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Cultura > Cinema

La storia di Patrice e Michel

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Esce il 2 marzo il film del regista Olivier Casas, storia di due fratelli abbandonati dai genitori. Una vicenda molto attuale

Cosa non fanno le guerre. Tutte, e quelle contemporanee. Alla fine del secondo conflitto nel 1946, 340 mila bambini si sono trovati abbandonati dai genitori o senza di loro. Due ragazzini di 5 e 7 anni, nati fuori dal matrimonio, rifiutatati dalla madre ‒ che si dà alla bella vita ‒ e dalla nonna, vivono da soli in un bosco per 7 anni. Imparano a sopravvivere, a vincere la fame e il freddo, le difficoltà quotidiane. Scoprono anche la natura, un gruppo di zingari, si divertono con l’acqua. Poi, trovati, vengono separati a forza e le loro vite si distinguono. Ma non del tutto, perché sono indissolubilmente legati. Anni dopo Michel, ormai adulto con moglie e figli, parte alla ricerca di Patrice nel Canada tra le foreste e le nevi. Il legame è rimasto forte, ma il trauma dell’infanzia riesplode e il peso grava su di loro. Fino alla conclusione inattesa. Michel è ancora vivo, ha 78 anni e la loro è una storia vera.

Il regista Olivier Casas affida a due attori del calibro di Yvan Attal e Mathieu Kassovitz di essere i protagonisti di questa vicenda drammatica e stupenda, emotivamente forte e recitata con rara partecipazione personale, fotografata nella natura e nei volti con una intensità “parlante” che esalta i momenti di tenerezza e di dolore dei due bambini e quelli affettuosi anche se misurati da adulti. Michel è quello più “paterno”, ma soffre perché la sua famiglia ignora la vicenda e non comprende il legame col fratello, anzi è sul punto di divorziare. Il regista segue la storia, i sentimenti che ci collegano a tante vicende infantili nelle guerre attuali e ci spiazza con le lacrime dei due bambini di fatto orfani. Veniamo coinvolti e questi ci fa un gran bene perché il film è autentico, incisivo, sintetico. Anche nel titolo che è semplicemente La storia di Patrice e Michel. Si parla poco oggi al cinema di fratellanza e non sempre in positivo. Questo film ci riconduce all’essenziale del rapporto fraterno: la condivisione, la crescita insieme da piccoli, le scoperte e il ritrovarsi negli anni ancora vicini, ancora fratelli. Da non perdere.

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