Donne e sicurezza alimentare

Analisi e buone prassi emerse su scala internazionale in un seminario organizzato dalla facoltà di Scienze Sociali della pontificia Università Gregoriana, insieme alla missione permanente della Santa Sede presso FAO, IFAD e PAM e al Forum Roma di Organizzazioni non governative d’ispirazione cattolica. Il contributo di New Humanity e Azione per un mondo unito
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Donne e sicurezza alimentare (AP Photo/Jerome Delay, File)

Sappiamo che il ruolo delle donne nello sviluppo della comunità e nella capacità di garantire la sicurezza alimentare alla luce dell’ecologia integrale è ricoperto in modo eccellente.

Nonostante spesso sia invisibile agli occhi di molti, il bene da esse compiuto non solo si realizza in ogni relazione, ma si estende e genera comunità. È quanto espresso nelle conclusioni da mons. Fernando Chica Arellano, Osservatore Permanente della Santa Sede presso la FAO che ha ben sintetizzato il tema del seminario di studi “Donna e sicurezza alimentare: un vincolo da rafforzare” svoltosi il 22 maggio presso l’aula magna della Pontificia Università Gregoriana.

Il seminario ha trattato questo tema attraverso diverse relazioni dense di contenuti e capaci di innescare profonde riflessioni, così come alcune esperienze di Ong di ispirazione cattolica che hanno fatto emergere l’importanza delle donne nel promuovere formazione, sussistenza economica e sviluppo familiare e comunitario. Ogni relazione ha contribuito ad illuminare un aspetto del legame indissolubile tra la donna e la sicurezza alimentare. Si è partiti dall’illustrazione della prof.ssa Nuria Calduch, direttrice del dipartimento di Teologia biblica dell’Università che ospitava il Convegno, delle pagine della Bibbia che parlano del lavoro agricolo svolto dalle donne con impegno e generosità, quasi a riscatto del male commesso e a vantaggio di tutti gli uomini.

Invece, il prof. Stefano Zamagni, emerito di Economia Politica dell’Università di Bologna, ha esaltato il ruolo della donna a partire dall’educazione alimentare che dovrebbe essere svolta già in famiglia.

Purtroppo, ha evidenziato l’economista, questo suo ruolo è minacciato dalla crisi della stessa istituzione familiare ma forse ancor di più, a proposito di sicurezza alimentare, dall’oligopolio delle sementi. Chi le gestisce non ha alcun interesse a rendere disponibile la qualità e neppure a mantenere una produzione stabile, ed in questo contesto la donna è del tutto esclusa.

Probabilmente tale condizione, o un suo coinvolgimento irregolare, transitorio, scarso, rende ancora oggi problematica la lotta alla fame. Un dato di fatto evidenziato dai numeri allarmanti esposti nella relazione della dott.ssa Marcela Villareal, direttrice della divisione di partenariati e collaborazione con l’ONU presso la FAO. Eppure la donna, come precisa Villareal, proprio nella gestione e nel lavoro rurale, anche in caso di particolari eventi (calamità naturali, pandemie, ecc.) rende meglio dell’uomo ed è più efficace.

Le successive relazioni del dr. Karinki, rappresentante dell’ufficio legale di UNIDROIT (organo ausiliare delle Nazioni Unite), e della dott.ssa Satu Santala, vicepresidente associato per le relazioni esterne e la governance dell’IFAD (International Fund for Agricultural Development), hanno confermato le difficoltà della donna nell’ accedere al credito non solo per sradicare la povertà e la fame nelle aree rurali dei Paesi in via di sviluppo, ma anche per rimettersi in piedi dopo eventi calamitosi come quelli dei cambiamenti climatici.

Tutto ciò non fa che aumentare il divario tra il lavoro degli uomini e quello delle donne, le quali, nonostante tutto, trovano maggiore realizzazione in ambito familiare o in piccole comunità.

La capacità della donna di aumentare la sostenibilità e la qualità dei processi di pace è stata esaltata dalla dott.ssa Flaminia Giovannelli, già sottosegretaria del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. E questo assieme all’abilità di sostenere in modo del tutto invisibile, ma fondamentale, il settore della pesca e dell’acquacoltura, mantenendo saldi gli affetti familiari e il sistema lavorativo come confermato da padre Bruno Ciceri, già direttore di Stella Maris Internazionalis. L’equilibrio della donna tra famiglia e lavoro e la necessità di una sua armonizzazione è stato l’argomento sviluppato nell’intervento della dr.ssa Gabriella Gambino, sottosegretaria del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. La Gambino ha saputo collegare, in particolare, la capacità della donna di generare relazioni e quindi rendere accessibile il bene comune a tutti. Al fine di dare forza a questo seminario la rappresentante del dicastero per i laici ha offerto la parola chiave da tenere sempre presente in ogni comunità, piccola o grande, per sviluppare una maggiore sensibilità verso la cura: la condivisione.

Infine, tra le esperienze offerte a dimostrazione di quanto evidenziato nelle relazioni è emersa quella proposta da New Humanity e da AMU, Ong del Movimento dei Focolari, riguardante le donne protagoniste dello sviluppo comunitario dell’area rurale nel Burundi (Africa centrale). In particolare, tramite una testimonianza video, una giovane donna, premurosa madre di famiglia e tenace lavoratrice nel settore agricolo ha raccontato con passione il suo impegno in tale campo. L’efficacia della sua azione ha contribuito a creare benessere anche alle altre famiglie in difficoltà, semplicemente investendo sui prodotti della terra dalla lavorazione nei campi alla vendita nei mercati fino alla gestione del credito.

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