vissuto (nel film) in modo carnale intenso fra i due, con tutte le conseguenze del caso.

Gli attori australiani Jacob Elordi e Margot Robbie arrivano alla première britannica di “Wuthering Heights” all’Odeon Luxe Leicester Square, a Londra,5 febbraio 2026. Credit: ANSA/EPA/TOLGA AKMEN.
Lunghissimo, fastoso, iper romantico nelle brughiere, nelle notti, nei cieli cupi, nelle tempeste e galoppate al vento, fra case diroccate, interni splendidi, e amori perversi collaterali con tanto di atmosfere vagamente surreali, il film sconta la sua tendenza al melodramma col dar visibilità ai due interpreti australiani, oggi sex-symbol, cioè Jacob Elordi e Margot Robbie (definita la donna più bella del mondo…), impegnati fino allo spasimo nei loro ruoli.
Un melodramma dalla onnipresente colonna sonora, con dialoghi prevedibili, riprese in primissimo piano (un po’ da fotoromanzo): una fiction spettacolare, ma anche un po’ superficiale, tecnicamente ben fatta, ambiziosa nelle scene e nei costumi, e ottimamente pubblicizzata. Ma, a dire il vero, c’è stato anche di meglio.
