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Mondo > In punta di penna

Caso Epstein, mamma mia!

di Michele Zanzucchi

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

Il caso del finanziere statunitense è uno dei più grandi scandali di cronaca nera e politica del XXI secolo: un intreccio di abusi sistematici, allegrie finanziarie e omissioni giudiziarie. Il discredito definitivo di un modo di gestire il potere da “impuniti”

Un frame tratto da un video pubblicato da un gruppo di donne sopravvissute agli abusi di Jeffrey Epstein. Il video esorta i repubblicani della Camera a votare per la pubblicazione di tutti i documenti sul caso del finanziere pedofilo. Ogni donna mostra una foto di sé adolescente, quando per la prima volta ha incontrato Epstein, 17 novembre 2025. ANSA/AFP

Jeffrey Epstein era un finanziere milionario con legami ad altissimo livello tra politica, scienza e spettacolo. La sua caduta iniziò a metà degli anni 2000 a Palm Beach, in Florida, dove fu accusato di aver indotto decine di minorenni alla prostituzione. Nonostante la gravità delle accuse, nel 2008 ottenne un controverso patteggiamento (definito con un eufemismo non-prosecution agreement) che gli permise di scontare solo tredici mesi con un regime di semilibertà, evitando accuse federali.

Il caso riemerse con forza nel luglio 2019, quando Epstein fu arrestato a New York con l’accusa di traffico sessuale di minori tra le sue proprietà di Manhattan e quelle delle Isole Vergini. Fondamentale era stato nella faccenda il ruolo di Ghislaine Maxwell, sua storica collaboratrice, accusata e poi condannata nel 2021 per aver reclutato e addestrato le giovani vittime, che dovevano soddisfare i capricci di Epstein e dei suoi ospiti illustri.

Il 10 agosto 2019, Epstein fu trovato morto nella sua cella nel carcere di massima sicurezza di Manhattan. Sebbene l’autopsia abbia stabilito che si trattava di suicidio, le circostanze sospette — telecamere fuori uso e guardie addormentate — hanno alimentato numerose teorie complottiste. La sua morte ha lasciato aperte molte ferite, ma ha anche portato alla desecretazione di migliaia di documenti che stanno svelando i nomi di potenti figure internazionali entrate in contatto con lui.

Se il caso Epstein non è stato insabbiato per sempre, lo si deve in gran parte a Virginia Giuffre, morta suicida nell’aprile 2025. È stata lei la voce più potente del movimento delle sopravvissute, portando avanti una battaglia legale durata anni. La donna ha dichiarato di essere stata “reclutata” da Ghislaine Maxwell a 17 anni e costretta a rapporti sessuali con Epstein e i suoi amici influenti. La sua testimonianza ha dato forza ad altre donne (come Sarah Ransome e Annie Farmer), trasformando una vicenda di cronaca locale in un caso di portata globale. La sua battaglia ha portato Andrea, figlio della regina Elisabetta II, a chiudere una causa civile con un risarcimento milionario, pur di evitare un processo pubblico che avrebbe devastato la corona britannica. I documenti desecretati negli ultimi anni non indicano necessariamente che i citati abbiano commesso crimini, ma confermano l’incredibile rete di contatti di cui godeva Epstein. Oltre al principe Andrea, ci sono Bill Clinton, Donald Trump, Bill Gates e l’avvocato Alan Dershowitz.

Fin qui la cronaca. Stuoli di giornalisti stanno frugando nella valanga di mail, dati, foto, ritagli di giornale rilasciati dai giudici dietro pressione dell’opinione pubblica, di avvocati e di personaggi interessati, che vogliono uscirne in modo “elegante”. Ogni giorno esce qualcosa di nuovo, e non si può sapere dove e quando finirà il caso Epstein. Ma la questione, al di là delle conseguenze giudiziarie che sono ancora imprevedibili, e dello spettacolo indecoroso dato da personaggi ritenuti al di sopra di ogni sospetto, una vera e propria fiera degli orrori, sembra dimostrare che chi arriva a posizioni di potere elevato rimane spesso vittima di delirio di onnipotenza, credendo che un certo ruolo pubblico lo ponga al di sopra della legge. E dimostra come il politico che non abbia una cultura del rispetto e della sana separazione tra privato e pubblico possa scivolare sulle tante bucce di banana che vengono poste sotto le scarpe dei potenti di turno da faccendieri, carrieristi, manigoldi dalla morale inesistente, o quasi.

Naturalmente, il sistema mediatico, sempre assetato di scoop pruriginosi, si è gettato a corpo morto sul caso, perché coniuga le principali attrattive morbose suscitate dai mezzi di comunicazione di massa: sesso, sangue e soldi, oltre alla salute, cioè le quattro “esse” che tengono attaccati gli utenti ai tanti schermi della nostra esistenza. Nel caso Epstein si ritrovano tutti e quattro questi elementi, coniugati nel calderone del potere politico. Ne esce un cocktail che ci spinge a scorrere le news per trovare qualche “chicca”, e che fa sperare non pochi detrattori politici dei personaggi implicati che arrivi prima o poi la mail mortale, che li disarcioni. E invece, al di là delle doverose indagini giudiziarie e giornalistiche, il caso andrebbe posto a distanza di sicurezza: cioè non bisognerebbe seguirlo tanto per pruriginose curiosità, quanto per renderci più guardinghi nei confronti delle tentazioni del potere mal usato, e per convincerci ancor più che i politici debbono essere moralmente più inattaccabili dei comuni mortali, se non altro per l’esempio buono o cattivo che possono dare all’opinione pubblica.

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