Torna a farsi sentire la voce di chi è contrario alla ripresa delle estrazioni di gas nell’area del Delta del Po. Il Comune di Adria (Rovigo), l’Ente parco del Delta del Po Veneto e il Coordinamento Polesine No trivelle hanno infatti promosso una manifestazione per ribadire il no, reiterato ormai da anni, a questa eventualità. L’appuntamento è per sabato 21 febbraio alle 10 in Largo Mazzini ad Adria. Hanno già annunciato la loro partecipazione diversi rappresentanti degli enti locali, consiglieri regionali e mondo associativo.
Va ricordato che la situazione è andata via via “scaldandosi”, seppure tra alterne vicende, da quando a novembre 2022 il ministro all’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha sbloccato il piano “ereditato” dall’ex ministro alla Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, che consentiva di riprendere l’estrazione di gas naturale in questa zona dell’Adriatico e autorizzare a tal fine nuove concessioni. A metà 2025 il ministero dell’Ambiente ha rilasciato 34 nuove concessioni. Tra i territori interessati c’è il Polesine, dove già nel 2017 nove Comuni, il Parco del Delta e la Provincia di Rovigo, sostenuti dalla Regione, si erano opposti al progetto Teodorico di Po Valley Operations, ottenendo lo stop da parte del Tar. Tant’è, dato che si tratta di concessioni diverse, ma è un altro dei tanti episodi che hanno contribuito a riaccendere la questione, per quanto non ci sia ancora notizia ufficiale della ripartenza delle attività estrattive.
Questione che vede, da un lato, chi mette al centro le necessità energetiche del nostro Paese: in un frangente in cui non possiamo più contare sul gas russo, e il gas naturale liquefatto presenta costi elevati e logistica complessa, il gas “di casa nostra” può essere un alleato prezioso nel contesto della transizione energetica, come alternativa meno inquinante del petrolio per fare da complemento alle rinnovabili. Dall’altro, c’è il coro pressoché unanime del Polesine: in una zona che già ha patito pesantemente le conseguenze dell’estrazione di gas nel secolo scorso, con il suolo che si è abbassato di diversi metri e il cuneo salino che è risalito a causa della subsidenza, riprendere a trivellare sarebbe deleterio sotto il profilo ambientale, ma anche economico. La consigliera regionale Rossella Cendron del gruppo Le Civiche Venete, ad esempio, ha ricordato in un’intervista a Rovigo.news che il gas estraibile in Italia coprirebbe poco più di un anno di consumi nazionali, e servirebbero comunque anni per arrivare a una produzione significativa; mentre ogni anno vengono spesi 8 milioni di euro per il funzionamento delle idrovore e la manutenzione delle aree sotto il livello del mare, la cui situazione rischierebbe di aggravarsi.
Ad intervenire con un comunicato è stata anche Italia Nostra Sezione di Rovigo, con un appello a tutti i sindaci polesani a deliberare in sede di Consiglio Comunale la contrarietà alle trivellazioni. «Ricordiamo che in passato le trivellazioni nel nostro territorio sono state sospese per evidenti danni per l’abbassamento del suolo e che il governo finanziariamente sta promuovendo progetti con apposite leggi per il ripristino di tali danni – afferma l’associazione – . […] Il rischio è che un ulteriore minimo abbassamento del territorio, combinato con l’innalzamento del livello del mare dovuto al cambiamento climatico, porti a non rendere più gestibile il lavoro dei Consorzi di bonifica, danneggi l’ambiente, le attività economiche importanti quali il turismo per l’erosione delle spiagge, la miticoltura e l’agricoltura per l’ingresso del mare in aree sempre più vaste. Poco lungimirante pensare che la transizione energetica si faccia passando dal gas o dalle scarse risorse del sottosuolo nazionale ed in particolare di quello polesano, che non garantirebbero autosufficienza, se non per un breve periodo. Insistere sulle trivellazioni e sul gas è voler mantenere in prospettiva invece una dipendenza da una energia, quella del gas estratto, che provocherà gravi danni socio-economici ed ambientali».
Su toni simili il movimento civico “Impegno per il bene comune”, che in un comunicato analogo pone però anche l’attenzione sul richiamo alla responsabilità politica: si lamenta infatti come, nonostante sia il Comune di Adria, sia la Regione, sia l’Italia, siano governati dal Centrodestra, non si sia mai delineato un impegno politico coerente e concreto in questo senso, mentre permangono viceversa segnali contraddittori tra i diversi livelli istituzionali. «Le manifestazioni sono gesti democratici importanti – dichiara il movimento nel comunicato – ogni presidio e ogni corteo servono a ribadire un netto NO alle trivelle. Ma oggi non basta più. Alla mobilitazione civile devono seguire atti politici concreti, impegni formali e scelte vincolanti».
