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Cultura > Testimoni

Goffredo Fofi, voce di ogni Sud

di Gianni Maritati

- Fonte: Città Nuova

La cultura come militanza morale ed esercizio di libertà. La voglia di sporcarsi le mani con la storia, di creare gruppi e comunità. Fondatore di riviste e case editrici, spirito cristiano e libertario, sempre dalla parte degli ultimi, lascia un’immensa eredità morale e intellettuale.

«L’unica cosa che ho imparato da quando ero bambino l’ho imparata dalla guerra, che ho visto e sofferto: bisogna lavorare in gruppo, l’io è un impiccio, non un aiuto. La centralità dell’io è una truffa».

Così parlava Goffredo Fofi, nato a Gubbio il 15 aprile del 1937. Intellettuale totale, da bambino aveva la guerra negli occhi. Questa tragica esperienza l’avrebbe segnato – e orientato – per tutta la vita.

Per lui la cultura è lotta, impegno civile, instancabile ricerca della verità e della giustizia. Per lui, che veniva dalle campagne dell’Umbria povera, bisognava scegliere sempre da che parte stare: quella dei disoccupati, degli emarginati, degli esclusi, dei puri di cuore, degli appartenenti alle minoranze. Degli outsider, come Ignazio Silone, Emilio Lussu o Pietro Jahier. Per farsi con loro voce di ogni Sud del mondo.

Attratto dalle idee rivoluzionarie di Danilo Dolci, pacifista e meridionalista, Goffredo Fofi lo raggiunge in treno nella Sicilia orientale a 18 anni. Il profeta della non violenza, ammiratore di Gandhi, avrebbe avuto grande influenza su quel giovane che voleva cambiare il mondo, combattendo la mafia e le disuguaglianze sociali. Fofi si dedica anima e corpo all’attività culturale, oltre che alle azioni ispirate ai princìpi della disobbedienza civile. Fonda o contribuisce a fondare riviste (Quaderni piacentini, Ombre rosse, Lo Straniero), collabora con quotidiani e riviste, fa il consulente editoriale, diventa critico militante per la letteratura, il teatro e soprattutto il cinema, sempre attento ai fenomeni popolari e alla cultura diffusa.

Soprattutto la riflessione sul cinema lo mette in luce a livello nazionale: rivaluta Totò (che Pasolini aveva voluto in Uccellacci e uccellini accanto a Ninetto Davoli), scrivendo una eccezionale e illuminante monografia insieme all’ultima compagna del principe della risata, Franca Faldini. Anche quelle di Alberto Sordi, Pier Paolo Pasolini, James Dean e Marlon Brando fanno epoca.

Con la stessa Faldini, Fofi pubblica anche L’avventurosa storia del cinema italiano in tre volumi: sulla base di un enorme lavoro di interviste e ricerche, parlano tutti i protagonisti del grande schermo, sottolineando il ruolo storico del cinema nella società che cambia, soprattutto come anticipatore di mode, cambiamenti sociali e urgenze morali.

Spirito cristiano, Goffredo Fofi scrive anche un saggio molto competente come sempre: Presenze di Gesù nel cinema del Novecento, in cui fa strage dei “baracconi” hollywoodiani, ma salva l’umanità di un Pasolini o di un Rossellini illuminati dal Vangelo di Cristo.

Attento e spesso preoccupato osservatore dei tanti cambiamenti della società italiana, Fofi recupera all’attività intellettuale la sua carica polemica, il suo sostrato etico, il suo sporcarsi le mani con la Storia: il suo ruolo socratico. Un impegno che lui porta avanti non come un profeta isolato e supponente, ma con la voglia di creare gruppi e comunità, far circolare le idee e le scelte, prendere posizioni anche scomode e controproducenti, scoprire e lanciare nuovi talenti. La cultura come militanza morale ed esercizio di libertà, resistenza attiva nei confronti di un potere che vorrebbe imporre il conformismo, che vorrebbe omologarci e manipolarci.

Da consigliare due titoli di questa grande figura destinata a non passare mai di moda: Son nato scemo e morirò cretino, che raccoglie molti suoi scritti che risalgono al periodo 1956-2021 (il libro è del 2022) come pure Non mangio niente che abbia gli occhi (2022), che spiega e racconta la sua scelta d’essere vegetariano.

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