Cronache di chi resta è un diario che racconta le storie di chi ha deciso di restare, tornare o arrivare ad abitare quei territori che sono considerati periferici, marginali, senza possibilità di sviluppo e di futuro. Ripartendo dal racconto di ciò che avviene costantemente nelle piccole e grandi rivoluzioni quotidiane di chi già solo “essendoci” fa la differenza, si vuole contribuire ad una narrazione diversa da quella prevalente, per contaminare scelte di possibilità. Cronache di chi resta vuole raccontare, ma anche approfondire quali sono gli ostacoli affinché un territorio possa immaginare il proprio futuro a partire dalle persone che vogliono abitarlo.
Per la quinta storia di Cronache di chi resta ci spingiamo nel profondo sud, nel tacco dell’Italia, ad incontrare Emanuele Giuseppe Rizzello di Taurisano, in provincia di Lecce. Laureato in Scienze della Politica, Emanuele lavora come Project Manager nel settore della progettazione sociale, culturale e delle politiche giovanili, rendendo la scelta di restare ad abitare il proprio territorio una occasione generativa per molte persone che incontra ogni giorno nel suo lavoro e nel suo impegno sociale. Il percorso di Emanuele prende forma grazie al lavoro con compagni di strada che consentono di dare vita a tanti processi che partono dal Salento con uno sguardo aperto verso l’Europa intera.

Partecipazione ad un evento di promo delle opportunità europee per giovani. Credit: Maria Chiara cefaloni.
Qual è stato il tuo percorso fin qui e cosa è stato decisivo per restare?
Decidere di restare finora è stato un percorso direi “spontaneo”, che non mi ha portato a dover scegliere se restare o partire, ma piuttosto a concentrarmi sullo sviluppo e sulla realizzazione di progetti qui, nel Salento. Un percorso spontaneo dettato dalle circostanze che si sono via via presentate. Ho studiato presso l’università del Salento, a Lecce, città meravigliosa, inutile dirlo! Anche quando avevo deciso di vivere un’esperienza di Erasmus universitario, che consiglio a tutti, ho poi virato verso un anno di volontariato in Servizio Civile Nazionale presso l’associazione Amahoro, a Ruffano (LE), impegnata da molti anni nella cooperazione internazionale e nell’educazione alla mondialità. Come se non bastasse, nel 2011, durante il primo anno di corso di laurea magistrale, ho sentito il desiderio di mettermi in gioco per il mio paese, Taurisano, partecipando attivamente alla vita politica locale. Mi sono candidato alle elezioni e sono stato eletto tra i banchi dell’opposizione, ruolo che ho ricoperto per cinque anni. È stata un’esperienza affascinante, intensa, a tratti difficile, ma nel complesso unica, vissuta da poco più che ventenne. E, come è facile immaginare, a quel punto non c’è stato più verso di “partire”! Dal 2014 al 2016 ho avuto il privilegio di ricoprire l’incarico di animatore di comunità del progetto Policoro presso la diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca: una figura al servizio della comunità per sviluppare lavoro e dimostrare che soluzioni concrete per “restare” possono davvero esistere. Da lì, negli anni successivi, è stato un continuo “generare” progetti, iniziative e opportunità lavorative, per me e per gli altri. Tutto troppo importante per lasciare!
Cosa significa per te abitare questo territorio?
Significa cercare di dare il massimo ogni giorno per valorizzarlo, magari lasciando tracce positive. Non nego che ci siano giornate complicate, in cui viene voglia di staccare un po’, ma credo sia una sensazione naturale. Le difficoltà non mancano: penso ci sia bisogno innanzitutto di una coscienza collettiva più forte in termini di tutela e promozione del paesaggio. Il batterio Xylella, ad esempio, in pochi anni ha letteralmente svuotato di vita più di 20 milioni di ulivi, a partire dal Sud del Salento, stravolgendo la nostra storia locale. A questo si aggiungono il consumo sregolato del suolo, la questione dei rifiuti, mai risolta veramente da chi di competenza, il fenomeno estivo degli incendi…Occorre percepire maggiormente queste sfide, o meglio, questi disastri, a cui, purtroppo, forse stiamo finendo per abituarci. Abitare questo luogo significa tenere sempre le antenne dritte, per quanto possibile.
Che progetti stai portando avanti adesso?
