È vero che siete re?
I re magi vero? No, non siamo re. Siamo astronomi. Scrutiamo i cieli. I cieli parlano e noi li ascoltiamo. Tutti possono ascoltare la loro voce, ma nessuno si pone in ascolto. Le stelle sono silenti, ma per chi sa ascoltarle raccontano storie meravigliose.
Come la stella che avete visto e che avete seguito? Cosa vi ha detto?
Il cielo è la mappa della terra. Vi sono disegnate tutte le nazioni e le stirpi e i popoli della terra. Puoi vedervi l’Egitto e la Persia, la Grecia e l’India lontana. Quello che accade lassù annuncia quello che accade quaggiù. Vi sono tracciati i confini anche della piccola nazione d’Israele, ed è proprio nella sua mappa celeste che abbiamo visto accendersi una stella luminosa come mai se n’erano viste. Era il segno che quaggiù, in quella piccola nazione, era nato un grande personaggio, certamente un re, la cui luce sarebbe rifulsa nel mondo con la stessa brillantezza che possedeva la sua stella nel cielo.
Era proprio una stella? Non si sarà trattato della congiunzione di Giove e Saturno?
Quante ipotesi hanno sostenuto i vostri astronomi! La nostra testimonianza è per loro un autentico enigma e i loro calcoli non tornano mai. I nostri, invece, risultarono infallibili. Sapevamo per certo che nel regno di Giuda stava per nascere o era da poco nato un grande re.
La stella vi aveva indicato la regione della Giudea, ma trovare il bambino sarebbe stato come trovare un ago in un pagliaio. Una volta giunti nella terra designata non avevate ulteriori indicazioni: era come se la stella fosse sparita. Fu per questo che vi rivolgeste al re d’Israele?
Chi altri meglio del re avrebbe potuto dirci dov’era nato il nuovo re?
Siete andati nella tana del lupo. Non sapevate che Erode era un re crudele, che aveva ucciso una delle sue mogli, alcuni figli, un centinaio di persone che sospettava complottassero contro di lui? Avete rischiato grosso anche voi.
Non sapevamo. Siamo studiosi, sempre con la testa tra le nuvole, nel senso vero della parola! Ci siamo subito resi conto di quanto fossimo diversi. Noi ci eravamo incamminati da lontano alla ricerca della luce, lui invece non si mosse: nessuna passione per la verità. Poi sapemmo che anche i pastori, appena seppero del bambino, si erano subito detti: “Andiamo a vedere”, e si erano incamminati in fretta. Erode no, non si mosse, incollato sul suo trono, preoccupato del potere, incapace di meraviglia e di novità. Disse a noi di cercare. Perché non si mise alla ricerca con noi? Avrebbe trovato, come noi trovammo.
Come faceste a trovare, tra tanti villaggi, tra tanti nati?
La stella! Tornammo a rivedere la stella! Che gioia quando ci apparve di nuovo. Ci mettemmo addirittura a correre. Ci precedeva veloce e ci condusse alla casa del re. Si fermò proprio sulla sua casa.
Una stella che corre e che si ferma su una casa? Siete proprio sicuri? Comincio a dubitare dalla vostra professionalità scientifica.
Non era più la stella che avevamo visto apparire nella mappa del cielo dove era disegnato il regno d’Israele. Era la luce di un angelo, era un angelo di luce.
E voi sareste degli astronomi?
Lo eravamo. Ora siamo dei credenti.
E cosa trovaste?
Ci immaginavamo chissà quale reggia, chissà quale corte e quale re. Invece una casa addossata a una grotta e un bambino come tutti i bambini, con attorno soltanto il babbo e la mamma. Ma era tutto più luminoso del cielo. Era il cielo caduto sulla terra. Regale, celeste, divino. Cademmo prostrati e adorammo.
Si dice che ognuno di voi provenga da una parte diversa del mondo… uno di voi è giallo, uno bianco, uno nero…
Quante leggende sul nostro conto. Siamo davvero colorati come ci dipingono? Guardaci in viso. I nostri volti, sferzati dai venti, si sono abbruniti alle vampe del sole. Forse le leggende hanno visto in noi il compimento delle antiche profezie che volevano giungessero a Gerusalemme tutti i popoli della terra…
Da dove venite, allora?
