Dopo la drammatica e sanguinosa rivolta studentesca, diventata poi popolare, dell’agosto 2024, il Bangladesh ha realizzato nei giorni scorsi le sue elezioni generali. In questo anno e mezzo, per desiderio quasi plebiscitario le sorti del Paese erano state affidate a un comitato guidato dal bengalese premio Nobel per l’economia Muhammad Yunus, che è riuscito, in qualche modo, a traghettare la nazione fino alla consultazione elettorale di questi giorni. Sebbene i partiti presenti fossero vari, era noto che il vero confronto sarebbe stato fra il partito islamista Bangladesh Jamaat-e-Islami e il Bangladesh National Party (Bnp), guidato da Tarique Rahman, che di fatto a trionfato.
Per il Bnp si tratta di un ritorno al potere, dopo due decenni di incontrastato controllo politico da parte di Sheikh Hasina, l’anziana leader che aveva monopolizzato il governo di uno dei Paesi più poveri del mondo, praticamente annullando o mettendo fuori legge l’opposizione. La vittoria del Bnp questa volta è stata schiacciante, al punto che, secondo il comunicato ufficiale che Commissione Elettorale del Bangladesh ha diramato la sera del 12 febbraio, i nazionalisti bengalesi avranno più dei 2/3 dei seggi parlamentari. Infatti, la coalizione guidata dal Bnp ha ora 212 membri presso il Jatiyo Sansad, la Camera dei Deputati. L’altra coalizione, formata da ben 11 partiti, e guidata dal Jamaat-e-Islami di ispirazione islamista, ha ottenuto solo 77 seggi. 8 quelli andati ai candidati indipendenti. Una decisione a sorpresa, ma significativa è subito stata presa da quello che sarà il nuovo Primo Ministro: non ci sarà una parata per celebrare la vittoria. Non è stata espressa una motivazione chiara, ma, con tutta probabilità, si intende evitare lo scoppio di nuove tensioni dopo quelle del 2024. Il vincitore-trionfatore delle elezioni si è, invece, significativamente recato nella moschea principale del quartiere dove risiedono gli uffici del governo, per la preghiera del venerdì: un segnale chiaro lanciato all’opposizione sconfitta sulla natura della propria identità religiosa.
Comincia ora una fase assai delicata: quella del trasferimento del potere dal governo ad interim, che dal settembre del 2024 era guidato dal Commissario Muhammad Yunus, al governo neoeletto. La questione è piuttosto delicata, proprio perché in occasione della rivolta di massa del 2024 e della fuga in India di Sheikh Hasina, la presidentessa (quasi dittatrice), si arrivò, non solo al rovesciamento del governo ma anche allo scioglimento del Parlamento. La maggior parte dei membri del partito al potere seguirono l’esempio di Hasina e fuggirono dal Bangladesh. Il vicepresidente del XII Parlamento Nazionale, Shamsul Haque Tuku, fu, invece, arrestato. Considerate tutte queste circostanze, che circondano lo scioglimento del Parlamento nel 2024, sarà necessario, ora, un attento procedimento da parte del governo ad interim per garantire che il giuramento del nuovo capo di governo e del suo gabinetto sia legalmente valido.
È, inoltre, opportuno notare come Rahman continui il fenomeno – ne abbiamo parlato varie volte – del cosiddetto family raj tipico dei Paesi del sub-continente indiano. È anch’egli, infatti, figlio d’arte, parte di una delle famiglie da sempre protagoniste della vita del Paese dell’Asia meridionale. Nato nel novembre 1965 a Dacca (oggi ribattezzata Dhaka) quando il Paese era ancora Pakistan orientale, è figlio di Ziaur Rahman, allora ufficiale militare pakistano che in seguito sarebbe diventato presidente del Bangladesh indipendente. Anche sua madre, Khaleda Zia, alla morte del marito, si trasformò da casalinga in donna di primo piano nella politica bengalese fino a diventare primo ministro del Bangladesh. Per un paio di decenni si oppose e si alternò alla guida della nazione con Sheik Hasina, fino alla totale presa di controllo della vita politica da parte di quest’ultima. A causa di questi fatti, Rahman stesso, oggi sessantenne, ha trascorso 17 anni in esilio in Inghilterra, tornando nel suo Paese solo nel dicembre scorso per rientrare immediatamente nelle vicende politiche del suo Paese natale. Infatti, dopo poche settimane è stato nominato presidente del Bnp. Molti i messaggi di congratulazioni pervenuti al vincitore delle elezioni, provenienti da diverse parti del mondo: India e Stati Uniti in testa a tutti. Si apre ora un capitolo nuovo per un Paese musulmano con il pericolo di una islamizzazione per ora arrestata a livello politico, ma sempre pericolosamente incombente sui suoi oltre 200 milioni di abitanti.