Fraternità in economia, una via per la pace

Una proposta su “Economia e pace” promossa da Aipec a Torino con il fondatore di Slow food, Carlo Petrini, e l’intervento degli economisti Zamagni, Bruni e Becchetti. Testimonianze e dichiarazioni di impegno nell’evento ospitato dall’Arsenale della Pace del Sermig
Economia e pace Foto Aipec

Fraternità in economia: una via per la pace”, l’evento per il decennale dell’Associazione Italiana Imprenditori per un’economia di comunione, svoltosi a Torino sabato 28 gennaio, è stato una grande festa, nonché un profondo momento di condivisione sulle sfide future del mondo imprenditoriale.

Aipec, che nell’occasione ha festeggiato i primi dieci anni di vita, è l’ “Associazione italiana imprenditori per un’Economia di Comunione”; ed ha le sue radici nella spiritualità dell’unità di Chiara Lubich che porta la reciprocità, fraternità e cultura del dare nell’impresa e tra le imprese.

Una giornata guidata dagli economisti Stefano Zamagni, Luigino Bruni, Leonardo Becchetti e con la partecipazione del fondatore di Slow Food Carlo Petrini. La sede scelta per l’incontro è stata quella dell’Arsenale della Pace del Sermig fondato da Ernesto Olivero: un luogo emblematico che ha favorito il dialogo e la condivisione tra i presenti

L’evento si è svolto in un periodo storico delicato e particolare: e cioè dopo la pandemia che, per quanto in una fase più gestibile, non è ancora risolta e ha lasciato una sofferenza economica e sociale importante. Ci troviamo nel corso della crisi energetica, che pesa su lavoro e impresa; alle porte del conflitto bellico che, avviato con l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione russa, non fa purtroppo ancora intravvedere la prospettiva imminente di un cessate il fuoco e, tanto meno, l’apertura di trattative per la pace, tanto invocate da papa Francesco.

I temi centrali della giornata sono stati “Come realizzare una nuova economia: civile, partecipata e sostenibile”, “Quali sono i grandi temi dell’economia di oggi e di domani” e “Il confronto e la connessione come strumenti per il bene comune”, che hanno guidato la riflessione, tra giovani e adulti, su come vivere concretamente l’economia civile e di comunione.

Aipec, che durante la giornata ha presentato la propria proposta “Economia e Pace”, sente oggi una doppia responsabilità: da una parte sostenere chi fa più fatica e, dall’altra, offrire speranza di futuro attraverso semi di Economia Civile e di Comunione.

Molti gli imprenditori che, nel corso della giornata, hanno raccontato le loro esperienze concrete che testimoniano come una nuova economia improntata allo sviluppo della sostenibilità sociale e ambientale, che mette al centro la persona, sia già una realtà.

Testimonianza, collaborazione e costruzione di partnership: queste le parole chiave invocate da Aipec per traguardare al futuro con coraggio e determinazione. Il confronto è ruotato intorno al ruolo dell’imprenditore, che con la propria attività genera valore nella reciprocità, che nasce dalla conoscenza e dalla condivisione. L’imprenditore si pone quindi l’obiettivo di essere “sale della terra”, mettendo in comune i suoi talenti, raccontando che c’è un nuovo modo di fare impresa, e testimoniandolo coi fatti.

Gli imprenditori Aipec si sono a lungo interrogati sulle parole del Vangelo “Beati gli operatori di pace” (Mt.5,9), in particolare su come essere operatori di pace ogni giorno, durante la propria attività lavorativa e nel contesto delle reti di cui fanno parte, il cui obiettivo è lavorare insieme per il bene comune.

Le produzioni di beni e servizi dei sistemi economici moderni hanno infatti portato a un cambiamento climatico, forse, irreversibile, e a causare povertà e guerre. Oggi viviamo un momento difficile, che rende ancora più complesso fare impresa.

Eppure, come descritto nella dichiarazione di impegno su “Economia e Pace” presentata a conclusione della giornata «viviamo la consapevolezza che le nostre imprese siano fondamentali tasselli per costruire la pace, ogni giorno, nella reciprocità, nella fraternità, con la concretezza della cultura del dare a servizio della felicità pubblica e del bene comune».

«Crediamo – continua il documento – che la pace vada costruita, perché non è qualcosa che spontaneamente si realizza a prescindere dalla volontà degli uomini. Se vogliamo veramente la pace, dobbiamo operare attraverso l’economia e le imprese per estendere ovunque la cultura e la prassi del principio di fraternità. La guerra è un peccato gravissimo, come ci ricorda il papa, e anche la perpetuazione dell’ingiustizia lo è: il destino economico e sociale dei singoli paesi e popoli non può essere più ignorato e trattato strumentalmente.
Noi di Aipec crediamo che mente e cuore dell’imprenditore debbano coniugarsi nei processi dell’economia civile e di comunione perché si realizzi il più grande degli obiettivi: prenderci cura della Terra, nostra casa comune, e di ciascuno dei suoi abitanti fino all’ultimo dei dimenticati, nessuno escluso».

(Leggi anche: “La fraternità nell’economia, per costruire la pace”, con un intervento di Luigino Bruni)

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