Grecia, primi 6 mesi di Mitsotakis

Bilancio in chiaroscuro del governo di centro-destra che ha preso il posto dell’esecutivo di sinistra. Le prossime scelte decisive. Resta il problema degli immigrati
AP Photo/Yorgos Karahalis

I primi sei mesi del governo di Kyriakos Mitsotakis hanno lasciato nell’opinione pubblica un’impressione per certi aspetti positiva, certamente di realizzazione di un programma liberale di centro-destra.

Il premier ha dimostrato di essere preparato a governare, visto che in soli sei mesi ha presentato in Parlamento per le votazione ben 34 progetti di leggi. Il nuovo governo ha pure dimostrato decisione nell’affrontare alcune crisi legate a questioni di sicurezza interna, come l’allontanamento degli anarchici stabiliti da anni nell’area di Exarchia, nel centro di Atene, tra la facoltà d’Ingegneria e il Museo archeologico.

Nel settore economico-sociale il nuovo governo segue il proprio programma neo-liberale, tentando nello stesso tempo di mantenere gli aspetti positivi delle misure sociali prese dal governo precedente di sinistra. Si tratta di uno sforzo piuttosto difficile da realizzare e con un bilancio discutibile. La verità è che le misure sociali adottate si basano sugli avanzi primari accumulati dal governo precedente.

Si vedrà se si tratta di un onesto e sincero sforzo o semplicemente di un progetto neo-liberistico messo in atto giusto per evitare esplosioni sociali. Anche se il nuovo governo mira agli investimenti privati interni e stranieri e adotta misure di tassazione favorevoli alle imprese, ancora non si notano miglioramenti significativi nell’economia.

Forse è presto per trarre conseguenze, o forse la tassazione favorevole alle imprese non è di per sé sufficiente, se non viene accompagnata da altre riforme come per esempio l’eliminazione della corruzione e il miglior funzionamento del sistema giudiziario. Nonostante dubbi e incertezze sull’operato del nuovo governo, Mitsotakis non sembra aver perso elettori, visto che secondo gli ultimi sondaggi ha anzi aumentato i consensi, mentre l’opposizione va diminuendo.

AP Photo/Michael Svarnias
AP Photo/Michael Svarnias

Un ambito nel quale il nuovo governo non ha ancora ottenuto i successi sperati è quello associato con la gestione dei migranti. La situazione rimane fuori controllo, visto che gli arrivi aumentano (secondo i dati ufficiali nel 2019 sono giunti in Grecia 55.571 migranti cioè 26.154 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) mentre pian piano la tradizionale ospitalità greca va trasformandosi purtroppo in ostilità aperta.

Le buone intenzioni del governo per migliorare le procedure e il funzionamento degli uffici incaricati della concessione di asilo sembra che non siano sufficienti. Le isole sono sovraffollate, le comunità locali sono disperate e ormai quasi ostili, visto che i migranti nella loro disperazione aumentano la microcriminalità e occupano i terreni degli abitanti locali, danneggiandoli.

Nelle isole dell’Egeo, le manifestazioni contro le autorità e i migranti ormai costituiscono una realtà quotidiana. Il trasferimento di migranti in terraferma non ha avuto successo, visto che le comunità di arrivo hanno reagito fortemente a tale prospettiva avendo paura che le loro comunità finissero come le isole dell’Egeo.

In numerosi centri della terraferma, gli abitanti hanno addirittura cacciato i migranti trasferiti dalle isole, costringendo il governo a ospitarli in campi militari dismessi. Nello stesso tempo, tra gli altri, gli abitanti di Leros non hanno permesso l’approdo di una nave piena di migranti nel porto dell’isola.

Le isole sono sovraffollate: a Lesbo ci sono solo 30 avvocati per trattare 23 mila richieste di asilo, le condizioni di vita sono orribili per i migranti e ormai si parla chiaramente di emergenza umanitaria.

Il governo, non avendo trovato una soluzione adeguata, ha votato un piano di “centri di detenzione” e non di “ospitalità” nelle isole per dissuadere nuovi arrivi. Le domande fioccano copiose sulla liceità di una tale misura. Ma è evidente che il problema è europeo, prima di essere greco, come accade d’altronde anche in Italia.

 

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