Doni e carismi in comunione

Il progetto di “Unità e Carismi”, ispirato da Chiara Lubich, offre un contributo a una delle esigenze più attuali della Chiesa: il dialogo tra carismi e la ricerca di nuove vie per il rinnovamento della vita consacrata.
Consacrati a Loppiano
Iniziando questa riflessione mi sono ricordato di due insegnamenti di Gesù. Il primo si trova nella parabola dei talenti. Il padrone loda quei servi che hanno saputo moltiplicare i talenti, mentre rimprovera il servo pigro che aveva nascosto il suo talento per paura di perderlo (cf. Mt 25, 14-30; Lc 19, 11-27).
 

Nel secondo insegnamento Gesù dice ai suoi discepoli che “voi siete la luce del mondo”. Una luce che va messa sul lucerniere, affinché illumini tutti quelli di casa. Nello stesso brano Gesù parla dei suoi discepoli come di una città posta sul monte. E conclude: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16; cf. 14-16).

 

Queste parole di Gesù rappresentano una sfida e nello stesso tempo una responsabilità. A questo riguardo, parlando del vero amore di Dio, santa Teresa dice: “E un tale amore potrà tenersi nascosto? No, se è vero amor di Dio, non è possibile. Considerate san Paolo e santa Maria Maddalena. In appena tre giorni san Paolo si dà a vedere già ammalato di amore; e la Maddalena fin dal primo giorno. E com’era evidente il loro amore! Certo che l’amore ha i suoi gradi e si manifesta più o meno a seconda della sua portata. Se è piccolo, si manifesta poco, e se è grande molto. Ma, sia piccolo che grande, quando è vero amore, si fa sempre riconoscere[1].

 

La vita consacrata come dono

 

Nel passato si parlava della vita consacrata come di un dono o di un’offerta radicale di se stessi a Dio per amore. Negli ultimi decenni, pur conservando questo significato (cf. VC 3), si è sottolineata di più la dimensione del dono ricevuto. Il Vaticano II ha parlato di una Chiesa che lo Spirito Santo ha arricchito, e continuamente arricchisce, con “doni gerarchici e carismatici (LG 4). Perciò negli ultimi anni si è parlato molto dei diversi doni e carismi nella Chiesa e, in particolare, della varietà dei carismi dei religiosi e consacrati.

 

Al di là dei singoli doni carismatici, si è detto anche che la vita consacrata è già in se stessa un dono o carisma nella Chiesa. A me pare un modo molto esatto di definirla o descriverla, perché si mette in luce una realtà che precede qualsiasi altra sfumatura carismatica successiva e si gettano le basi per l’unità e la collaborazione di tutti i chiamati alla vita consacrata.

 

La vita consacrata è un “carisma” o “dono” speciale che Dio fa ad alcuni per il loro bene spirituale, certamente, ma nello stesso tempo è un dono che Dio fa a tutta la Chiesa, affinché si trasformi in bene per molti altri ancora. Giovanni Paolo II nelle prime righe di Vita consecrata lo ha riconosciuto: “La vita consacrata, profondamente radicata negli esempi e negli insegnamenti di Cristo Signore, è un dono di Dio Padre alla sua Chiesa per mezzo dello Spirito. Con la professione dei consigli evangelici i tratti caratteristici di Gesù – vergine, povero ed obbediente – acquistano una tipica e permanente ‘visibilità’ in mezzo al mondo, e lo sguardo dei fedeli è richiamato verso quel mistero del Regno di Dio che già opera nella storia, ma attende la sua piena attuazione nei cieli… Al Sinodo è stato più volte affermato che la vita consacrata non ha svolto soltanto nel passato un ruolo di aiuto e di sostegno per la Chiesa, ma è dono prezioso e necessario anche per il presente e per il futuro del Popolo di Dio, perché appartiene intimamente alla sua vita, alla sua santità, alla sua missione” (1 e 3).

 

Come sappiamo, il dono della vita consacrata nella Chiesa non è uniforme. “Siamo tutti consapevoli della ricchezza che, per la comunità ecclesiale, costituisce il dono della vita consacrata nella varietà dei suoi carismi e delle sue istituzioni. Insieme rendiamo grazie a Dio per gli Ordini e gli Istituti religiosi dediti alla contemplazione, alle opere di apostolato, per le Società di vita apostolica, per gli Istituti secolari e per altri gruppi di consacrati, come pure per tutti coloro che, nel segreto del loro cuore, si dedicano a Dio con speciale consacrazione” (VC 2).