Da Babilonia. Seguendo le tradizioni dei nostri padri ci siamo dedicati agli studi astronomici e astrologici. Abbiamo passato le giornate curvi sugli antichi codici, e le notti a scrutare i cieli… Nella nostra città da secoli la colonia ebraica ha tenuto viva la speranza del Messia e noi ne abbiamo trovato conferma nella stella.
Chissà quanta strada avrete percorso, da soli e in compagnia di carovane, attraverso deserti e terre aride, con il bello e il cattivo tempo…
La stella appariva e scompariva, ma non è mai scomparsa la speranza che ci guidava. Il dubbio a volte ci assaliva. Saremo sulla strada giusta? Avremo interpretato bene i segni del cielo e le Scritture? Forse ci siamo sbagliati? Come il nostro padre Abramo, che partì senza sapere dove sarebbe andato… Come ogni essere umano che sempre si protende in avanti, sempre in ricerca, sempre in cammino.
Rimangono dei sognatori, questi Magi. Il re Erode non si è messo in cammino, è ancora adagiato sui morbidi cuscini del suo trono, sazio di potere, appagato di ricchezza, senza più alcun desiderio. Essi invece… Li vedo provati dal viaggio, i Magi, delusi dai loro colleghi, gli scribi della corte di Erode. Lo studio appassionato e la ricerca, il duro cammino e la fatica hanno disegnato rughe profonde sui loro volti. Eppure non hanno perduto l’incanto e in ognuno scorgo il bambino che ancora è in loro. Conservano intatto il sogno che li ha mossi a lasciare la loro terra e a cercare colui che avrebbe dato senso alla vita.
Finalmente siamo giunti: la stella! Brilla ancora, più lucente che mai, e si posa sulla povera casa. Il bambino è qui e aspetta…
Bussammo. Il padre piallava, lasciò il suo legno e aprì la porta. «E qui il re dei Giudei?». Giuseppe ci guardò stupito e fece cenno d’entrare. Il bambino giaceva nella culla, silenzioso. La madre impastava la farina. Pulì le mani sul grembiule, lo tolse, prese in braccio il bambino, si pose a sedere, poggiò il figlio sulle ginocchia. Giuseppe le si pose accanto, in piedi, e le poggiò la mano sulla spalla.
Ecco una regina seduta sul trono. Ecco un uomo forte come una schiera d’armati. Ecco un bambino come tutti i bambini. Sarà proprio lui? Un re in tanta povertà? Non è forse dall’umiltà che viene la pace?
È lui la stella. È lui la luce che ci ha guidati. E lui il senso del nostro viaggio.
Ci inginocchiammo «Portiamo l’oro prezioso, il dono per i re. Portiamo l’incenso profumato, il dono per gli esseri divini. Portiamo la mirra amara, il dono per chi sa morire per il suo popolo».
Rimanemmo prostrati e il silenzio avvolse la casa. Taceva il bambino, e ne udimmo la voce: «Siete voi il dono per me». Unanimi rispondemmo: «Sei tu il dono per noi».
* * *
Gaspare, Melchiorre, Baldassarre. Ma Artaban dov’è? Quando decisero di partire erano in quattro.
Come i tre Moschettieri, i tre Magi erano quattro. A Colonia, in Germania, ci sono le quattro tombe dei quattro Magi. Uno veniva dall’Occidente, era bianco. Uno veniva dall’Oriente, era giallo. Uno veniva dal Sud, era nero. Ognuno portava un dono: oro, incenso e mirra.
Perché il giorno dell’Epifania non vediamo giungere il Quarto con il suo dono? Perché non arrivò.
Veniva dal Nord e portava con sé un tesoro favoloso, davanti al quale gli altri tre doni sarebbero impalliditi. Lungo il viaggio il Quarto fu attratto da tante cose belle e cominciò a spendere e a spandere. Più si alleggeriva del tesoro più si appesantiva di peccati.
Arrivò finalmente a Gerusalemme, ma erano passati 33 anni.
Trovò Gesù, ma lo stavano inchiodando sulla croce.
Lui non aveva più neppure una moneta. Aveva soltanto tanti tanti peccati, una vita piena di sbagli e fallimenti.
«Cosa mi hai portato in dono?», gli chiese Gesù.
«Ho soltanto tanti tanti peccati, una vita piena di sbagli e fallimenti».
«È il dono più bello, quello che aspettavo da tanto tempo», gli rispose Gesù. «Ora sai perché sono venuto sulla terra».