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Persona e famiglia > Storie

Mi sento solo novant’anni

di Annamaria Gatti

- Fonte: Città Nuova

Una bambina e la sua bisnonna scoprono di essere un dono reciproco in un incontro semplice ma pieno di tenerezza

Foto Pexels

Mariella si avvicina silenziosamente all’anziana bisnonna Ada. Le separa un numero di anni spropositato, ma qualcosa apre un varco temporale nei gesti e nello sguardo, e le fa apparire in sintonia.

«Nonna hai quasi cent’anni, vero?».

«Mi pare di sì, bimba cara. E tu sei così bella… sorridi come la tua mamma».

«Raccontami, nonna, di quando eri tu invece una bambina».

I ricordi degli anni ’20 sono già troppo offuscati, ma Ada inizia un racconto verosimile, ricco di particolari. Chi ascolta è affascinato da quei dettagli che non possono essere reali, ma che costruiscono una memoria assolutamente probabile, perché desiderata.

Ne esce un’immagine di bambina determinata e in grado di badare a sé stessa in tempi in cui il coraggio faceva certo la differenza, soprattutto per il mondo femminile. Ma questo Mariella non può che intuirlo.

La bambina si accovaccia ai suoi piedi, come nelle migliori scenografie di narrazioni di storie, e aspetta la fine di quei ricordi così avventurosi.

Poi, soddisfatta di quello sfoggio di ricordi, la nonna riprende a ricamare. I fiorellini rossi sul verde dei rametti intrecciati si rincorrono festosi, alcuni un po’ sghembi, ma sempre luminosi con quel filo tendente al rubino, scelto con cura e buon gusto.

Ricamare le rimanda la bellezza del senso della vita che scorre, sì, ma non invano.

«Cosa ricami, nonna?».

«Un centro per il tavolo di casa tua. Ho appena finito di ricamare anche un lenzuolo per il tuo lettino. Lo hai visto, vero?».

«Quello con i fiordalisi? Sì, mi piace molto… Conosci la storia della bambina e del fiordaliso?».

«No, Mariella, perché non me la leggi?».

«Ma io non so ancora leggere, nonna, se vuoi te la racconto!».

La storia si dipana con la sintesi tipica dell’infanzia, che giunge velocemente al sodo della faccenda. È la narrazione giusta per nonna Ada, perché l’ago si è fermato e il fiorellino rosso si è incantato ad ascoltare pure lui, forse.

Mariella conclude in breve la storia del fiordaliso, nato per le cure e la sorpresa di una bambina che aveva scoperto come nel semino piccolo e sgraziato, in effetti, c’era tutto quel fiore splendido, proprio come in lei c’è tutto quello che sarà: una meraviglia!

Soddisfatta di aver tenuto viva l’attenzione della nonna, Mariella si alza per abbracciare le fragili spalle dell’anziana, appoggiate alla poltrona. Poi aggiunge: «Adesso però mi insegni a ricamare, nonna?».

Un lungo silenzio accompagna la richiesta della bimba: «La tua storia mi ha fatto ripensare a un racconto che conoscevo e amavo molto e per questo ricamo volentieri i fiordalisi».

Afferrato con gesti pacati il puntaspilli, Ada trova l’ago giusto per la bimba, raccoglie dal borsone del ricamo una piccola tela bianca e chiede a Mariella di disegnare un fiordaliso.

Poi entrambe si mettono a trafficare con filo e ago per dare i primi semplici punti alla tela che, paziente, sembra voler collaborare per semplificare quell’apprendistato.

Dalla stanza vicina si possono udire il bisbiglio della nonna e le risatine di Mariella, e non sfugge l’esclamazione di Ada: «Oggi mi sento solo novant’anni, mi hai fatto ringiovanire, Mariella!». Hanno certo assaporato di essere un dono, l’una per l’altra.

«Ora devo andare in piscina, nonna Ada, ma verrò presto a trovarti ancora e allora ti insegnerò un gioco che a me piace tantissimo».

I bambini sanno compiere spesso miracoli. A saperli vedere.

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