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Persona e famiglia > Salute e benessere

Accessibilità cognitiva: oltre le barriere fisiche

di Alba Cobos Medina

- Fonte: Città Nuova

Gli sforzi sull’accessibilità vengono sempre direzionati verso le barriere fisiche e sensoriali, tralasciando completamente l’aspetto dell’accessibilità cognitiva. Non saper leggere e comprendere un testo o non avere memoria possono essere problemi limitanti per parte della popolazione che avrebbe diritto a un linguaggio semplificato.

Al fine di promuovere una maggiore integrazione sociale delle persone con disabilità, l’accessibilità, uno dei principi che regolano la Dichiarazione sui diritti delle persone con disabilità, è da anni al centro delle agende delle istituzioni nazionali e internazionali. Tuttavia, gli sforzi per raggiungere l’accessibilità si sono spesso concentrati su un tipo specifico di barriera: le barriere fisiche e sensoriali, lasciando un altro tipo di accessibilità – l’accessibilità cognitiva – in secondo piano.

Nelle parole di Pérez García e López de la Cruz, le amministrazioni «hanno dato priorità all’accessibilità come mezzo più efficace per raggiungere le pari opportunità». Tuttavia, sottolineano gli autori, questo tipo di iniziative ha teso «sistematicamente a ignorare la disabilità cognitiva». In questo senso, notano che «la spiegazione di questo divario è diversa» ed è in parte legata al fatto che «questa disabilità comprende un numero enorme e molto ampio di disfunzioni che la rendono difficile da definire e classificare» e quindi da visualizzare in termini di accessibilità. Come spiega Plena Inclusión, «l’accessibilità fisica sembra più facile da misurare» poiché è difficile determinare quanto sia comprensibile un libro, un film o un testo.

Il Sottocomitato sull’accessibilità cognitiva del CERMI (Comitato spagnolo dei rappresentanti delle persone con disabilità) ha definito questo concetto come «la caratteristica di ambienti, processi, attività, beni, prodotti, servizi, oggetti, strumenti e dispositivi che permettono una facile comprensione e comunicazione». In altre parole, le informazioni di qualsiasi tipo dovrebbero essere il più possibile facili da capire. Da parte sua, il CEAPAT (Centro di Riferimento Statale per l’Autonomia e gli Ausili Tecnici) descrive questo termine come «il diritto a comprendere le informazioni fornite dall’ambiente, a padroneggiare la comunicazione che abbiamo con questo e a poter svolgere facilmente le attività che vi si sviluppano senza discriminazioni per ragioni di età, linguaggio, stato emotivo o capacità cognitive».

Questa mancanza di accessibilità cognitiva può portare a numerose difficoltà nella vita quotidiana di una persona. Dal godersi o capire un libro o un film, all’orientarsi in una città. Può anche comportare problemi con l’uso di tecnologie, macchine, elettrodomestici, o la comprensione di documenti complessi come leggi, regolamenti o foglietti illustrativi di farmaci. Per questo motivo, l’accessibilità cognitiva è essenziale perché le persone possano avere accesso all’informazione e quindi essere in grado di formare opinioni e prendere decisioni, nonché di partecipare equamente alla società.

Va anche evidenziato che gli sforzi per rendere le informazioni più accessibili in questo senso vanno a beneficio non solo delle persone con disabilità cognitive, ma anche di altri gruppi. Questi includono: persone con paralisi cerebrale, persone con problemi di salute mentale, bambini, persone anziane con deficit cognitivi, migranti. In generale, chiunque, a causa di circostanze diverse, non abbia sviluppato capacità di comprensione della lettura.

L’istituzione Plena Inclusión indica diverse misure per promuovere una maggiore accessibilità cognitiva. Queste includono: lo sviluppo di testi facili da leggere, l’uso della tecnologia per sostenere le persone con difficoltà di comprensione e la valutazione di ambienti o spazi al fine, ad esempio, di migliorare la segnaletica. L’accessibilità cognitiva implica che le persone con difficoltà di memoria non devano memorizzare così tante informazioni nella loro vita quotidiana, e che vi sia meno bisogno di abilità complesse. Significa anche «usare parole che siano comprese dalle persone che ascolteranno o leggeranno», concedere abbastanza tempo, fornire supporto alle persone e adattarsi ai diversi bisogni.

Come sottolinea Plena Inclusión, l’accessibilità è una chiave attraverso la quale «apriamo la porta ad altri diritti come il diritto alla salute, all’educazione, alla cultura o al lavoro. Senza accessibilità, ci sono persone che non capiscono come arrivare all’ospedale, che non sanno come votare o che non vanno a teatro». D’altra parte, l’istituzione sottolinea l’importanza di garantire non solo questa accessibilità, ma anche la possibilità di partecipazione sociale della persona: «Immaginate che tutto fosse facile da capire ma la persona con disabilità non avesse soldi, la sua famiglia la proteggesse e non volesse che uscisse di casa, o la sua organizzazione facesse attività solo nella sua sede e non nel quartiere», spiegano. Fortunatamente, le istituzioni e la società civile sono sempre più consapevoli dell’importanza di lavorare per garantire l’accessibilità in tutte le sue dimensioni.

