Alea non arriva mai da ferma. Anche quando è immobile, sta attraversando qualcosa. Inquieta. Irrequieta. Alea — Alessandra Zuccaro, per chi la conosce da vicino — è una di quelle persone per cui il viaggio non è mai solo uno spostamento, ma un’esplorazione interiore. Un modo di stare al mondo interrogandolo, senza mai accontentarsi di risposte proprio facili. La sua musica nasce da qui: da un’inquietudine fertile, da un bisogno profondo di senso, da un ascolto autentico dell’altro.
Alea non canta per occupare uno spazio, ma per abitarlo. E la sua voce — soul nel timbro e nell’anima — è un luogo aperto, attraversabile. Un luogo in cui si entra piano e si resta. Viaggiare, per lei, non significa fuggire — da Brindisi a Milano, ad esempio — ma incontrare. Culture, lingue, storie, fragilità. Il Mediterraneo, nella sua musica, non è solo una geografia: è un corpo vivo, fatto di partenze e ritorni, di radici che resistono e identità che si trasformano. È il mare di chi parte, di chi resta, di chi cerca. Un flusso continuo, mai uguale a sé stesso. Nel progetto Cummei – MediterraNeoSoul, tutto questo prende forma. Il soul incontra il jazz, l’afro, l’hip-hop, il dialetto pugliese. Ma non è una semplice contaminazione stilistica: è una scelta etica ed estetica insieme.
Alea in concerto, accompagnata dalla tromba. Credit: Alessandra Zuccaro.
Cantare in dialetto diventa un atto di verità, un ritorno alla lingua madre per poter parlare al mondo intero. Alea non segue una “moda”: questo attraversamento di lingue e suoni lo pratica da sempre, con naturalezza e coerenza. Accanto a questa ricerca personale, c’è una solida formazione e un percorso professionale articolato. Alea è laureata in canto jazz presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, città in cui oggi vive e lavora. Negli anni ha collezionato esperienze che spaziano dalla musica d’autore al soul, dal jazz alle collaborazioni pop, portando la sua voce in contesti diversi senza mai perderne l’identità.
Nell’estate appena trascorsa ha fatto parte del tour estivo di Bianca Atzei, un’esperienza che l’ha vista muoversi su palchi importanti, mettendo la sua vocalità al servizio di un progetto più ampio, con professionalità e misura, come lei sa fare. Alea è un’attivista sociale, nel senso più profondo del termine. Fa volontariato con Mediterranea Saving Humans, come parte dell’equipaggio di terra, ma non ama divulgarlo: appartiene alla sua privacy e alla sua indole. È un impegno che passa dall’ascolto, non dall’esibizione. Crede che l’arte abbia una responsabilità: creare relazione, aprire spazi, generare consapevolezza.

Ritratto fotografico di Alea. Credit: Alessandra Zuccaro.
Nella sua pratica artistica e formativa, la voce diventa strumento di libertà, di riconoscimento, di cura. Essere artista oggi è una forma di resistenza. Alea lo sa bene. La sua è una professione difficile, spesso precaria, mai garantita. Eppure continua — come non potrebbe? Studia, lavora, insegna, canta. Resiste con ironia e determinazione, senza cinismo e senza compromessi inutili. È anche una sensuale bellezza del Sud, mai esibita e mai addomesticata: incarnata, naturale. Un colore dell’anima e della pelle che sa del suo mare pugliese. Il suo senso della vita passa dall’ascolto dell’altro, eh sì la parola ascolto è volutamente ripetuta. Dal rispetto delle storie. Dalla capacità di stare nel dubbio.
È un’arte che non consola, ma accompagna, non promette salvezze, ma presenza. Alea non cerca scorciatoie. Cerca verità. E in un tempo che corre veloce e superficiale, questa voce — inquieta, irrequieta, profondamente umana — è bellissima e necessaria. Sì, l’avete capito: ascoltarla è decisamente consigliato.