Il grande contenitore, senza dubbio, è Fattoria Pugliese Diffusa APS, una realtà che dal 2009 opera per offrire opportunità educative e di inclusione in tutta Europa. Da diverso tempo ormai ho l’onore di impegnarmi in associazione che, soprattutto negli ultimi anni, si è radicata fortemente nel territorio, ampliando il proprio raggio d’azione. Dal 2020 gestiamo un immobile confiscato alla criminalità organizzata a Taurisano, precedentemente inattivo, che oggi è diventato un punto di riferimento per la comunità. Qui organizziamo esperienze educative rivolte a piccoli e grandi: laboratori digitali, sala webradio, sessioni di lingua curate da volontari e volontarie europei che ospitiamo durante l’anno, ecc…Chiaramente parlo al plurale perché siamo un bel team di professionisti/e: Evangelista, Erika, Flavia, Giulia, Cristina, Luigi, Alessia, tutti/e gli associati/e e i volontari/e! Una grande sfida recente, tuttora in corso, è rappresentata dal “Centro Servizi – Stazione di Posta – Povertà Estrema”, avviato in convenzione con l’Ambito Territoriale Sociale di Casarano.
Grazie a una misura del PNRR, vengono garantiti servizi gratuiti a beneficio delle fasce di popolazione più vulnerabili dei 7 comuni di competenza, in collaborazione con gli uffici dei Servizi Sociali comunali: consulenze psicologiche, amministrative e legali; distribuzione di beni essenziali; alloggio notturno; trasporto per visite specialistiche; orientamento al lavoro. La “fattoria” è molto altro ancora.
Vi invito perciò a seguirci sui social e a visitare il nostro sito: www.fattoriapugliesediffusa.it
Hai anche partecipato attivamente per la promozione della presenza dei giovani in politica…
Vero. Sotto l’ombrello dell’associazione Guglielmo Minervini APS sono stato invitato a far parte del gruppo che ha depositato in Cassazione a Roma la proposta di legge di iniziativa popolare Quote Generazionali – Legge Minervini. Un’intensa esperienza di cittadinanza attiva! Si tratta del frutto della storia sociale e politica regionale scritta da Guglielmo Minervini, politico e innovatore visionario, insieme a tante e a tanti pugliesi. Con “quote generazionali” si intende riequilibrare la presenza di diverse generazioni nei luoghi decisionali. Il comitato promotore di Quote Generazionali ha voluto mettere sul tavolo uno strumento concreto, dopo aver condotto una ricerca che ha evidenziato, per esempio, una presenza ai minimi termini di under 35 nelle istituzioni, quasi assente in regione e in parlamento. L’età media nelle istituzioni italiane è infatti oltre i 51 anni. Per questo è stata avanzata la proposta di introdurre un sistema in grado di riservare almeno il 20% dei posti nelle liste elettorali a persone under 35, oppure preveda incentivi per i partiti che investono nella formazione dei propri giovani iscritti, e così via. Nei mesi abbiamo diffuso la proposta di legge in molte aree d’Italia, raccogliendo circa 9.000 firme. Non sono bastate per far approdare la proposta in parlamento, ma testimoniano chiaramente un interesse diffuso e reale verso questo tema, considerato che tutt’oggi sopravvivono ancora, per esempio, i “listini bloccati”. Ora si guarda al futuro, per valutare come portare avanti e valorizzare il lavoro svolto finora. Le quote possono essere solo il mezzo, la crescita culturale e politica rappresentano il fine.

Deposito Legge “Quote Generazionali” in Cassazione. Credit: Maria Chiara Cefaloni.
Cosa pensi che renderebbe più semplice restare per chi vorrebbe ma non può?
Non è semplice, né realistico, dare una risposta valida per tutti. Dipende da tanti fattori, ma se dovessi indicarne uno direi: la mentalità. Siamo nel Sud, siamo anche una terra di frontiera, che per storia, passata e presente, vive di emigrazioni e immigrazioni. Penso che abbiamo un forte bisogno di maturare nel modo in cui consideriamo l’altro, la collettività; nell’approccio con cui affrontiamo per esempio temi come l’accoglienza, la parità di genere, il rapporto con il paesaggio, il lavoro. Serve una visione capace di guardare un po’ più avanti, facendo tesoro del passato. Solo così, forse, potremmo rendere la vita più semplice a tutti: sia a chi vuole rientrare, sia a chi desidera restare.
