Greta, la rabbia dei giovani e le risposte degli adulti

Perché il discorso della giovane attivista per l'ambiente ha indignato una parte dell'opinione pubblica, lasciando tanti altri entusiasti del suo impegno? Un approfondimento
Environmental activist Greta Thunberg, of Sweden, addresses the Climate Action Summit in the United Nations General Assembly, at U.N. headquarters, Monday, Sept. 23, 2019. (AP Photo/Jason DeCrow)

I giovani sono capaci di percepire e rimandare con forza ciò che gli sta attorno e a cuore, e al contempo possono essere capaci di estraniarsi fino a non essere più in connessione con gli altri. Due estremi che dipingono una stessa variopinta categoria di soggetti.

Quando non si sentono compresi devono infatti trovare velocemente una strategia per far fronte allo scarto tra ciò che pensano e ciò che cercano e, contemporaneamente, l’immagine di sé che gli viene riflessa. In base alle caratteristiche dell’ambiente circostante edalle capacità fino ad allora sviluppate o represse hanno in genere due opzioni:

  • farsi portavoce di ciò che gli sta a cuore, con il sostegno o viceversa contro il parere degli adulti di riferimento,
  • oppure soccombere e credere che non ne vale la pena, che nessuno li ascolterà, che il loro contributo non è importante o che loro non ne sono capaci.

Credo che ogni famiglia con figli adolescenti e ogni adulto che ripensa alla sua adolescenza, possa ritrovarsi nell’una o nell’altra descrizione. Alcune settimane fa abbiamo visto e sentito il discorso di Greta Thunberg alle Nazioni Unite. Qualcuno ne è rimasto infastidito e qualcun altro si è empaticamente riconosciuto in un grido interiore di dolore e di protesta. A cosa sono dovute opinioni così contrastanti?

Per rispondere vorrei mettere in relazione alcuni spunti della psicologia, considerazioni sugli adolescenti e le reazioni al discorso di Greta.

1) Secondo lo psicanalista James Hillman, nel passaggio all’adolescenza è insito un tradimento alla vecchia concezione dell’adulto in cui originariamente si riponeva fiducia incondizionata. La perdita della fiducia incondizionata sarebbe il prezzo da pagare per diventare adulti capaci di pensare autonomamente.

Stando a questa lettura Greta e tutti i ragazzi del Fridays for Future sarebbero degli infanti che vogliono continuare a mantenere la fiducia nel mondo adulto e si arrabbiano perché scoprono che non possono più riporvela. Con una siffatta argomentazione si può prendere distacco da una critica alla società, in cui senso e coerenza sono diventati su larga scala concetti astratti e fastidiosi.

2) Secondo lo psicanalista Donald Winnicott la dinamica tra adolescente e adulto porta in se una provocazione per l’adulto che ha un esito differente in base al grado di elaborazione che l’adulto ha fatto della sua storia di adolescente. Si tratta di una sfida che permetterebbe all’adolescente di misurare la sua forza senza che essa si trasformi in una competizione. Avremo dunque adulti capaci di aiutare il figlio a confrontarsi con le sue proprie idee e che non si sentono minacciati da esse.

Ed avremo adulti che entrano nella sfida sfidando a loro volta, arrabbiati perchè i figli hanno opportunità che loro non potevano avere e disposti ad attaccarli fino a ridicolizzarli e sminuirli pur di non permettere la messa in dubbio delle proprie certezze e della loro credibilità.

Stando a questa lettura, i ragazzi del Fridays for Future vengono sostenuti da quegli adulti che non li percepiscono come antagonisti, ma che li incoraggiano a sviluppare le loro competenze a riguardo e rimandano il senso che le domande di senso e di coerenza di cui sono portatori sono legittime. Viceversa vengono sminuiti, ridicolizzati o addirittura ignorati dagli adulti che nella loro protesta avvertono una minaccia alla propria coerenza interna tra idee, interessi, dichiarazioni ed azioni. A questi giovani non resta altra scelta che arrabbiarsi o rimanere sdraiati.

3) C’è un terzo punto di vista che vorrei mettere a fuoco ed è quello di Jung e di Victor Frankl. Il primo psicologo parla dell’inconscio collettivo, questa grande impalpabile mentalizzazione che accomuna il genere umano, in cui storia, valori, potenzialità e mete future dell’umanità si intrecciano ed operano in ciascuno di noi. Il secondo indica come nell’intimo di ogni uomo c’è una capacità di realizzare sé stesso e di trascendere da sé.

Quante tracce ci sono, nell’urlo di Greta alle Nazioni Unite, di questo inconscio collettivo e di questa capacità di trascendere da sé fino a sentire anche il dolore degli altri? Quell’urlo è una dolorosa critica a quella parte della società per la quale senso e coerenza (tipiche domande degli adolescenti) sono divenuti concetti astratti.

Ogni adolescente che vuole essere ammesso a forme di dialogo alla pari. Quando vede ridotte le sue potenzialità e si sente trattato da infante si arrabbia. Ma quanto di questa rabbia giovane è conseguenza di un atteggiamento non ancora del tutto giunto a maturazione, una reazione ad un atteggiamento inadatto da parte dell’adulto e quanto, stando al concetto di inconscio collettivo, è un richiamo ancestrale al bene del genere umano? La verità è che siamo tutti in interazione tra generazioni e queste domande ci riguardano tutti. Sarebbe infantile e tragico allo stesso tempo innescare lotte tra chi detiene il potere sul futuro, visto che il futuro è in stretta connessione con l’oggi. Dunque: come ci poniamo di fronte alla sfida che ogni generazione tende all’altra?

 

 

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