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Ambiente > Animali

Facciamo il punto sulla leishmaniosi

di Letizia D’Avino

- Fonte: Città Nuova


È una malattia grave, che può anche portare alla morte del nostro animale domestico e colpire anche l'uomo

Cane

Come si diceva nel precedente articolo, con la primavera compaiono alcune malattie trasmesse da vettori (insetti) presenti soprattutto nel periodo compreso tra maggio ed ottobre. La leishmaniosi è una di esse, una malattia cronica, non completamente curabile (nel cane), dal periodo di incubazione molto lungo (anche anni) che comporta danni progressivi di vario genere fino, nei casi più gravi, alla morte.

Responsabile di tale patologia che può colpire anche l’uomo è la leishmania, un protozoo parassita che, attraverso la puntura dell’insetto (flebotomo) infetto, viene inoculato nell’animale o nell’uomo, dove colonizza il sistema immunitario inducendo, nel cane, una duplice risposta: una efficace, con produzione di linfociti e sostanze immunitarie capaci di stimolare e prolungare tale risposta nel tempo, e in tal caso la malattia è tenuta a bada, e un’altra inefficace, caratterizzata dalla produzione di anticorpi e sostanze che determinano l’evoluzione dell’infezione  verso la malattia clinica. Dall’equilibrio tra queste due risposte dipenderà il controllo della malattia.     

Secondo le conoscenze attuali, la leishmaniosi non è trasmessa direttamente da cane a cane o da cane a persona poiché il parassita deve compiere parte del suo ciclo biologico nell’insetto vettore prima di poter diventare infettante. È vero però che i cani infetti diventano un serbatoio per la malattia alimentando un circolo vizioso tra cane ed insetti ed aumentando così il rischio di contagio per animali ed uomo.

Un tempo, tale malattia era tipica delle aree costiere mediterranee, oggi diversi focolai sono stati evidenziati anche nel nord Italia. La sintomatologia è varia, potendo presentarsi con un solo sintomo o con un corredo più ricco a prevalente sede cutanea o colpire gli organi interni o ancora presentarsi con entrambe le forme (cutanea e interna o viscerale). Per tali motivi, nei casi non conclamati la diagnosi può risultare molto difficile. Tra i sintomi più comuni abbiamo una dermatite secca esfoliativa (forfora), dimagramento con perdita di appetito, perdita di pelo intorno agli occhi (occhiali) e sulle orecchie, emorragie dal naso o da lesioni sulle punte delle orecchie, dolore alle articolazioni (zoppie), crescita abnorme delle unghie, lesioni oculari.

Tra gli organi interni più colpiti, invece, c’è il rene, la cui disfunzione può condurre a morte l’animale anche in tempi brevi se la malattia non viene diagnosticata in tempo o se la gravità e la rapidità di evoluzione della stessa è tale da non lasciare il tempo di impostare una terapia. Una diagnosi precoce e dei controlli periodici, infatti, possono garantire al cane una buona qualità di vita.

La diagnosi di leishmaniosi viene fatta mediante prelievi di sangue, di midollo o di linfonodi e ricerca degli anticorpi o del parassita stesso, che, insieme alla  verifica dello stato di salute degli organi interni dell’animale, permettono di imbastire il protocollo terapeutico più adeguato al soggetto.

La terapia per la leishmaniosi, infatti, è spesso oggetto di studi e verifiche visto che difficilmente l’animale riesce a guarire completamente, contrariamente all’uomo, a causa di una risposta immunitaria non sempre efficace. Tra i farmaci più frequentemente utilizzati fino ad oggi abbiamo i prodotti a base di antimoniali, l’allopurinolo e la miltefosina. Tuttavia poiché sconfiggere la malattia non significa combattere il parassita, ma rinforzare e migliorare la risposta immunitaria del soggetto, diversi presidi sono stati studiati a tal scopo e messi in commercio sia per la prevenzione (vaccino) sia per la terapia (domperidone).

Altre misure di profilassi, invece, prevedono trattamenti periodici con insetticidi dei luoghi limitrofi alle nostre abitazioni per ridurre la presenza dei flebotomi, la protezione di porte e finestre con zanzariere, l’applicazione periodica di prodotti repellenti (fiale, spray, collari) sugli animali, ed infine il ridotto soggiorno all’aperto degli animali durante le ore notturne. Per cercare di controllare la leishmaniosi, soprattutto nelle zone endemiche, per gli animali con microchip è obbligatorio effettuare un prelievo ematico annuale presso gli istituti zooprofilattici o laboratori accreditati per la ricerca di anticorpi anti leishmania.

(A cura della dott.ssa Letizia D'Avino – Centro medico veterinario "Zoe", via Aldo Moro 75, Somma Vesuviana, Napoli)

 

Riproduzione riservata ©

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