Cicely Saunders e le cure palliative

L'associazione di medici palliativisti nata per ricordare e valorizzare la figura e le intuizioni di Cicely Saunders, fondatrice del primo hospice moderno, invita all'evento online organizzato per sabato 7 maggio dalle ore 16 alle 18. Si discuteranno alcuni dei temi fondamentali per un autentico rapporto di cura: la storia e il tempo, il dolore globale, gli aspetti scientifici e l'approccio d'equipe comprendente anche  il mondo del volontariato.
Cecily Saunders (Taken at the Witness Seminar “Innovation in Pain Management” held by the History of Twentieth Century Medicine Group - Wikipedia)

Nei momenti in cui sembra più difficile trovare riferimenti sicuri per l’agire quotidiano, emergono con maggiore forza le figure fondative, quelle che hanno saputo aprire strade innovative nei diversi campi dell’azione e del pensiero.

È stato così anche per un gruppo di palliativisti italiani, che alcuni anni fa hanno iniziato a incontrarsi periodicamente interrogandosi sulla possibilità che l’idea originaria di Cicely Saunders (1918 -2005, infermiera, assistente sociale, medico e fondatrice del primo hospice moderno), potesse essere ancora oggi ispiratrice di “nuove risposte” alle sempre nuove domande cliniche, relazionali, spirituali e bioetiche della cura alla fine della vita.

Nella sua lunga vita la Saunders sviluppa le intuizioni scientifiche con una grande capacità di cogliere spunti dai momenti vissuti con i malati. Ne è un esempio il concetto di “dolore globale”, da considerare nelle sue dimensioni non solo fisiche, ma anche psicologiche, sociali e spirituali, descritto per la prima volta dopo l’incontro con una paziente, Hinson. O la riflessione sul tempo, nel rapporto con Antoni, altro paziente “decisivo” nella sua storia personale: «Si può vivere un’intera vita in un attimo… Le ore buone e ricche restano per sempre. Le altre svaniscono in un nulla».

Per lei non esistono “malati terminali”, ma “persone vive” da guardare e curare (anche con gli opportuni sedativi per il controllo del dolore): «Sei importante fino all’ultimo istante della tua vita». Da questa visione dell’uomo nascono le sue forti prese di posizione contro i progetti di legge sull’eutanasia, che renderebbe ancora più fragili i soggetti deboli.

La sua risposta è concreta: nei dibatti invita a visitare gli hospice, incontrare i malati, le loro famiglie e la comunità dei curanti. Cicely Saunders è morta nel “suo” hospice, nel 2005: «Sono stata infermiera, assistente sociale, medico. Ma la cosa più difficile di tutte è imparare ad essere un paziente».

L’Associazione Culturale “Sul sentiero di Cicely per le cure palliative“, recentemente costituitasi a partire da quel primo percorso spontaneo di ricerca,  ha l’obiettivo di farne conoscere la figura e l’operato. Un primo evento online è organizzato per sabato 7 maggio alle ore 16 (vedi locandina allegata).

Un webinar nel quale, a partire da quattro  frasi della stessa Cicely, verranno toccati nel dialogo fra i diversi relatori alcuni temi fondamentali per un autentico rapporto di cura: la storia e il tempo, il dolore globale, gli aspetti scientifici e l’approccio d’equipe comprendente anche il mondo del volontariato.

Porterà il suo importante contributo il 95enne Christopher Saunders, ultimo fratello vivente di Cicely.

Il tema cure palliative ed eutanasia è approfondito anche nel recente dossier Vita (vedi allegato).

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