 

Il dono più grande è l’amore

 

La varietà dei doni e carismi trova il suo senso più pieno solamente nella donazione e comunione reciproca. Considerando la dottrina di san Paolo sui carismi, nella prima lettera ai Corinzi egli afferma che i carismi sono dati per l’utilità comune, per l’edificazione del Corpo di Cristo e che essi trovano la loro pienezza nell’amore reciproco. Per quanto grande sia il dono che una persona ha ricevuto, sempre sarà necessario il dono degli altri: ciascuno è un dono di Dio per gli altri. Nessuno può dire all’altro: non ho bisogno di te (cf. 1 Cor 12-13).

 

In questo senso ci viene in aiuto il testo di san Bernardo, citato da Vita consecrata (52), nel quale egli esprime il suo sentimento verso gi altri carismi esistenti nella Chiesa del suo tempo: “Io li ammiro tutti. Appartengo ad uno di essi con l’osservanza, ma a tutti nella carità. Abbiamo bisogno tutti gli uni degli altri: il bene spirituale che io non ho e non possiedo, lo ricevo dagli altri… In questo esilio, la Chiesa è ancora in cammino e, se posso dire così, plurale: è una pluralità unica e una unità plurale. E tutte le nostre diversità, che manifestano la ricchezza dei doni di Dio, sussisteranno nell’unica casa del Padre, che comporta tante dimore. Adesso c’è divisione di grazie: allora ci sarà distinzione di glorie. L’unità, sia qui che là, consiste in una medesima carità[2].

 

In questa luce, allora, si comprende il discorso che Vita consecrata fa sulla comunione dei carismi. E si capisce anche l’affermazione sui laici che non solo possono condividere la missione, ma anche, e soprattutto, la spiritualità con i consacrati. Senza per questo ignorare il fatto che in questo periodo storico molti consacrati partecipano alla spiritualità e alla vita dei nuovi movimenti ecclesiali (cf. VC 46-58). Le spiritualità, in quanto sono letture del Vangelo, non possono rimanere vincolate in modo esclusivo a uno o all’altro degli stati di vita della Chiesa, perché esse sono utili per tutte le vocazioni.

 

Non si deve dimenticare, poi, che i carismi trovano la loro pienezza nella comunione del Corpo di Cristo, cioè, nella dinamica del dare e del ricevere. In questa linea il documento della CIVCSVA Ripartire da Cristo (2002) fa un passo in avanti, quando sottolinea la positiva fecondità ecclesiale del dialogo e della comunione tra carismi antichi e nuovi. Inoltre il documento spiega che questa comunione non solo va compresa in riferimento al dialogo e alla relazione tra i carismi di vita consacrata, ma anche tra questi e le nuove forme di vita evangelica e i movimenti ecclesiali (cf. 28-32).

 

Le idee-guida di un progetto

 

Come il suo stesso nome indica, la rivista “Unità e Carismi” nasce con l’espresso desiderio di contribuire a questo dialogo così importante nella vita della Chiesa. Non fu la moda o solo un atto di volontà a far nascere questa rivista. Le sue origini si trovano nel lungo cammino percorso da religiosi e religiose che, avendo incontrato la spiritualità del Movimento dei Focolari sin dal suo inizio, hanno sentito illuminarsi i loro carismi e hanno deciso di viverli in unità, cioè nella donazione e comunione reciproca[3].

 

Fu Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, che invitò i religiosi a condividere con tutti, a iniziare dai membri del Movimento, le ricchezze dei propri carismi, contemplati nella luce della presenza di Gesù tra di loro. Così disse a un gruppo di essi nell’aprile del 1968: “L’Opera di Maria per poter avere la propria ideologia capace di essere la luce che affascina l’uomo d’oggi, deve mettersi a studiare, a confrontarsi, a consultare, a conoscere tutte le altre scuole, in modo che da tutte senta rimbalzare la nostra idea. Sarà una dottrina che conterrà le altre, ma sarà anche una dottrina totalmente nuova. Non si tratta di elaborare una sintesi. Invece, studiando le altre dottrine ed essendo a contatto con le altre, verrà in rilievo la nostra, che sarà una fioritura, nel campo intellettuale, di Gesù Abbandonato e di Gesù in mezzo[4].

 

Quindi, delineò anche il metodo per realizzare questo obiettivo: “Naturalmente si suppone che queste cose siano già elaborate dal Gesù nel religioso… che lui abbia già visto queste cose con occhio nuovo. Però donandole saranno viste con Gesù in mezzo, per cui risulteranno più pienamente valide per tutti… Per arrivare a questo occorre tanto ascolto reciproco; saper mettere Gesù in mezzo, in modo che quel che ci viene espresso diventi patrimonio di tutti gli altri[5].