La accesibilidad cognitiva: más allá de las barreras físicas

Con el fin de promover una mayor integración social de las personas con discapacidad, la accesibilidad, uno de los principios que rige la Declaración de los Derechos de las Personas con Discapacidad, lleva años en el centro de las agendas de instituciones nacionales e internacionales. Sin embargo, a menudo, los esfuerzos por lograrla se han centrado en un tipo concreto de barreras: aquellas físicas y sensoriales, dejando en un plano secundario otro tipo de accesibilidad: la cognitiva.

En palabras de Pérez García y López de la Cruz, las administraciones «han priorizado la accesibilidad como medio más efectivo para lograr la igualdad de oportunidades». No obstante, señalan los autores, este tipo de iniciativas han tendido «de modo sistémico a ignorar la discapacidad cognitiva». En este sentido, anotan que «la explicación de esta laguna es diversa» y está en parte relacionada con el hecho de que «esta discapacidad incluye un enorme y amplísimo número de disfunciones que la hacen difícil de definir y categorizar» y por ende, visualizar en términos de accesibilidad. Como explica la institución Plena Inclusión, «la accesibilidad física parece más fácil de medir» ya que resulta complicado determinar cuán comprensible es un libro, una película o un texto.

La Subcomisión de Accesibilidad Cognitiva del CERMI definió este concepto como «la característica de los entornos, procesos, actividades, bienes, productos, servicios, objetos o instrumentos, herramientas y dispositivos, que permiten la fácil comprensión y la comunicación». Es decir: que la información, sea del tipo que sea, sea lo más fácil de entender posible. Por su parte, el CEAPAT (Centro de Referencia Estatal de Autonomía y Ayudas Técnicas) describe este término como «el derecho a comprender la información que nos proporciona el entorno, a dominar la comunicación que mantenemos con él y a poder hacer con facilidad las actividades que en él se llevan a cabo sin discriminación por razones de edad, de idioma, de estado emocional o de capacidades cognitivas».

Esta falta de accesibilidad cognitiva puede suponer numerosas dificultades en el día a día de una persona. Desde disfrutar o entender un libro o una película, hasta orientarse por una ciudad. También puede implicar problemas con el uso de tecnologías, máquinas, electrodomésticos, o a la hora de comprender documentos complejos, como leyes, normativas o prospectos de fármacos. Por este motivo, la accesibilidad cognitiva resulta fundamental para que las personas tengan cubierto su acceso a la información y, por tanto, puedan formarse opiniones y tomar decisiones, así como participar en igualdad de condiciones en la sociedad.

Además, cabe destacar que de los esfuerzos por lograr una información más accesible en este sentido se benefician no solo las personas con discapacidad cognitiva, sino también otros colectivos. Entre ellos: personas con parálisis cerebral, con determinados problemas de salud mental, niñas y niños, personas mayores con deterioro cognitivo o personas migrantes. En general, cualquier persona que por diferentes circunstancias no tenga desarrollada la comprensión lectora.

La institución Plena Inclusión apunta diferentes medidas para favorecer una mayor accesibilidad cognitiva. Entre ellas: elaborar textos en lectura fácil, usar la tecnología para apoyar a personas con dificultades de comprensión y evaluar entornos o espacios con el fin de, por ejemplo, mejorar la señalización. Así, la accesibilidad cognitiva implica que las personas con dificultades memorísticas no se vean obligadas a memorizar tanta información en su día a día, y que haya una menor necesidad de poseer habilidades complejas. Además, supone «usar palabras que entiendan las personas que van a escuchar o leer», dar suficiente tiempo, ofrecer apoyos a las personas y adaptarse a las diferentes necesidades.

Como apuntan desde Plena Inclusión, la accesibilidad es una llave a través de la cual «abrimos la puerta a otros derechos como el derecho a la salud, la educación, la cultura o el empleo. Sin accesibilidad, hay personas que no entienden cómo llegar al hospital, que no saben cómo votar o que no van al teatro».  Por otro lado, desde la institución se señala la importancia de asegurar no solo esta accesibilidad, sino la posibilidad de participación social de la persona: «Imagina que todo es fácil de entender pero la persona con discapacidad no tiene dinero, su familia le protege y no quiere que salga de casa, o su organización sólo hace actividades en su sede y no en el barrio», explican. Afortunadamente, cada vez más, las instituciones y la sociedad civil son conscientes de la importancia de trabajar para garantizar la accesibilidad en todas sus dimensiones.

 

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