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Mondo > Il biglietto del mattino

La sfida di Trump per Israele

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova

Nel colloquio con il premier israeliano Netanyahu, il presidente Usa manda in soffitta l’ipotesi dei “due Stati”. E la Palestina?

Ieri alla Casa Bianca The Donald ha esplicitato un’altra delle sue linee direttrici di politica internazionale. Dopo aver ammonito pubblicamente Israele, nei giorni scorsi, di non continuare con la continua provocazione dei nuovi insediamenti ebraici nei territori sottratti alle autorità palestinesi, ora il presidente degli Stati Uniti sembra voler mandare in soffitta la politica dei “due popoli due Stati”, che negli otto anni della gestione Obama era diventato il cavallo di battaglia dell’amministrazione Usa in Terra Santa.

A dire il vero le dichiarazioni di Trump sono state più complesse: l’importante è la pace, che ci siano uno o due Stati. Mentre l’ammonizione per i nuovi insediamenti si è trasformata in semplice auspicio. Un approccio quindi realista e pragmatico al conflitto israelo-palestinese, senza teorizzazioni di principio, senza pompose e impossibili road map, senza in linea di principio nascondere i problemi sotto il tappeto. Trump non vuole grane. Vuole la pace per concentrarsi sui dossier interni, quelli sui quali si è giocata la sua recente elezione.

PALESTINA

C’è reale possibilità di arrivare alla pace senza dare ai palestinesi la “loro” terra, un territorio vivibile e integro, non come l’attuale arcipelago di territori isolati, senz’acqua e senza collegamenti stradali? C’è una lontana possibilità che Israele cessi la sua provocatoria politica degli insediamenti che parcellizzano ulteriormente i territori teoricamente palestinesi? C’è una speranza seppur remota di coinvolgere Hamas nel processo di pace, proprio mentre al suo vertice nella striscia di Gaza è salito un personaggio radicale con alle spalle 22 anni di carcere nelle prigioni israeliane? E cosa farà un leader depotenziato e assediato dai corrotti come Abu Mazen?

Le domande sono tante. Da mezzo secolo le risposte arrivate sono state (quasi) tutte negative. Si spera che l’uscita di Trump non allunghi la lista delle questioni irrisolte. I prossimi mesi lo diranno. Certo c’è da dire che le dichiarazioni di The Donald hanno almeno il pregio di gettare un sasso nello stagno immobile. Che l’equilibrio tragico si stia finalmente rompendo?

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