Alcuni anni più tardi, parlando della sapienza e dello studio nel Movimento dei Focolari, Chiara farà la seguente riflessione in riferimento ai religiosi e alle loro spiritualità: “Un’altra certezza è questa: se è vero, come è vero, che nei religiosi del Movimento vediamo la possibile coesistenza in unità di due spiritualità: la loro e la nostra… e se è vero che costatiamo nella nostra spiritualità la possibilità di affratellare in una profonda unità persone già chiamate da Dio per strade diverse, ciò starebbe a dimostrare che la dottrina dell’unità e di Gesù Abbandonato non solo non disturba le altre già esistenti nella Chiesa, ma è forse chiamata a fare di esse una particolare sintesi, una sintesi mariana[6].

 

Molti posti, una stessa casa

 

Gesù ci ha detto che nella casa di suo Padre ci sono molti posti (cf. Gv 14, 2). Molti posti in una stessa casa: quella del Padre di tutti, dove tutti i suoi figli hanno un posto. Nella casa del Padre, nella casa della Trinità, siamo chiamati a vivere relazioni trinitarie di offerta e di accoglienza del dono che siamo gli uni per gli altri.

 

Tutti noi che partecipiamo all’elaborazione di “Unità e Carismi” siamo ben coscienti che esistono, grazie a Dio, molte altre riviste che hanno come finalità la riflessione sulla vita consacrata in generale e sulla sua missione nella Chiesa e nel mondo del nostro tempo. E sappiamo bene che molte famiglie religiose, soprattutto quelle con una tradizione spirituale più lunga, sono solite avere le proprie riviste nelle quali vengono proposti e approfonditi gli elementi più importanti della propria spiritualità. Come siamo ugualmente coscienti che in questo panorama c’è spazio per il nostro tipico contributo.

 

Vorremmo che le pagine della nostra rivista, e i lavori che in essa si pubblicano, in primo luogo servano a noi stessi come una palestra dove plasmare la nostra riflessione sulla vita consacrata oggi alla luce del carisma dell’unità. Da questa prospettiva, poi, vogliamo guardare le ricchezze di tutti gli altri carismi donati alla Chiesa lungo i secoli e nel momento attuale, proponendoli agli uomini e ai credenti con nuova forza e nuova luce.

 

Tutti i carismi sono importanti per noi, quelli considerati più grandi come quelli più piccoli, poiché sappiamo che “lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo dei sacramenti e dei ministeri, e ad adornarlo di virtù, ma ‘ distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui’ (1 Cor 12, 11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa secondo quelle parole: ‘A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio’ (1 Cor 12,7). E questi carismi, dai più straordinari a quelli più semplici e più largamente diffusi, siccome sono soprattutto adatti alle necessità della Chiesa e destinati a rispondervi, vanno accolti con gratitudine e consolazione” (LG 12).

 

Le famiglie religiose generalmente sono colme di figure ricche di questi doni di Dio, a cominciare naturalmente dai loro fondatori e fondatrici, seguiti poi da molti altri, alcuni più famosi e altri meno. Riconoscere tutti i doni di Dio è un altro nostro impegno.

Come pure siamo consapevoli che le ricchezze della vita consacrata sono destinate ad essere un patrimonio vivo di molti altri nella Chiesa. “Unità e Carismi”, pur guardando la vita consacrata, vuole essere una rivista ecclesiale, per promuovere la conoscenza e l’accoglienza di tutti i carismi che Dio ha dato alla Chiesa lungo i secoli.

 

La sfida del momento attuale è quella di tornare alle fonti di ogni carisma, a Dio, a Gesù Cristo, allo Spirito Santo. Pensiamo che questo cammino sia possibile soltanto nella misura in cui saremo capaci di riconoscere negli altri carismi lo stesso Dio che ha ispirato quello a cui ognuno si è sentito chiamato.

Occorrerà per questo universalizzare e globalizzare di più i carismi, non solo geograficamente, ma soprattutto facendo in modo che ciascuno di essi sia capace di riconoscere e comprendere se stesso nell’unità del Corpo di Cristo.

 




[1] Teresa di Gesù, Cammino di perfezione, 40, 3.

[2] San Bernardo, Apologia a Guglielmo de Saint-Thierry, IV, 8: PL 182, 903-904.

[3] Cf. F. Ciardi, I religiosi nell’Opera di Maria, in Unità e Carismi, 3-4 (2006) 38-56; C. Donegana, “Far circolare l’Amore”; storia di Chiara con i religiosi, in Unità e carismi, 1-2 (2009) 52-59.

[4] Testo inedito.

[5] Ibid.

[6] C. Lubich, Inaugurazione dell’Università Popolare Mariana, 15.10.1980 (testo inedito).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi anche

I più letti della settimana

Altri articoli

Simple Share Buttons