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In profondità > Verso l'Assemblea del Focolari/22

Essere generazione nuova

di Matteo Pierobon, Simona Cioffi

Sogni e desideri giovani, raccontati con tre parole. Da Città Nuova n. 2/2026

Gen Fest Brasile (FOTO STEFANO CAPPELLA)

Con gli occhi rivolti verso la propria città e il cuore teso verso il mondo, noi giovani dei Focolari della zona Italia-Albania ci siamo fermati per condividere cosa abbiamo fatto negli ultimi 5 anni e quali sono i sogni e i desideri per i prossimi. Un momento prezioso per ascoltarci e immaginare insieme il futuro che vorremmo. Se ognuno ha sottolineato una propria sfaccettatura di cosa vorrebbe, unica era al contempo la direzione comune, che possiamo raccontare con tre parole: crescita, intergenerazionalità e comunicazione.

Crescita
Sogniamo una formazione vicina alle sfide della nostra vita quotidiana, attraverso percorsi che affrontino temi attuali, per poter essere in grado di andare incontro a tutti e dialogare, in primis tra giovani credenti e non credenti. Oltre alle sfide quotidiane, vogliamo però crescere anche vocazionalmente, per comprendere più in profondità cosa sentiamo nel profondo e imparare a discernere un’Ideale che spesso richiede nuovi modi per viverlo, nuovi modi che vanno oltre le parole scritte. Sentiamo di non volerlo fare da soli, e sogniamo percorsi e incontri nei 5 dialoghi, con volontari, volontarie, famiglie, focolarine e focolarini, le varie realtà del Movimento una ad una, in comunione col Centro Gen e con tutti i gen (i giovani del Movimento) che come noi fanno parte di questa realtà mondiale.

Intergenerazionalità
Sogniamo di essere una grande famiglia in cui ci si prende cura gli uni degli altri. Vogliamo impegnarci nel realizzare attività e proposte, esperienze comuni per rinnovare il presente, condividendo dubbi, incoraggiandoci con idee, per rinfrescare e dare quella marcia in più che uniti sappiamo dare. In una società ricca come la nostra, non vogliamo però chiuderci nelle attività nel Movimento dei Focolari, vogliamo portare l’unità anche trasversalmente, come già accade ora con Caritas, Scout, Azione Cattolica, Banco Alimentare e molte altre realtà in cui siamo spesso attori silenziosi.

Comunicazione
Sogniamo di raggiungere tutti e trasmetterci la gioia, come in cordata, l’un l’altro. Nuovi tempi richiedono nuovi linguaggi per dirci cosa ci muove dentro e imparare a incamminarci nei perché che ci affollano la mente. Sentiamo l’esigenza di una comunicazione rinnovata, in un mondo il cui il digitale ci rende contemporaneamente più lontani e più vicini.

In un mondo in cui domina l’anelito del fare e strafare, vogliamo portare la novità che uniti possiamo non solo fare ma anche essere luce nel mondo, per rispondere ai gridi dell’umanità che vediamo intorno a noi, nelle nostre realtà quotidiane.

Oggi siamo spesso sovraccarichi dentro, viviamo un esodo dalle realtà collettive verso l’individualismo, mentre la bilancia interiore, tra dubbi sul futuro e aneliti del cuore, ci fa oscillare tra speranza e piccoli crepuscoli dell’anima. Eppure crediamo in un Amore concreto, coraggioso, attrattivo, vissuto, che possa essere segno di speranza, di dialogo oltre il conflitto, di apertura nelle differenti prospettive. Desideriamo riscoprirci non solo nelle nostre città e nelle nostre case, ma universalmente, con tutti quelli che ci credono, vogliamo costruire cantieri, campus, scambi, gemellaggi, nuovi congressi internazionali e un nuovo Genfest. Desideriamo amare realmente e in maniera impegnata, donando il nostro tempo ai senzatetto, stando accanto ai malati, agli anziani.

Vogliamo essere leali alla promessa fatta a Chiara: impegnarci nell’accompagnare i ragazzi più giovani (gen3) nella loro crescita, e allo stesso modo vogliamo che i nostri assistenti siano maggiormente attenti alle necessità e al rapporto con i giovani (gen) che affiancano.

Nella frammentazione sociale del presente sentiamo il tema dell’anno, la prossimità, quasi come una preghiera che ciascuno alza all’altro. Prendiamoci cura l’un l’altro, gen e volontario, focolarino e giovane per un mondo unito, uno ad uno, uno per uno disinteressatamente, riscoprendo la nostra spiritualità dell’unità nella sua incredibile peculiarità e infinita profondità, partendo dal comandamento nuovo: amare l’altro come se stessi.

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