Il senso della vita (e della follia) in Alda Merini

A un anno dalla scomparsa di Alda Merini, una delle più grandi poetesse italiane del Novecento, l’Autore propone una rilettura della sua parabola umana e poetica, attraverso la domanda sul senso della vita (e della follia), cui la poetessa stessa risponde. Chiamata, con vocazione “pre-puberale”, alla poesia, la Merini si scontra con i costumi e le aspettative della società nei confronti della donna, causa per lei di disagio mentale e ripetuti internamenti. La Merini conosce l’inferno dantesco dentro i manicomi e quello calviniano (fuori) dell’isolamento, della diffidenza nei suoi riguardi, in quanto diversa. Ma ad ogni tentativo di correggere e cancellare l’amore, la libertà e la poesia, suoi “valori sostanziali”, la poetessa resiste e reagisce, con il «potere salvifico della parola», lasciandoci una bruciante testimonianza di fedeltà alla sua vocazione di donna e poeta, perseguita nonostante il ruolo riservato dalla società all’una e all’altra, nonostante la malattia, l’esperienza manicomiale, lo stigma che ne deriva.

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