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Cultura > I film della settimana

Il Bolèro di Ravel

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

La regista Anne Fontaine fa rivivere la storia del celebre brano nella Parigi degli Anni Venti

Era taciturno, solitario, complessato, anche con le donne. Viveva in una casa ancor oggi intatta, con il suo pianoforte che dal 1937, quando è morto a 62 anni, nessuno ha più suonato. Componeva musica assai apprezzata, nuova, ma quando l’impresario teatrale Djagilev, che gli aveva rimandato indietro La Valse, gli propose di scrivere per un balletto, la risposta fu negativa. La celebre ballerina Ida Rubinstein, libera ed eccentrica, era un personaggio a cui non si poteva dire di no. E Ravel accettò la sfida. Nacque il famosissimo Bolèro, colonna sonora di tanti film ed eseguito ogni ora in tutto il mondo.

Il film è la storia di questo brano, della nascita, delle paure di Ravel, e di quel ritmo ossessivo, lacerante, con un crescendo quasi orgiastico che il musicista inventò, forse ricordando le fabbriche assordanti con le macchie dal ritmo monotono e scandito che suo padre gli mostrava.

Si racconta degli Anni Venti, tra gente disinibita, folle, elettrizzata alla quale Ravel risponde con riserbo, distacco, malinconia e una razionalità fin troppo controllata se non nell’eccesso di sigarette continue.

Ironia, furore, fragilità, paure: Raphaël Personnaz incarna Ravel con perfezione, tatto: una pettinatura perfetta, una eleganza distinta, un esserci e non esserci in una società di lusso e trasgressione, di voglia di novità artistiche. Jeanne Balibar è la danzatrice seduttrice Rubinstein, ed Emmanuelle Devos incarna la pianista Marguerite Long, ispiratrice dell’artista.

Le riprese che si sono svolte pure nella casa del musicista, rimasta come era, tra mobili e piante nane, e silenzi, sono emozionanti. Il film conquista, inquieta con quella musica che fece subito il giro del mondo, stupendo il compositore, conquistano la gente che la canticchiava, diretta da grandi interpreti come Toscanini (che però fu in contrasto con Ravel per l’uso dei “tempi”). Musica travolgente e pure misteriosa come il suo autore.

Il film sontuoso è bello, perché non è una biografia celebrativa, non si ferma alla pura descrizione di personaggi e ambienti, ma lascia spazio alla storia personale di Ravel, ce lo fa conoscere con rispetto, rispecchia nelle scene, nella fotografia, nei dialoghi l’uomo complesso e fragile come un cristallo. Da non perdere. Esce il 28.

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