Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > Idee

Ben fatto, Jean-Yves!

di Antonio Maria Baggio

- Fonte: Nuova Umanità

J-Y Calvez

La recente scomparsa di Jean-Yves Calvez, l’11 gennaio 2010, è stata un avvenimento importante. Da una parte, è una mancanza che si sente, non solo per l’amicizia, ma anche perché, a dispetto dell’età, egli era attivo e propositivo; davanti agli avvenimenti quotidiani, non si potrà più commentare: vediamo che ne pensa Calvez… La sua intelligenza, certo, ci mancherà.

Eppure, non riesco a pensare a lui in termini di “mancanza”; quando infatti qualcuno mi ha chiesto: “che vuoto lascia Calvez?”, ho pensato spontaneamente: Calvez lascia un “pieno”: un pieno di esempio, di pensiero, di metodologia.

Lascia un pieno di libertà: si pensi alla sua sottolineatura critica di ciò che manca nella dottrina sociale cristiana di oggi, fatta in occasione della sua intervista a “Nuova Umanità” [che in questo numero di “NU/News” mettiamo a disposizione integralmente]. Una  osservazione amorosa, da vero figlio della Chiesa, mai facilmente appagato, vigile sempre.

Lascia anche contenuti di analisi e di studio che ancora conservano il loro valore. E non penso solo ai testi più recenti, ma al suo libro più noto, Il pensiero di Karl Marx, che ha introdotto nuovi elementi e, vorrei dire, nuovi criteri interpretativi. Mi riferisco, in particolare, al processo di “riduzione delle alienazioni” da lui messo in evidenza come caratteristico di Marx, che ha imposto un modello ermeneutico anche al di fuori della critica cattolica [si vedano le pagine dedicate a Calvez, 139-149, in Per la critica dell’ideologia. Il pensiero di Karl Marx nella critica cattolica contemporanea, disponibile on line]. In esso, Calvez metteva in evidenza quella che potremmo considerare come una occasione perduta da Marx, che non aveva distinto tra una dialettica dell’uomo alienato, e una “dialettica” dell’antropologia sana, non alienata, dell’uomo. Questa incapacità di distinguere portava Marx, ad esempio, a considerare anche l’esigenza religiosa come una alienazione, anziché come un dinamismo essenziale ed emancipatore. 

Calvez riprenderà solo in anni recenti il tema dialettico-antropologico – che pure rimane presente, a me sembra,   quasi come il rovescio di un tappeto, in tutti i suoi lavori – in un libro “aureo”, quale si può scrivere solo nella piena maturità, Essai de dialectique (2003).

Anche per me fu importante l’incontro con la sua analisi del marxismo e sempre mi considerai come un suo studente, anche se mai ho frequentato i suoi corsi. Considerai dunque un grande onore essere chiamato a fare una conferenza insieme a lui, il 30 luglio 2008, a Buenos Aires, in occasione della presentazione del libro di Rocco Pezzimenti Política y religión [edizione italiana: Politica e religione, Città Nuova, Roma 2008]. Ho così potuto apprezzare la sua capacità di aprirsi all’amicizia, di ascoltare con quel suo atteggiamento raccolto, davanti all’altro uomo, quasi pregasse. Davvero, dava l’impressione di fare bene ogni cosa, con una perfezione dovuta tanto all’intelligenza quanto alla virtù.

Forse per questo la sua “partenza” non ci lascia un senso di vuoto, ma di un’altra opera riuscita, l’ultima.

Ben fatto, Jean-Yves!

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876