Il tossico e l’immigrata

Senza prospettive per il futuro ed entrambi di fronte ad una scelta. L’appiglio di una persona amica.
Illustrazione Il Tossico e l'immigrata
Non posso dimenticare quella sera. Una vera e propria tempesta sembrava proibire il mio progetto di uscire. Nel cuore sentivo però l’urgenza di mantenere la promessa fatta. Avevo promesso a Sergio, un ragazzo tossicodipendente, di andarlo a trovare in ospedale.

L’acqua cadeva dal cielo a dirotto, il vento fischiava forte e sembrava dovesse far cadere gli alberi del giardino. Il mio ombrello non riusciva di certo a proteggermi dalla pioggia che inzuppava come non mai i miei vestiti. A causa del vento anche nuvole di polvere e foglie secche si sollevavano e sbattevano contro di me mentre mi avviavo alla porta della clinica neurologica.

Una vera tempesta fuori, ma più violenta la tempesta nel cuore del mio amico. Aveva da poco, forte della mia amicizia, iniziato un periodo di disintossicazione; ma quel riprendere contatto con la vita “normale”, quel suo diventare lucido e presente a sé stesso gli avevano mostrato in tutta crudezza la realtà della sua vita.

La famiglia d’origine, ormai stanca, sembrava non volersi più prendere cura di lui. Aveva avuto anche una moglie che lo aveva lasciato, dopo che lui aveva dilapidato tutte le loro sostanze; e della sua bambina non aveva notizie.

Lo trovo così, stravolto, senza speranza, con un passato da dimenticare e senza nessuna prospettiva di futuro. Ascolto il suo sfogo e poi gli dico: «Hai visto che tempesta c’è stasera? Non sei certo però che fra un po’ cesserà? Forse avverrà stanotte o forse domani, ma non sei certo che prima o poi tornerà a risplendere il sole? E allora perché non credi che anche nella tua vita potrà accadere qualcosa di simile?».

Un esempio ben riuscito, forse per quell’affetto sincero che non chiede niente in cambio; o forse lui ha intravisto, grazie ad esso, la cengia cui aggrapparsi per poter risalire la china… Certo è che da quel momento, in quel ragazzo, il desiderio di ricominciare una vita nuova è diventato molla per un vero cammino di recupero.

Ha cambiato vita, mentre familiari e medici lo avevano dato per spacciato. Dio può servirsi anche di una tempesta per manifestare il suo amore.

 

Trovarsi a vivere in un Paese straniero è sicuramente cosa non facile. Ho conosciuto E. perché un’amica mi aveva parlato di lei. Assiste infatti il papà anziano della mia amica ed ora, lei mi racconta, ha tanti problemi. Originaria delle Filippine, dove ha lasciato i suoi, si è industriata da sola a cercare lavoro e alloggio. Ha trovato questa possibilità, per risparmiare, di alloggiare in casa di questo signore. I parenti sono contenti perché così anche di notte il vecchio signore non è solo e lei riesce a mettere da parte un bel po’ di soldi da mandare alla famiglia, nel suo Paese.

Ma la solitudine fa dei brutti scherzi e si imbarca in una relazione con un connazionale che, scoprirà dopo, in realtà ha già moglie e figli nelle Filippine. E così si ritrova incinta e con la prospettiva di non poter più lavorare, qualora dovesse portare avanti la gravidanza. Per niente disposto a prendersi cura sia di lei che del bambino, lui si dilegua, come era forse prevedibile.

Vado a trovarla e le offro tutto il mio aiuto e quello di tante amiche che da tempo sono impegnate nel sostenere mamme in difficoltà. Lei mi parla dei suoi sogni. Avrebbe tanto desiderato un figlio e in particolare una bambina, ma adesso non sa proprio come fare e non vede altra soluzione se non l’aborto. Dopo averle prospettato, senza successo, una possibile soluzione per tutti i vari problemi reali, azzardo una promessa: se porterà avanti la gravidanza, darà alla luce sicuramente una bambina!

Strano a dirsi, ma è quella promessa, a dir poco alquanto difficile da mantenere, che sembra sbloccare la situazione. E. avrà il coraggio di accogliere quella nuova vita, ma perché si fida del nostro aiuto.

Non sto a raccontare quanti problemi si son dovuti superare: starle vicino nell’ultimo periodo, assisterla in ospedale, darle dei soldi nel periodo in cui non ha potuto lavorare. E la promessa? Sì, è nata una bellissima bimba. Sono diventata sua madrina. Alla festa per il battesimo organizzata da noi, piatti tipici nostri e delle Filippine, e tanta tanta gioia.

Un giorno mi ritrovo E. dietro la porta di casa. Non sta bene, ha una forma di intossicazione e non può allattare né occuparsi della bambina. Ha pensato di trasferirsi per un po’ a casa mia. Non mi ha neanche avvisata, tanto è certa che io l’accoglierò. Mi ritrovo a dovere di corsa procurare latte, biberon e tante altre cose. Coinvolgo la mia vicina di casa, che corre in mio aiuto, e la notte sto accanto alla piccolina, che vicino a me dorme serena.

E la storia continua.

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