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Cultura > Arte e Spettacolo

Il femminicidio di Saverio La Ruina

di Giuseppe Distefano

- Fonte: Città Nuova


"Polvere" è il titolo del nuovo spettacolo dell'attore calabrese pluripremiato che racconta un rapporto di potere tra un uomo e una donna apparentemente innamorati

Un momento dello spettacolo

Mette in atto un match verbale di crescente e impercettibile violenza relazionale, uno stillicidio di parole, di pensieri, di gesti, che apre la strada a un inferno dell’anima, senza ritorno. Una violenza non esplicita, non fisica, ma sottile come la polvere che s’insinua negli interstizi della mente, logora gli ingranaggi fino ad annientare i sentimenti, lo spirito, e il corpo.

E Polvere è il titolo del nuovo spettacolo di Saverio La Ruina. Autore e interprete di monologhi plurupremiati, l’attore calabrese cambia ora registro e affronta un testo dialogante (con la bravissima attrice Jo Lattari) costruito in base a letture, incontri e interviste a donne e uomini per approfondire i meccanismi malati che conducono l’uomo al femminicidio, quel raccapricciante fenomeno di cui le nostre cronache sono piene.

Dentro una semplice scena fissa con un tavolo, due sedie, un quadro rosso appeso, e cambi di luce che scandiscono momenti diversi della coppia e ambienti domestici, assistiamo al rapporto di potere che si instaura tra un uomo e una donna apparentemente innamorati, dove il maschio dominatore tesse la trama invisibile di una violenza tutta psicologica che lentamente e inesorabilmente tende ad annientare la donna. La tormenta a più riprese, come un detective, con domande che la confondono, la umiliano e feriscono, mettendo in discussione ogni suo minimo gesto e comportamento. E lei, incapace di reagire razionalmente, di rispondere all’insensatezza delle questioni poste e di ribattere con fermezza, subisce quella manipolazione perversa, quel tormento messo in atto dall’ossessione del partner.

Non c’è una trama particolare, ma situazioni “normali”, brevi quadri colloquiali di un menage che inizia dalla sera in cui, a casa di amici di lei, lui la rimprovera, prima, di non averlo presentato come suo fidanzato, poi per non chiamarlo amore. Quindi le fa notare che lo disturba il gesto di toccarsi il collo in presenza di altri, o le ingigantisce il fatto di averla sorpresa a fumare di nascosto accusandola di non essere una persona affidabile. E via dicendo, in un crescendo di accuse e interrogatori che prendono spunto da atteggiamenti innocui, generando nella donna sensi di colpa, frustrazione, angoscia. E ci lascia sgomenti, come aver ricevuto un pugno allo stomaco, con un senso crescente di rabbia, di vergogna, e di rivolta contro quell’uomo. La Ruina fotografa ai raggi x, gelidamente, uno stato fisico e mentale, si direbbe da referto psichiatrico. E proprio per ciò, in questa sorta di seduta psicoanalitica alla quale sembra di assistere, si potrebbe obiettargli, dato che siamo in ambito teatrale, la mancanza di un filtro artistico, che non si limiti cioè a registrare una patologia comportamentale, ma che ne sublimi la dimensione di cronaca aprendo all’immaginazione. Di certo non lascia indifferenti.

“Polvere”, di Saverio La Ruina, con Saverio La Ruina e Jo Lattari, musiche originali Gianfranco De Franco, contributo alla drammaturgia Jo Lattari, contributo alla messinscena Dario De Luca, disegno luci Dario De Luca. Produzione Scena Verticale. Al teatro India di Roma. In tournée.

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