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Ambiente > La natura ci insegna

Il paguro cerca-casa

di Oreste Paliotti

- Fonte: Città Nuova

Un geniale crostaceo che passa l’intera vita a traslocare…e intanto sa vivere la “reciprocità”

Paguro – Foto wikimedia commons (T.Friedrich, CC BY-SA 3.0 , via Wikimedia Commons)

Probabilmente, passeggiando sulla spiaggia, vi sarà capitato di imbattervi almeno una volta in un esemplare di paguro. Questo crostaceo con dieci zampe, di cui due artigli per la difesa e l’alimentazione (le chele) e quattro paia per spostarsi, ha l’addome molle privo di corazza e per proteggerlo dai predatori del mare e dell’aria è costretto ad alloggiare in conchiglie vuote, anche se non disdegna – a causa dell’inquinamento – tappi, lampadine, barattoli e altri involucri di plastica…Per mimetizzarsi e difendersi dai malintenzionati queste stravaganti creature arrivano ad ospitare sul guscio così rimediato spugne e attinie, le ultime dotate di appendici urticanti. E questa “casetta”, agganciata col terminale dell’addome, esse si trascinano sempre dietro, blindando l’ingresso con le robuste chele per evitare approcci indesiderati.

Per la loro tendenza ad alloggi nascosti e temporanei, i paguri sono detti anche “granchi eremiti”. Poiché, crescendo, sono costretti periodicamente a cercarsi una conchiglia sempre più grossa (come si cambia un abito logoro o diventato stretto), può capitare di assistere a scene che hanno dell’incredibile. Quando si svolgono sui fondali marini, com’è avvenuto nel 2010 alle biologhe americane Sara Lewis e Randi Rotjan, si osservano file di paguri rimanere più o meno educatamente in “coda d’attesa” anche delle ore per scambiare i propri rifugi temporanei con la conchiglia più adatta; sulle spiagge, invece, questa operazione avviene in modo molto più rapido per ridurre il tempo in cui espongono ai predatori l’addome indifeso: infatti, dopo aver ammucchiato sulla sabbia le conchiglie dismesse (ve ne sono di ogni foggia, dimensione e colore), i paguri si danno da fare freneticamente per “indossare” le più adatte alle loro accresciute dimensioni.

Hanno inoltre la capacità di far ricrescere le zampe, le chele o gli occhi peduncolati persi durante la muta. Sembra anche che, al momento di concludere il ciclo vitale, mediante segnali forse olfattivi, avvisino i propri simili di aver messo la personale conchiglia a loro disposizione. Presenti in tutto il mondo in ambiente marino (ma ai tropici ne esistono anche di terraferma, salvo poi a trasferirsi in mare per la riproduzione), sono creature socievoli, riunite in gruppi che possono superare anche i 100 esemplari: non è raro, infatti, sorprenderli mentre consumano un pasto comune a base di animali morti, detriti vegetali e altra materia organica che condividono anche con le attinie installate sulla conchiglia, quasi a ricambiare i favori ricevuti da queste coinquiline scaccia-estranei.

Numerosi studi scientifici hanno riconosciuto nei paguri un certo livello di intelligenza e consapevolezza come la capacità di avvertire dolore, per cui meriterebbero di essere inclusi nella definizione di “animali”, usufruendo così di adeguate misure di tutela. Sebbene molte delle circa 800-110 specie siano note, la biodiversità di molte altre è ancora oggetto di studio, comprese alcune abissali di cui si sa poco. Col progredire delle ricerche, chissà cos’altro potremo imparare da questi affascinanti crostacei: intanto, ci stupiscono per l’ingegnosità e l’aiuto reciproco.

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