In realtà non si tratta di una vera e propria miniera, quella che ora visitiamo a Lubumbashi, Repubblica Democratica del Congo profonda, ma quel che ne resta: un ammasso di ferraglie, un’alta ciminiera in laterizi e un grosso mucchio di materiale roccioso estratto per un secolo circa dalle miniere sotto i nostri piedi. Ma oggi, una perfetta struttura industriale serve solo per sfruttare l’enorme terril, per ricavarne residui (cospicui) di tesoro minerario: zinco, rame, cobalto e germanio. Dopo una lunga, esauriente e didascalica spiegazione di quello che vedremo e delle necessarie misure di sicurezza, a bordo di un furgoncino della miniera lasciamo i locali pulitissimi della direzione per dirigerci verso le officine, con solerti accompagnatori – 4, mentre noi visitatori siamo appena 5 – che ci spiegano tutti i processi chimici e fisici che permettono di estrarre sacchi di cobalto, lastre di rame, blocchi di zinco e polvere di germanio, un minerale assai raro in natura, anche qui in Congo, dove sembra che tutto sia abbondante.

ph M. Zanzucchi
Il processo produttivo della STL a Lubumbashi è un esempio avanzato di economia circolare mineraria, poiché non estrae minerali vergini dal suolo, ma rielabora le scorie (slag) accumulate in oltre un secolo dalla vecchia fonderia Gécamines. La materia prima prelevata dal terril viene fusa in un forno ad arco elettrico per separare i metalli dai silicati di calcio e ferro contenuti nelle scorie. Si ottiene una cosiddetta “lega rossa” (alloy), un concentrato solido che contiene rame, cobalto e, in tracce strategiche, il germanio. La lega prodotta nel forno viene inviata al nuovo impianto di raffinazione, inaugurato ufficialmente a ottobre 2024. Qui avvengono i processi chimici principali: lisciviazione (leaching), cioè la lega viene macinata e immersa in soluzioni acide per sciogliere i metalli e portarli in soluzione liquida; purificazione e separazione, attraverso l’estrazione con solventi e la precipitazione selettiva, cosicché i diversi metalli vengono separati l’uno dall’altro; elettrolisi, cioè il rame viene recuperato sotto forma di catodi di rame puri tramite corrente elettrica.
Ma la vera innovazione tecnologica di STL riguarda il trattamento dei fumi e dei residui specifici per il germanio che viene isolato come un “precipitato” o concentrato di alta qualità. Grazie a una partnership con la belga Umicore, viene ora raffinato localmente per la prima volta, rendendo il Malawi/Repubblica Democratica del Congo un attore chiave per i semiconduttori. Il germanio, per chi non lo sapesse, è un metalloide grigio-argento, fragile e con proprietà di semiconduttore, la cui conducibilità elettrica aumenta con la temperatura. È trasparente alla radiazione infrarossa e possiede un elevato indice di rifrazione. Viene utilizzato principalmente per fabbricare fibre ottiche, lenti per visori notturni e telecamere termiche, oltre che come catalizzatore nella produzione di plastiche (PET) e in dispositivi elettronici specializzati come i transistor ad alta velocità.
Con l’inaugurazione del nuovo impianto idro-metallurgico, la STL ha l’obiettivo dichiarato di coprire circa il 30% della domanda globale di germanio. Prima di questo impianto, la Cina controllava circa il 60-80% della produzione mondiale. La STL è diventata l’alternativa principale e più rapida per i mercati occidentali, specialmente dopo le restrizioni alle esportazioni imposte da Pechino nel 2023. L’impianto punta a una capacità di circa 30 tonnellate all’anno (su un mercato mondiale che nel 2026 è stimato intorno alle 250 tonnellate).

ph M. Zanzucchi
Il sito è stato recentemente sfruttato da australiani e finlandesi, ma da qualche anno STL è ridiventata totalmente congolese, proprietà della Gécamines. Non è dunque una miniera che dà grandi produzioni, ma sembra che sia stata attrezzata dalle autorità congolesi come vetrina per mostrare di aver imboccato la via dell’alta tecnologia, il massimo rispetto per le regole umanitarie sul lavoro, per le raccomandazioni dell’OCDE a proposito di igiene, inquinamento e parità di trattamento di genere (il 18% degli impiegati è donna, entro un anno saranno il 25%), persino per i 17 obiettivi Onu per lo sviluppo sostenibile e responsabile. Ovviamente, qui non si vedrà alcun minore al lavoro, ci mancherebbe! Non per niente lo slogan del sito è Tuwe Mfano, vogliamo essere dei modelli. Benissimo, ciò dimostra come i congolesi sappiano fare le cose per bene, sappiano essere a loro modo perfetti e responsabili.
(Dettaglio: qui le visite sono permesse, mentre in quasi tutti i siti minerari dell’Alto-Katanga – in massima parte gestite da cinesi – non ci si può mettere piede. In quanto al rispetto dei diritti umani, dell’ambiente e dello sviluppo responsabile, non tutti i siti hanno gli standard dell’STL).
