Conte si dimette, il dado è tratto

Volano gli stracci tra l’ex maggioranza di governo dopo il discorso al Senato del dimissionario presidente del Consiglio. In attesa delle scelte di Mattarella tra nuovo esecutivo e voto a ottobre, con il centrodestra sicuro di una vittoria schiacciante. Domani alle 16 iniziano le consultazioni
ANSA/ ETTORE FERRARI

 

Un discorso durissimo contro Salvini, quello del dimissionario presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il clima iniziale del 20 agosto al Senato è stato formalmente ineccepibile, preceduto dalla stretta di mano con tutti gli esponenti dell’esecutivo.

Come un torneo di tennis piuttosto che una corrida infuocata. Ben 50 minuti di intervento letto pacatamente, pur interrotto più volte, dal banco del Governo con i due vice seduti al suo fianco. Impassibile Luigi Di Maio.   

Il ministro dell’Interno ha ostentato sicurezza, sorrisi e inviti mimici al suo gruppo di non trascendere nel dissenso, tranne poi reagire con ampi dinieghi del capo a tutta la filippica di Conte che ha messo in fila le critiche alla scorrettezza del leader della Lega, dall’azione solitaria e ossessiva alla ricerca del consenso facile, dai rapporti ambigui con la Russia fino all’invocazione dei pieni poteri che, secondo Conte, rivela aspetti pericolosi e inquietanti. Il giurista foggiano, primo inquilino di Palazzo Chigi, ha citato Federico II, caro all’orgoglio del Meridione, come esempio di una sovranità illuminata che riconosce la priorità della legge e della giustizia. Ma il premier tecnico ha avuto parole molto nette anche sulla questione dell’uso improprio di simboli religiosi da parte di Salvini perché con tali «episodi di incoscienza religiosa si rischia di offendere il sentimento dei credenti e nello stesso tempo oscurare il principio di laicità che è tratto fondamentale dello Stato moderno».

Quasi un invito a nozze per il ministro degli Interni che è intervenuto dai banchi della Lega, accanto all’economista no euro Alberto Pellai e all’ex ministro Roberto Calderoli, padre del sistema elettorale Porcellum particolarmente sorridenti. Salvini, dopo aver rivendicato di aver chiuso i porti ai migranti clandestini,  ha ribadito il proprio diritto ad esprimere pubblicamente la propria devozione, invocando poi papa Giovanni Paolo II come punto di riferimento al posto di Roberto Saviano, additato come icona dei liberal, citato con fastidio almeno due volte nell’intervento del leader della Lega che vuole andare al più presto alle elezioni come esercizio di democrazia e di libertà. Libertà che, invece, secondo lui, sarebbe assente tra i parlamentari avversari, pronti a piegarsi alla sudditanza verso le elites della Ue.

L’ex presidente del consiglio Matteo Renzi è intervenuto per il Partito Democratico dopo essere stato additato pesantemente da Salvini come motivo di scandalo per una ipotesi di alleanza tra centrosinistra e 5 Stelle. Il senatore fiorentino ha detto che non farebbe il ministro di un nuovo governo necessario per evitare le conseguenze disastrose di una crisi governativa che viene a cadere alle porte della grande recessione che rischia di aggredire l’Europa. Renzi ha denunciato la rottura sociale e il clima di odio in atto nel Paese, soprattutto sulla questione dei decreti sicurezza che portano anche la firma di Conte, invitando Salvini, nella comune fede pur vissuta in modo diverso, a rileggere il Vangelo nei passi del giudizio finale dove saremo giudicati dalle nostre opere: “Ero straniero e mi avete accolto”.

Nicola Morra, per i 5 Stelle, da presidente della Commissione parlamentare antimafia ha accusato Salvini platealmente di essere stato inadempiente nella lotta contro le mafie, rifiutandosi, con varie dilazioni, di incontrare la Commissione stessa, facendo balenare, un uso pubblico ambiguo, dettato però da ignoranza, di simboli devozionali come messaggio, in terra calabrese, ai clan malavitosi. Insomma una conferma della rottura più eclatante possibile tra ex alleati di governo che ora marciano in direzione opposta.

La seconda parte del discorso principale di Conte, che si dice animato da un “nuovo umanesimo” e cita Martin Buber, è sembrata, infatti, come la visione di una nuova maggioranza possibile contrastata non solo dalla Lega ma anche da Forza Italia, con Bernini, e Fratelli d’Italia, con La Russa.

Le simulazioni di You trend, basate sui sondaggi attuali combinati con l’applicazione della legge elettorale cosiddetta Rosatellum, consegnerebbero la maggioranza assoluta delle Camere ad un centrodestra unito. Numeri necessari per leggi costituzionali senza referendum e la nomina del nuovo presidente della Repubblica. Un blocco sociale, come ha sottolineato Maurizio Gasparri, ex An ora Forza Italia, che è stato, fin dai tempi di Tambroni negli anni 60, troppo tempo escluso dal governo fino all’intervento decisivo di Berlusconi.

Alcuni interventi, come Grasso per Leu e Zanda per i dem, pur apprezzando i toni e le ultime prese di posizione di Conte, hanno sottolineato la corresponsabilità del presidente del Consiglio in scelte pesanti come i decreti sicurezza e immigrazione. In particolare l’ex 5 Stelle Gregorio De Falco, ora nel gruppo misto, ha ricordato di aver avuto l’occasione di ammonire e avvisare il professor Conte sulla grave violazione costituzionale operata con tali norme.

Tutti restano in attesa della decisione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in in un clima paradossale perché Salvini non ha ritirato la delegazione dei ministri della Lega dal governo e si è detto disponibile a votare alcuni provvedimenti come il taglio del numero dei parlamentari. All’ultimo momento la Lega ha anche ritirato la mozione di sfiducia.

In sostanza si tratta, come già evidente, di verificare l’esistenza di un vero accordo di governo politico alternativo, a quello attuale, nel Parlamento disegnato dal voto del 4 marzo 2018. Altrimenti il nuovo centrodestra è sicuro di aver già la vittoria in tasca con la guida di Salvini che ora, come ha precisato Bagnai, può liberarsi «dalla zavorra» dei 5 Stelle.

Nella replica Conte ha detto di aver sostenuto una linea di rigore verso i flussi migratori nella ricerca di una soluzione condivisa a livello europeo, ribadendo la necessità di rispetto istituzionale, e cioè dei cittadini, delle competenze ministeriali senza prevaricazioni in clima di leale collaborazione.  Concludendo ha detto di non accettare giravolte e quindi di assumersi il coraggio della responsabilità delle proprie dimissioni con una ovazione dei 5 Stelle che sembrano aver ritrovato il proprio orgoglio.

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