Coronavirus, l’ultima Amuchina

Ai tempi del coronavirus molti gli episodi di una solidarietà concreta da mettere in luce. Accade a Mantova. «La grande sfida del nostro mondo è la globalizzazione della solidarietà e della fraternità al posto della globalizzazione della discriminazione e dell’indifferenza». Così scrive papa Francesco nella Evangelii gaudium.

Ai tempi del coronavirus l’Amuchina è uno dei beni più preziosi e ricercati. A Mantova Enzo Faranna, responsabile di un bimbo store regala il suo ultimo igienizzante per uso familiare ad un cliente che ne era rimasto sprovvisto come gesto di ordinaria generosità.

In pochi minuti sparisce di tutto: omogenizzati, pannolini, detersivi. Accade a Mantova in un grande negozio di 1500 metri quadri di una nota catena per bambini. «Ho visto svuotarsi – racconta Enzo Faranna, 40 anni, responsabile del bimbo store – interi scaffali e riempire carrelli colmi di scorte esagerate». L’ansia generalizzata fa volatizzare in pochi minuti l’Amuchina e ogni tipo di igienizzante. Tanto che gli ultimi pochi flaconi sono comprati e divisi tra i dipendenti per uso personale. Poco prima della chiusura entra A.M. un cliente abituale, di religione musulmana, che il titolare conosce di vista e con cui qualche volta ha scambiato qualche parola sui loro bambini. Chiede dell’Amuchina. Enzo Faranna risponde che è esaurita.

Rientrando a casa, però rimugina sull’accaduto. Non si sente a posto. Ne parla con la moglie Silvia: «Mi sento una schifezza. È appena cominciata la Quaresima e non riesco neanche a digiunare da me stesso e a fare delle piccole rinunce». A casa anche lui ha una bambina di 9 anni e la moglie è incinta, a maggio nascerà una seconda figlia, ma decidono di donare la loro Amuchina. Enzo cerca su Google maps il nome del cliente. «Del resto – pensa tra sé – quante persone ci saranno con il suo nome e una officina meccanica a Mantova». Confezionano un bel pacchetto e la mattina dopo si presenta nella sua officina. A.M., il titolare, non è presente e non rientrerà presto perché sta testando il corretto funzionamento delle macchine che aveva riparato. Enzo attende per più di 40 minuti. Poi, a malincuore, lascia il pacchetto nel suo ufficio e gli manda un messaggino in cui spiega le motivazione del suo gesto. Non è un suo conoscente ma si fida di Dio e parla a cuore aperto. «È Quaresima – spiega Enzo – e per me quel piccolo gesto significa digiunare da me stesso. Voglio trasmettere qualcosa di più del donare dell’Amuchina. Lui mi risponde con un grazie».

Qualche giorno dopo, prima della chiusura generale per il diffondersi della pandemia, A.M. si presenta in negozio. Si batte tre volte forte con un pugno sul petto all’altezza del cuore e dice: «Per qualsiasi cosa potrai sempre contare su di me!». «Sono felice – commenta Enzo – perché il mio piccolo digiuno da me stesso può colmare un bisogno più grande». La fame di relazioni autentiche e fraterne.

 

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