Il 26 dicembre Israele ha riconosciuto il Somaliland, un piccolo stato situato nel Corno d’Africa, sulle rive del Golfo di Aden. Il Somaliland ha dichiarato la propria indipendenza dalla Somalia nel 1991, ma non era mai stato riconosciuto a livello internazionale prima dell’iniziativa israeliana.
Rispetto alla Somalia, il Somaliland è una piccola oasi di pace democratica e stabile, che gode di una propria costituzione, di un sistema politico ed elettorale relativamente ben funzionante, di una propria valuta e di un proprio esercito.
Questo riconoscimento da parte di Israele, tutt’altro che insignificante, è estremamente importante e avrà senza dubbio conseguenze a medio e lungo termine. La regione in cui si trova il Somaliland è di particolare interesse per le potenze occidentali e meridionali.
In questa contesa geopolitica, qualsiasi valutazione della legittimità della rivendicazione di indipendenza del Somaliland passa in secondo piano.
L’autoproclamata repubblica del Golfo di Aden è diventata centrale nella lotta per l’accesso militare, il controllo dei porti e l’influenza regionale attraverso il corridoio del Mar Rosso.
La sua posizione geografica è una risorsa importante. Infatti, il 10-12% del commercio marittimo globale e quasi un terzo delle esportazioni di petrolio passano attraverso questa regione, che controlla l’accesso al Mar Rosso e al Canale di Suez, così come al porto israeliano di Eilat.
Negli ultimi anni le tensioni in Medio Oriente hanno rafforzato l’importanza strategica del Somaliland, che si trova a 200 chilometri dalla costa dello Yemen, dove i ribelli Houthi non solo si oppongono all’Arabia Saudita, ma attaccano anche Israele.
Per Israele, stabilire legami con il Somaliland è quindi di interesse militare e commerciale, e consente allo Stato ebraico di monitorare questa rotta marittima. Netanyahu in passato ha anche apertamente parlato di piani per trasferire in Somaliland una parte dei palestinesi di Gaza.
Berbera, il principale porto del Somaliland, rappresenta anche un nuovo polo per la cooperazione militare tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele, che si è intensificata da quando gli Emirati Arabi Uniti hanno riconosciuto ufficialmente Israele nel 2020, nell’ambito degli Accordi di Abramo sponsorizzati dagli Stati Uniti. La posizione degli Stati Uniti non è ancora chiara. Non hanno ancora riconosciuto il Somaliland, soprattutto perché tengono molto al loro rapporto con la vicina Somalia, dove mantengono una base militare, mentre il gruppo islamista affiliato ad al-Qaeda, al-Shabaab, controlla quasi un quarto della Repubblica federale somala.
Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele è stato fermamente condannato dall’Unione Africana (Ua) e dal governo somalo di Mogadiscio come un attacco alla propria integrità territoriale, una posizione sostenuta dalla maggior parte dei leader africani e arabi, tra cui Arabia Saudita ed Egitto. E anche dalla Turchia. Il Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana si è riunito il 6 gennaio, dichiarando di «condannare e respingere fermamente il riconoscimento unilaterale da parte di Israele della cosiddetta Repubblica del Somaliland e di chiederne l’immediata cancellazione». Nella sua dichiarazione, l’Unione Africana ritiene che questa decisione metta a repentaglio l’integrità territoriale della Somalia, Paese da cui il Somaliland ha dichiarato la propria separazione nel 1991, alla caduta del dittatore Siad Barre. Il Consiglio Politico di Pace e Sicurezza dell’Unione Africana ha chiesto la “revoca immediata” del riconoscimento del Somaliland da parte di Israele. L’iniziativa è stata denunciata anche da Mogadiscio, che considera il Somaliland parte integrante del proprio territorio. Il governo somalo ha dichiarato di voler annullare tutti i suoi accordi anche con gli Emirati Arabi Uniti per «violazione della sovranità nazionale».
Anche la Turchia si è schierata con la Somalia, il suo principale partner strategico nella regione, che ospita la più grande base militare turca all’estero, il progetto di una base spaziale e l’imminente realizzazione di trivellazioni petrolifere.
