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Il personaggio immaginario

Mio figlio di quasi cinque anni dice di avere un amico che però è frutto della sua fantasia, un elefantino dal naso lungo. Ci parla spesso, coinvolgendo qualche volta anche me, per esempio chiedendomi di salutarlo, dargli da mangiare, ecc. Mi chiedo cosa significhi, se devo preoccuparmi, e se sia più opportuno assecondarlo oppure no…. Clara – Parma Per rassicurarla, vado subito a precisare che il rapporto con un personaggio immaginario non è il sintomo di carenze affettive o di problematiche evolutive. Bensì, è spesso segno di creatività, di capacità introspettiva e riflessiva. Molti bambini, in genere intorno ai quattro anni, si inventano la presenza di amici immaginari con cui parlare e giocare. Di solito, sono rappresentati da animali, da personaggi dei cartoni animati che vengono ad assumere sembianze e capacità straordinarie. Sono caratterizzati cioè con i tratti dell’eroe pronto ad andare in soccorso del bambino nelle difficoltà che incontra oppure tendono ad essere degli amici fedeli sempre disponibili ad ascoltare segreti e confidenze. Talvolta possono essere anche una sorta di doppio del bambino, vengono cioè attribuiti loro i pregi e le capacità che lui vorrebbe avere. Altre volte, questi piccoli amici sono paragonabili alla buona coscienza che indica la strada da percorrere e le scelte positive da compiere. Possono essere anche una valvola di sfogo delle arrabbiature accumulate, per esempio verso i genitori, ed essere quindi portatori di istanze di protesta del bambino. In ogni caso, non c’è motivo di preoccuparsi. Anzi, si può dire che tale rapporto fantastico sviluppa un’attitudine simbolica speciale, cioè dà la possibilità di interiorizzare sentimenti, pensieri, stati d’animo, suscitati dai vari avvenimenti vissuti durante la giornata. Mi chiede cosa è giusto fare, se stare al gioco oppure mettere suo figlio di fronte alla realtà. L’atteggiamento migliore è l’accoglienza e le dimostrazioni di attenzione e di affetto verso suo figlio. Direi che non è opportuno intervenire nel rapporto fra il bambino e l’amico immaginario, se non nei casi in cui è il bambino a invitare esplicitamente a farlo. Allora, si può partecipare al gioco, come accade nel suo caso. Suo figlio è perfettamente in grado di discernere la realtà dalla fantasia. Proprio per questo è meglio essere rispettosi del gioco, evitando di dare interpretazioni da adulti e invadere un suo spazio ludico. Ed è importante anche non prendere in giro il bambino che potrebbe non sentirsi capito e stimato, lasciando insorgere in lui sentimenti di rabbia e di delusione. Così facendo, generalmente verso i sei, sette anni, ma non c’è da preoccuparsi se avvenisse anche più tardi, i personaggi immaginari spariscono da soli. E pian piano il bambino verrà sempre più coinvolto dalla realtà sociale e scolastica, sviluppando una maggiore aderenza alla realtà circostante.

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